Tanti motivi per cui non fare il taglio a capitozzo

C’è una pratica definita capitozzatura (o taglio a capitozzo) su cui è giusto soffermarsi. Soprattutto perché questa prassi è ancora troppo utilizzata, nonostante le aspre (e fondate) critiche che riceve dai tecnici più preparati e accorti. Ma andiamo per gradi, ché – in effetti – i motivi per non adeguarsi a questa consuetudine barbara sono di diverso ordine e grado.

Anzitutto soffermiamoci sull’aspetto estetico e funzionale. Perché gli alberi vengono piantati e mantenuti in ambiente urbano? Beh, prima di tutto, proprio per rendere più piacevoli e belle vie e piazze: per dare ombra in estate e migliorare l’aria in ogni stagione. Ma anche per ridurre deflusso dell’acqua e rumori. Basterebbero tali motivi (che poi forse non sono neanche tutti…) per trattarli come un bene inestimabile per la comunità, no? Esseri da curare e rispettare. E non da ‘decapitare’ in modo selvaggio.

D’altronde, gli alberi vanno potati soltanto per garantire la nostra sicurezza e – in casi particolari – per aiutare il loro stato di salute. Quindi, tendenzialmente, non avrebbero alcun bisogno fisiologico di tagli, soprattutto se frequenti e invadenti. Tuttavia, senza alcuna giustificazione, spesso le amministrazioni comunali (ma non solo!) cedono alla tentazione e all’inganno della capitozzatura. Cosicché grossi rami e branche, nonché il fusto stesso delle piante, vengono ridotti a inguardabili monconi. E non finisce qui…

Per ulteriori info, chiedi in particolare al nostro esperto Leone Davide Mancini, PhD

 

Di stagione in stagione.

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di Linea Verde Nicolini

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