Altre motivazioni per non procedere con questa pratica barbara

Non a caso la capitozzatura è una pratica che viene eseguita da operai non specializzati, col fine principale – un po’ come la ceduazione dei boschi – di recuperare legname facile e veloce. Se dunque poteva essere accettabile (ma non troppo!) fino a qualche anno fa, oggi la maggior consapevolezza diffusa e una più profonda conoscenza della fisiologia degli alberi la rendono inaccettabile.

D’altronde, è la stessa Società Italiana di Arboricoltura a ‘raccontarci’ le conseguenze della prassi sulle piante ad alto fusto. Prima di tutto, infatti, la capitozzatura indebolisce: rimuovendo fino al 100% dei rami (e quindi delle foglie) è inevitabile il duro contraccolpo per l’albero, che resta così senza l’energia necessaria ad alimentare ogni sua parte. Certo, subito dopo, la pianta metterà in atto un meccanismo di sopravvivenza. Ma sarà – appunto – puro e disperato istinto di conservazione, caratterizzato dalla produzione attraverso le gemme latenti di rami più lunghi del normale, però anche più esili. Un recupero forzato col fine di recuperare rapidamente il volume fogliare.

Questo meccanismo richiede, come ogni ‘stato d’urgenza’, un dispendio di risorse enorme. Ed ha sempre un alto rischio di morte. Perché, come un superstite, un esemplare capitozzato è più vulnerabile a malattie e insetti nocivi (per altro attratti dalle sostanze rilasciate dai tessuti esposti dopo i tagli). Insomma, una storia triste che ancora non finisce qua…

Per maggiori indicazioni, rivolgiti al nostro arboricoltore Leone Davide Mancini, PhD

Di stagione in stagione.

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di Linea Verde Nicolini

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