Nel profumo della Gemma della Tanzania

Pianta succulenta, perenne e sempreverde di origine africana (è arrivata negli anni ’90 in Italia proveniente dalla Tanzania), è molto rustica (non sopporta solo le eccessive irrigazioni e gli urti). Appartiene alla famiglia delle Araceae; ha foglie lunghe composte da foglioline più piccole, dure e grasse di un bel verde brillante lucido.

In appartamento è difficile farle produrre fiori (che sono simili a quelli delle calle), ma tenderà invece a produrre polloni radicali.

È d’altronde una pianta a crescita abbastanza lenta, che tende però a riempire col tempo tutto il vaso (il quale andrà quindi cambiato con uno della misura subito successiva usando un terriccio specifico per piante grasse). In appartamento non andrà oltre i 70 cm di altezza.

Vuole posizioni luminose, ma non al sole diretto (che potrebbe bruciarne le foglie); se c’è poca luce crescerà meno velocemente.

Resiste bene anche a temperature di oltre 35 °C, ma queste non devono andare sotto gli 8 °C (l’ideale è tra i 16 ed i 26 °C).

In primavera-estate, nelle belle giornate, può essere tenuta all’aperto, annaffiata ogni 10 giorni e concimata ogni 30; invece in autunno-inverno va riportata in casa, annaffiata ogni 20 giorni e non concimata.

Tra le malattie che la possono colpire ci sono i marciumi radicali dovuti all’eccessiva irrigazione e al freddo (rami pendenti e avvizziti, base del tronco scura). Ma è sua nemica anche la cocciniglia (piccole macchie scure a scudetto su foglie e rami).

Attenzione! Le foglie della Zamioculchas sono velenose se ingerite, mentre se arriva a contatto con la pelle o con gli occhi può provocare infiammazioni e/o irritazioni.

Tra i suoi punti di forza, il fatto che è anche una pianta in grado di purificare l’aria di ambienti chiusi in quanto riesce a rimuovere sostanze come il benzene e il toluene.

Nell’Ottocento, invece, da questa pianta veniva estratto un additivo da aggiungere al bucato. Torneremo a farlo? Chissà!

La Zamioculchas, oltre ad essere conosciuta come gemma della Tanzania, viene anche detta ‘pianta di Padre Pio’. Entriamo dunque qui principalmente nell’ambito delle tradizioni popolari: si dice – infatti – che se un fedele sente il profumo di questa pianta stia per ricevere una grazia da Padre Pio. Si pensa, d’altronde, che il Santo ne tenesse una con sé… Infine, quando si taglia uno stelo fuoriesce un lattice simile a delle lacrime. Come quelle di Padre Pio, versate spesso per amore verso il prossimo peccatore.

Articolo di Alessio Bartolini | dott. forestale

Di stagione in stagione.

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di Linea Verde Nicolini