Giornata della Terra: il nostro modo di prenderci cura del paesaggio
Il rischio è quello di trasformare l’attenzione in celebrazione. E per alcune giornate è un rischio concreto. La Giornata della Terra è una di queste.
Pertanto la Giornata della Terra non andrebbe appuntata nel diario – personale e collettivo – come un evento singolo e circoscritto del calendario: forse sarebbe meglio prenderla come un punto d’arrivo annuale e di continua ripartenza verso nuovi obiettivi. Un giorno già importante, ma in sé stesso predisposto soprattutto a dilatarsi in attività di sostegno sempre più chiare e forti. All’infinito.
L’invito ad onorare il 22 aprile, dunque, è ogni anno sempre lo stesso: fermarsi, ma per non fermarsi. Fare una sosta nelle azioni quotidiane, al limite. Però solo per essere ancora più presenti, subito dopo, alle domande specifiche e pressanti dell’ambiente. E, sopra a tutte le altre, rispondere a quella essenziale che sta alla base del processo: come stiamo abitando il paesaggio?
Filosofia e pratica sempre a braccetto, allora. Unite come devono essere unite se si vuole arrivare da qualche parte. Tu che ne pensi?
Noi, questo paesaggio lo attraversiamo ogni giorno. Tocchiamo con le mani la terra (e quindi la Terra). La osserviamo cambiare, stagione dopo stagione. La vediamo ripetersi e trasformarsi, un po’ come ogni essere vivente che la abita e che nasce, cresce, invecchia. Perciò sappiamo che il tempo che intacca la Terra è intriso di minacce e di possibilità, di cui noi uomini siamo ovviamente i primi responsabili.
Cura del paesaggio: dall’idea astratta ai gesti quotidiani
Oggi può essere affascinante immaginare di essere addirittura degli astronauti, affacciati a un oblò per guardare questo mappamondo colorato nel cielo della Luna. Ma limitiamoci, per adesso, ad essere più umili e concreti.
Fermiamo il nostro dito sulla mappa più vicina, magari. E – soprattutto – pensiamo alla sostenibilità in un giardino. Anche il tuo, se ti va. Oppure il nostro, grande e antico, immerso nella campagna.
Quando si parla di sostenibilità nel giardino spesso si pensa a tecniche, prodotti, soluzioni. E tutti questi elementi sono senz’altro molto necessari. Tuttavia non sono sufficienti.
Infatti, chi opera a diverso titolo negli spazi aperti sa che la cura del paesaggio ha – prima di tutto – bisogno di osservazione e attenzione. Sì, tutto nasce prima da semplici e attenti sguardi.
In sostanza, noi pensiamo che la sostenibilità sta – anzitutto – nel modo in cui si osserva una pianta ancora prima d’intervenire. È, dunque, insita nella scelta di rispettare i tempi naturali, invece di forzarli. È dentro la capacità di leggere un terreno, un’esposizione, una storia.
Capire, non solo fare. Ecco dove sta il punto cruciale, a nostro avviso.
Naturalmente, questo principio vale per un piccolo spazio aperto domestico, come può forse essere il tuo; però deve, quasi a maggior ragione, essere applicato anche ai tanti e grandi spazi pubblici, che ogni giorno, come Linea Verde Nicolini, tuteliamo e coltiviamo. Poi – certo – va esteso ai panorami agricoli, come quelli che contornano La Trinità stessa. E, tuttavia, interessa in modo forte il destino delle aree industriali e produttive. E via, a perdita d’occhio: fino alla Luna e alle stelle, se vuoi.
Paesaggio e ambiente: una relazione che ci riguarda da vicino
Lo scorso anno, in un’intervista pubblicata su La Repubblica, abbiamo avuto modo di raccontare proprio questo: il legame profondo tra paesaggio e comunità. Tra noi e il verde, tra il verde e le persone che lo vivono insieme a noi.
Allora ci è piaciuto in particolare riflettere, ancora una volta, su un pensiero: il concetto di un paesaggio che non è mai neutro. Ma che è il risultato di scelte, di visioni, di attenzioni oppure di mancanze.
Sì, lo vedi anche tu probabilmente nella tua esperienza quotidiana. Ogni intervento sul verde, anche il più piccolo, lascia una traccia. E questa scia, nel tempo, costruisce il volto dei luoghi che abitiamo. Belli più di prima o al contrario – ahinoi! – molto meno di prima.
Per questo motivo, parlare di ambiente significa in modo inevitabile parlare anche di cultura. Di una cultura del giardino che non si limita all’estetica, ma che entra nel merito della gestione, della durata, dell’equilibrio.
Sostenibilità nel giardino: equilibrio, non perfezione
Ecco, vedi, secondo noi si sta diffondendo un equivoco. Sì. C’è un pericoloso qui pro quo, che spesso accompagna il concetto di sostenibilità, in particolare applicato al giardino (ma non solo).
Si tratta di questa idea che esista una soluzione perfetta. Ma il paesaggio, lo sappiamo, non è perfetto. È vivo, piuttosto.
Allora, la risposta da cercare deve partire da un’altra domanda. Non dalla rincorsa di un obiettivo (quasi) inattaccabile e compiuto secondo regole rigide. Ma da una riflessione su cosa serve alla vita.
Ciò che è vivo richiede equilibrio, adattamento, ascolto continuo. Risulta quasi lapalissiano essere d’accordo su questo.
Sostenibilità, allora, significa:
- scegliere piante adatte al contesto;
- ridurre gli sprechi, a partire dall’acqua;
- lavorare sul suolo, non solo sulla superficie;
- accettare che ogni giardino cambi nel tempo (!).
È un approccio che richiede competenza, certo. Ma anche una certa dose di pazienza. E, forse, di umiltà.
Il nostro modo di prenderci cura della Terra
Se dovessimo sintetizzare il nostro modo di prenderci cura del paesaggio, allora, useremo una parola semplice: accompagnare.
- Vogliamo accompagnare una crescita.
- Dobbiamo accompagnare ogni trasformazione.
- E in questo accompagnare è necessario prevedere anche la comparsa degli errori, che – quando capitano – vanno subito riportati in equilibrio rispetto a ciò che si è perso.
Nel giardino (che non è altro che uno spicchio di Terra) non si tratta mai di imporre una forma, ma di costruire una relazione. E questa relazione riguarda tutto: non si ferma alle piante, al suolo e l’acqua; riguarda anche le persone, che quel luogo lo vivono ogni giorno.
Guardare avanti: RADICI NEL TEMPO
In questa direzione s’inserisce, quest’anno, anche RADICI NEL TEMPO, l’iniziativa che ospiteremo proprio a La Trinità il prossimo mese. Si tratta di due giornate di incontri, confronto e presenza reale sul tema del paesaggio. Anzi, prendi subito nota: non mancare il 15 e 16 maggio!
Un progetto che nasce con un’idea precisa: creare un dialogo tra architettura, paesaggio e comunità.
Questi protagonisti della nostra vita sulla Terra, infatti, non vanno più guardati come ambiti separati. Sono, piuttosto, parti di uno stesso racconto. E di uno stesso proposito di cura, di tutela bella e sostenibile.
Perché il paesaggio non è solo ciò che vediamo. È ciò che costruiamo insieme, appunto nel tempo.
Vedi? Tutto torna: forse è proprio questo il senso più profondo della Giornata della Terra: ricordarci che ogni gesto, anche il più piccolo, partecipa a qualcosa di più grande. E non deve mancare occasione di parlarne.
In fondo, una domanda
Okay. Siamo proprio d’accordo, non trovi? La Terra non ha bisogno di essere celebrata. Ha bisogno di essere capita, rispettata, accompagnata. Dal piccolo al grande, sempre con una visione d’insieme.
E allora la domanda, ogni anno, resta la stessa: che tipo di paesaggio vogliamo lasciare, dopo di noi?
👉 Il pensiero continua
Ogni riflessione ha bisogno di spazio.
E ogni spazio, se vissuto, genera nuovi incontri.
A La Trinità, questo dialogo tra paesaggio, persone e idee prende forma ogni giorno.
E a maggio si farà ancora più concreto.
Se senti che questi temi ti riguardano,
allora questo è il momento giusto per approfondire.