Piantare e custodire per chi verrà
Il mese scorso abbiamo riflettuto insieme sul tema della cooperazione tra generazioni diverse, raccontando come possano imparare le une dalle altre.
Ora ti proponiamo di spostare il focus dalla trasmissione del sapere alla responsabilità verso chi viene dopo.
Sai, il seme di questa riflessione arriva dai programmi di forestazione diffusa, che coinvolgono cittadini, scuole, associazioni ed enti. Tutte queste persone di buona volontà e queste realtà credono che ciò che piantiamo oggi diventerà paesaggio per qualcun altro.
A questa prospettiva si affianca la cura degli alberi che abbiamo ricevuto, dai grandi esemplari monumentali alle piante che custodiscono una storia familiare o della comunità.
Insomma, ereditiamo il verde, poi scegliamo come averne cura e – quindi – lo affidiamo ad altri. Assieme a ciò che hai aggiunto anche te.
Il paesaggio che lasciamo agli altri
Prova a pensare: tra i tuoi gesti quotidiani, quanti appartengono più al futuro che al presente? Non tanti, forse.
Proprio così. Piantare un albero è, tra tutte le azioni che può capitarti di fare, il gesto più orientato al domani. Il suo risultato pieno – infatti – è affidato a un tempo dilatato, lungo e profondo. Tutti i giardini storici (ma non solo loro) ci raccontano questo.
Ed è qui che attecchisce più in profondità l’apprezzamento per i programmi di forestazione diffusa; ma anche per la tutela degli alberi monumentali e le storie di esemplari arrivati fino a noi grazie alle scelte oculate di chi ci ha preceduto. Un patrimonio che oggi possiamo scegliere di custodire e arricchire.
Alla fine, se ci pensi, sia gli uni che gli altri ti suggeriscono la stessa domanda: che paesaggio stiamo preparando per chi verrà dopo di noi?
Per cercare di dare una risposta al quesito e, nello stesso momento, per aprire nuove prospettive alla cura del verde ‘di generazione in generazione’, questo articolo ti invita semplicemente a riflettere. Non solo su quanti e quali alberi dovremmo assieme mettere a dimora, ma anche su come questi organismi viventi dovrebbero essere accompagnati oltre. Per proteggerli e consegnarli vivi ai tuoi e ai nostri figli.
Tre casi di forestazione diffusa: per incrementare il verde di domani
In Emilia-Romagna, il programma Mettiamo radici per il futuro coinvolge cittadini, scuole, associazioni ed enti pubblici nella costruzione del paesaggio di domani. Così, dal 1° ottobre 2026, è ripartita la distribuzione gratuita di piante forestali, tra alberi e arbusti: un’iniziativa che, secondo i dati regionali, ha distribuito oltre 3,3 milioni di piante dal 2020. Ogni pianta consegnata apre una possibilità, che richiede un luogo adatto e qualcuno disposto ad accompagnarne la crescita. È in questa continuità della cura che possiamo leggere il legame fra le generazioni: nelle scelte di oggi prende forma anche il verde che altri abiteranno.
Nel Lazio, poi, il progetto regionale Ossigeno apre una prospettiva educativa con l’avviso 2026 dedicato alle microforeste eco-pedagogiche: spazi verdi pensati anche come laboratori all’aperto per scuole e comunità. Il sostegno previsto comprende la fornitura delle piante, il supporto tecnico e contributi per la messa a dimora, l’irrigazione e la manutenzione. Alla chiusura delle candidature, la Regione ha registrato 50 domande da Comuni, enti gestori di aree protette e istituti di formazione. Sono proposte ancora da valutare nell’aggiornamento del 1° ottobre, ma la direzione è significativa: creare luoghi nei quali la crescita degli alberi possa accompagnarsi a un’esperienza condivisa di conoscenza e cura.
In Veneto, infine, Alberi in Pianura coinvolge i Comuni nella distribuzione gratuita ai cittadini di giovani alberi e arbusti autoctoni, prodotti da Veneto Agricoltura. L’iniziativa punta ad arricchire il patrimonio verde pubblico e privato, con attenzione anche alle specie utili agli impollinatori. Alla fornitura si affianca il supporto tecnico per scegliere le piante più adatte: un passaggio concreto per dare alle nuove piantagioni una prospettiva di crescita nel tempo.
La tutela degli alberi monumentali: custodire ciò che abbiamo ricevuto
Gli alberi monumentali rendono visibile il tempo lento del paesaggio. Custodirli significa riconoscerne il valore e dare continuità alle attenzioni necessarie alla loro vita.
- La Quercia di Manildo, ad Acquapendente…
Nella Tuscia, presso il podere La Casina, cresce il Cerro conosciuto come Quercia di Manildo. La scheda di Parchi Lazio racconta la cura dedicata all’albero da Manildo Lombardelli e il lavoro della Riserva Naturale Monte Rufeno, che collabora con il Comune al censimento degli esemplari monumentali. La Riserva ha inoltre realizzato un pannello per far conoscere la storia di questa Quercia: una vicenda personale che diventa patrimonio condiviso.
- Nel Lazio, un sostegno alla cura…
L’avviso ARSIAL del 2026 per la conservazione e la salvaguardia degli alberi monumentali sostiene attività come le indagini sullo stato di salute e stabilità, i piani pluriennali di gestione e il miglioramento delle condizioni del suolo. Prevede anche interventi di protezione dello spazio intorno all’albero. La tutela prende così forma attraverso competenze e cure programmate, capaci di accompagnare nel tempo un patrimonio vivente.
- In Emilia-Romagna, risorse per la salvaguardia…
Anche l’Emilia-Romagna sostiene la cura degli alberi monumentali: nel settembre 2026 ha approvato una graduatoria con concessione di contributi per 590mila euro. Il bando comprende indagini tecniche, interventi per mantenere le condizioni di salute degli esemplari e tutelarne la Zona di Protezione. L’attenzione riguarda quindi anche il terreno e lo spazio che consentono all’albero di continuare a vivere.
La cura come responsabilità nel tempo
Vedi, la responsabilità comincia prima della messa a dimora. Inizia dalla scelta della pianta e dello spazio che potrà occupare crescendo. Poi, prosegue nelle cure e nella continuità della gestione. Saranno queste ultime a dare sostanza alla promessa.
Sia un albero ultracentenario ricevuto dal passato che una giovane pianta affidata al futuro ci chiamano entrambi a un impegno: prenderci a cuore oggi la loro vita, pensando anche a chi se ne occuperà dopo di noi.
Per questo le generazioni restano legate anche quando non si incontreranno mai. E la natura, in modo molto più evidente di altre cose, rende visibile il legame. Se i tuoi avi – un po’ come i nostri – hanno preso iniziative sul verde di cui oggi stai beneficiando, tu puoi decidere di fare altrettanto. Per rendere più sani e piacevoli i luoghi dove altri dimoreranno.
La Sughera e la Quercia Alleluja: due esempi del nostro giardino
A La Trinità molti alberi narrano e attraversano la nostra storia. Ma due, forse, lo fanno più di altri.
Anche qui – infatti – il legame tra generazioni prende forma in piante ultrasecolari, che fanno parte della vita familiare e del paesaggio quotidiano.
La Sughera del venerabile Galileo Nicolin
La Sughera del venerabile Galileo Nicolini è una Quercus suber la cui origine è raccontata nel libro di pietra posto alla sua base: nacque da un seme raccolto dal giovane Galileo e crebbe nella tenuta Lazzè. Il 28 aprile 1965 fu trapiantata nella nostra proprietà, già adulta. Nella sua storia s’incontrano memorie di famiglia e competenza nel trapianto di grandi alberi: una splendida pianta ricevuta da chi ci ha preceduto, che continua a vivere nel nostro giardino.
La Quercia Alleluja
La Quercia Alleluja, identificata nel nostro precedente articolo come Quercus virgiliana, fu piantata da Nonno Corrado quando – insieme a Nonna Giulia Faticanti – si trasferì nell’Antico Casale, oltre un secolo fa. Pier Luigi le diede il nome Alleluja il 27 aprile 1980, in occasione del matrimonio di Teresa Nicolini ed Ettore Morera. Sotto la sua chioma si sono ritrovati famiglie, collaboratori e ospiti. Lo spazio immaginato intorno a una casa è diventato un luogo d’incontro per più generazioni: oggi custodirlo significa pensare anche a chi vi troverà ombra domani.
Passeggiata conclusiva (o inizio?) a La Trinità
I nostri clienti e amici – proprietari di giardini, ma anche amministratori e professionisti, giovani ed educatori – possono incontrare il verde da prospettive diverse. Pensarlo lungo una linea del tempo propone a ciascuno di loro una domanda nuova: che cosa puoi fare oggi affinché questi luoghi continuino a vivere bene domani?
Per noi, avere ricevuto un grande giardino di campagna come La Trinità porta con sé gratitudine e impegno. Lo stesso vale per il lavoro che ci viene affidato per la cura di altri spazi verdi: la loro storia prosegue anche attraverso le decisioni che prendiamo ogni giorno.
Dunque, non possiamo affidarci soltanto alla speranza di veder crescere i nostri alberi. Dobbiamo impegnarci ad aiutarli a esprimere la loro presenza nel paesaggio, anche oltre il tempo che potremo condividere con loro. È solo così che il racconto può continuare.
👉 Le storie continuano
La prossima volta che vieni a La Trinità, chiedici della Sughera e della Quercia Alleluja: saremo felici di accompagnarti a conoscerle. E se anche nella tua famiglia c’è un albero che attraversa le generazioni, raccontacelo. Chi lo ha piantato? Chi se ne prende cura oggi? Anche la sua storia merita ascolto.
💬 Scrivici, anche solo per raccontarci la tua esperienza.
Fonti e approfondimenti
- Emilia-Romagna – Mettiamo radici per il futuro.
- Lazio – Avviso sulle microforeste eco-pedagogiche e aggiornamento sulle 50 candidature.
- Veneto – Alberi in Pianura e deliberazione sul programma.
- Emilia-Romagna – Contributi per gli alberi monumentali, annualità 2026.
- Parchi Lazio – La Quercia di Manildo.
- ARSIAL – Interventi di conservazione e salvaguardia.

