‘Mal bianco’ in arrivo ed è più pericoloso di prima

Un fungo che si chiama Erysiphe corylacerarum è ora la nuova, seria minaccia per i Nocciòli della Tuscia. Non vorrai certamente vederlo comparire anche tu, tra le foglie del noccioleto o anche soltanto nella bella pianta che hai voluto mettere nell’angolo più intimo del tuo giardino?! Quella pianta l’hai infatti scelta perché – al di là dei buoni frutti settembrini – sa essere così piacevole e decorativa! In particolare quando in autunno si formano gli amenti penduli, che rendono ancora più dorata questa stagione…

Dunque, lotta dura a ogni minaccia per le tue e le nostre piante di Nocciòlo (Corylus avellana). In particolare, lotta a questa nuova tipologia di oidio, che in modo del tutto speciale aggredisce le foglie.

Già, l’Erysiphe corylacerarum è una minaccia nuova e purtroppo più insidiosa delle precedenti. Ora si tratta, dunque, di rispondere a una sfida particolarmente impegnativa per tutti i corilicoltori, i quali fino a ieri avevano dovuto fare i conti ‘solo’ con il Phillactinia corylicola, che notoriamente è stata sempre indicata come la principale e più comune causa dello oidio del nocciolo.

Mentre lo oidio provocato dalla Phillactinia corylicola non richiede trattamenti specifici ed è relativamente pericoloso per la pianta, l’Erysiphe corylacerarum è invece un fungo patogeno (non autoctono) che necessita d’interventi tempestivi e trattamenti fungicidi specifici, ancora non sempre risolutori.

In Italia la presenza del temuto fungo è inizialmente stata determinata mediante diagnostica molecolare e il prof. Stuart James Lucas della Sabancı University Nanotechnology Research & Application Center di Istanbul ha confermato che il ceppo è lo stesso che ha causato ingenti danni enormi in Turchia e Georgia a partire dal 2016. Quindi: estote parati. Insomma, allerta!!

Originario dell’estremo oriente e presente già negli Stati Uniti e in Canada, il famigerato Erysiphe corylacerarum è arrivato prima in Svizzera e poi si è diffuso ulteriormente, causando ovunque perdite di piante e di prodotto enormi (dal 10 al 70% in meno della produzione).

Per questo motivo sarà anche per te molto importate, magari con l’aiuto dei nostri tecnici, sapere distinguere l’oidio comune causato da Phillactinia corylicola da quello generato da questo nuovo fungo.

È vero, infatti, che tutti gli oidi ricoprono gli organi colpiti con la caratteristica muffa biancastra, costituita dal micelio fungino. Tuttavia nel caso dell’Erysiphe corylacerarum l’efflorescenza si posiziona sulla pagina superiore della foglia, anziché su quella inferiore. Il nuovo patogeno, inoltre, a differenza dell’altro colpisce anche i frutti (brattee delle nucule). 

Così, nel giro di pochi giorni, il lembo delle foglie si deforma e si creano delle bolle, con lesioni necrotiche e caduta delle stesse foglie. Il fungo mortifero è purtroppo arrivato! E sembra dare poco scampo…

Un suggerimento molto importante e semplice che possiamo però già darti è quello di rimuovere il loco le foglie e il materiale vegetale infetto. Dove applicata, questa prassi ha difatti ridotto molto l’incidenza della malattia nell’anno successivo. Nel caso, fallo anche tu!

Quindi, ricorda: 

  • primo segnale distintivo: colorazione biancastra sulla pagina superiore della foglia, ben distinguibile;
  • secondo segnale distintivo: spesso i sintomi partono dai polloni, ma in alcuni casi la malattia si manifesta subito anche sulla chioma.

La virulenza dell’Erysiphe corylacerarumha ha subito messo in allarme Assofrutti e gli studiosi, tanto che il neonato Coordinamento Corilicolo Territoriale dell’Università degli Studi della Tuscia (attivo dal febbraio 2021) sta dedicando molta attenzione e uno studio meticoloso dei casi che si sono verificati nella zona.

Il lavoro – coordinato dal professor Stefano Speranza del Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali DAFNE – interessa attualmente quasi 12mila ettari di noccioleti, coinvolgendo tredici comuni della provincia e quasi 2mila corilicoltori.

Che altro possiamo aggiungere per aumentare la tua consapevolezza del problema, in questo momento? La presenza dell’Erysiphe corylacerarum è stata senz’altro favorita dall’annata anomala: dalla forte gelata tardiva di aprile e dal successivo caldo torrido di questa estate. D’altronde le stranezze climatiche del 2021 hanno facilitato anche la presenza di molti insetti nocivi (Cimice Asiatica e Cimice Locale, per esempio).

L’attività di monitoraggio del Coordinamento Corilicolo Territoriale, del resto, nasce proprio per monitorare gli insetti dannosi per le produzioni locali di Nocciòlo e quindi – come in questo caso – è in grado d’identificare per tempo anche l’avvento di altre malattie o anomalie specifiche.

 Va tra l’altro sottolineato che, nella sua attività di conduzione in materia di corilicoltura, il Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali dell’ateneo viterbese spesso collabora anche con altri importanti enti e aziende come:

Dunque, come vedi tanto si sta facendo al livello istituzionale per arrivare a disegnare i metodi di controllo migliori e per definire le strategie contenitive più adatte a limitare i danni – degli insetti o delle varie forme di oidio del nocciòlo – nelle produzioni della bella Tuscia, sia biologiche che integrate. Per questo noi non possiamo che seguire, appoggiare e approfondire un tale prezioso lavoro. Mettendo a tua disposizione, oltre ciò, un know-how che parte dal 1865. E che della corilicoltura s’è giustamente fatto un vanto (!).

Sarà quindi nostra cura costante, prima della prossima raccolta, approfondire e proporti – tramite l’ufficio tecnico e il centro di giardinaggio – gli interventi fungicidi e le sostanze attive ritenuti nel frattempo dagli esperti i più incisivi nella specifica guerra all’Erysiphe corylacerarum. Una guerra che speriamo tutti di vincere. Insieme.

Di stagione in stagione.

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di Linea Verde Nicolini