La Quercia Alleluja: una chiacchierata ai suoi piedi
Prendiamo a prestito, se vuoi, ciò che ha scritto di recente un copywriter che ci piace, presentando un suo nuovo lavoro per un’azienda veneta che produce arredi. Andrea Ingrosso dice: “Il lettore è un ospite e la scrittura è un servizio di ospitalità. Scrivere è offrire a qualcuno uno spazio dove stare bene per il tempo necessario. Un sito Internet è uno di quegli spazi, il più frequentato ancora dalle persone”.
Se sei qui a leggere il nostro blog pensiamo che anche tu sia almeno un po’ d’accordo con quest’idea.
Certo, dalle parole scritte poi è giusto fare un passo verso i luoghi tangibili e le scenografie pratiche del lavoro, della vendita. Dopo si spera che vengano gli incontri reali, dove il brand vive la sua realtà concreta e si posiziona. Però ricordati che ci si riesce pure grazie a quelle prime e accoglienti parole incontrate sul web.
Ecco allora che anche noi ti portiamo un’altra volta dentro un racconto dove la dimensione virtuale è solo un ottimo avamposto della scoperta: il sito dove lo storytelling ha inizio. Dopo ti basterà avvicinarti di più, per entrare dritto dentro alla nostra storia.
Partiamo di nuovo dal luogo: La Trinità, che non è un salotto né una hall di un albergo, ma un allestimento scenico verde&naturale. Un luogo di pace, di storia, di vita botanica e di lavoro. Un posto dove i semi piantati e le parole – anche dette quasi in coro – possono far capire molto di noi. Andando da un dettaglio all’altro, da un angolo all’altro di questo grande giardino di campagna.
Così oggi ti portiamo di fronte (anzi, sotto) alla Quercia Alleluja. Un gigante che sa ascoltare e appunto ospitare molte storie. Quelle che ti stiamo per raccontare e tante altre ancora. Presto, magari, anche la tua.
L’identikit botanico della pianta
“La Quercia Alleluja è una Quercus virgiliana, detta anche Quercia castagnara”, racconta Corrado Francesco, uno dei fratelli Nicolini e il primo a raggiungerti sotto il grande albero. “Strettamente imparentata con la Roverella o Quercus pubescens, ha ghiande poco tanniche e dolciastre. Una volta venivano usate per l’alimentazione, sia degli animali che delle persone”.
Ad ascoltarlo c’è anche Rocco, uno dei nostri dottori in Scienze Forestali e Ambientali. Sente e osserva con attenzione. Poi esclama: “Che meraviglia!”, quasi non avesse mai visto l’albero in tutta la sua imponenza. E così, sinceramente innamorato della pianta, suggerisce a Corrado un paio di valutazioni. “Circa due o tre anni fa – dentro una concomitanza che colpisce al cuore con eventi dolorosi che abbiamo vissuto in azienda – la Quercia Alleluja ha perso una branca a causa di un fulmine. Eppure… Eccola qua! Con questa chioma che si apre in un abbraccio così largo. Io direi che è perfetta. Perfetta forse anche perché è stata potata pochissimo, una sola volta forse, soltanto per accorciare i rami verso sud. E noi sappiamo che le potature, purtroppo, spesso portano anche dei problemi”.
“Proprio vero!”, sottoscrive il nostro Giorgio, che intanto si dà da fare a preparare qualcosa da bere insieme sotto la Quercia Alleluja. “Sono d’accordo con te, Rocco. Questa pianta può essere considerata un albero monumentale a tutti gli effetti: perché è un esemplare imponente, maestoso dalle radici alla chioma, ma anche perché è unico l’affetto che ci lega a lei! Guardala lì: porta i suoi anni come una giovincella e se non è un simbolo de La Trinità lei… Allora chilo è?!?”.
Il dialogo prosegue così. Anche tu adesso magari hai in mente qualche riflessione, qualche domanda da farci sulla nostra Quercia. Siano pronti ad ascoltarti… Dentro il vento fresco di una giornata di inizio maggio.
Chi le ha dato quel nome?
La domanda che più spesso ci fanno quelli che arrivano qui, incuriositi, per la prima volta è: perché questa Quercia si chiama così? È una denominazione ‘ufficiale’ (e sembrerebbe proprio a giudicare dal cartello in legno che la decora)? Oppure è più un nome affettuoso? Qualcuno l’ha battezzata? C’è una storia dietro che valga la pena raccontare?
Certo che c’è ‘un paragrafo’ di storia vissuta anche sul nome di questa Quercia. Stiamo giusto rimettendo a posto il libro di Papà/Nonno Pier Luigi Nicoli e lì troverai diversi dettagli in merito. E anche tante foto, che vedono Alleluja diventare sempre più grande e bella.
Intanto, ti possiamo confermare che è stato proprio lui a darle questo nome, negli anni Ottanta. Esattamente, il 27 aprile 1980, giorno del matrimonio di Teresa Nicolini e Ettore Morera. Una parola di lode e di speranza, istintiva per chiunque ci creda e per chiunque si trovi al cospetto di tanta forza della natura.
Memorie e riti intorno alla Quercia
“La Quercia Alleluja fu piantata da Nonno Corrado negli anni in cui insieme a Nonna Giulia si trasferì a La Trinità. Dunque ben oltre un secolo fa. Volevano creare uno spazio confortevole e bello, attorno alla casa nuova. Un luogo per la famiglia che stava nascendo”. Corrado Francesco prosegue così il suo racconto, mentre gli altri più giovani lo ascoltano attenti oppure intercalano ogni tanto con ricordi più goliardici (o semplicemente più recenti).
Ci hanno raggiunto infatti Giulio, Giovanni, Andrea, Alessio e Davide. “Ti ricordi durante il COVID?! Ci sedevamo qui, dopo quelle giornate lunghe e difficili. Con la schiena contro la corteccia, ci dicevamo che tutto sarebbe andato bene. Qui forse poteva anche essere… Con una pianta così la speranza è sempre l’ultima a morire!!”. E fanno cin-cin col primo bicchiere.
Corrado Francesco sorride e con gentilezza riprende il suo racconto per te e per tutti: “Ma sotto la chioma, da sempre molto generosa, non crebbe solo l’albero. Qui Zio Azeglio costruì il tavolo, il lucernario della cantina, e persino un sistema di pompaggio a mano… Tutto realizzato con materiali di fortuna: residuati bellici lasciati dai tedeschi in fuga, dopo lo sbarco alleato”.
“A La Trinità avevano un deposito di questi oggetti, schermato da alberi, soprattutto Pinus pinea. Zio Azeglio li recuperò, li trasformò. Quelle attrezzature oggi sembrano reliquie, ma allora erano elementi importanti per la sopravvivenza e per l’ingegno”. Corrado Francesco fa una pausa. E il gruppo annuisce ‘in coro’, consapevole e pensieroso.
Quanti ricordi e quanti frammenti. Ce li abbiamo noi familiari e soci, ma anche tutti i nostri collaboratori. E non serve essere ‘uno di lungo corso’ per ricordare del battesimo del proprio fratellino festeggiato proprio qua sotto o l’album delle foto del matrimonio di mamma&papà.
La sua funzione oggi e domani
Oggi la Quercia Alleluja continua a fare da cornice a momenti particolari. Prosegue ad essere testimone di lavoro, feste private o più allargate, passaggi generazionali. E resta lì anche come un punto chiaro, utile ad orientarsi o a fare una buona sosta. Uno spazio di accoglienza, come dicevamo all’inizio. Uno sorta di totem.
Perciò – riprendendo la chiacchierata cui anche tu hai partecipato in queste righe e continuando ad approfondire l’argomento con i tecnici dell’azienda – spesso ci interroghiamo su quali siano le cure migliori da continuare a darle.
Il nostro esperto arboricoltore Davide non ha dubbi al riguardo: qualche trattamento di biottivazione radicale, che stimola l’attività metabolica della pianta nei momenti di difficoltà (può accadere infatti che ci siano delle lievi sofferenze, un po’ di seccume…), non fa mai male. Ai nostri alberi più cari così come a quelli dei clienti lo prescriviamo con sicurezza di pronto effetto.
E, intanto, la Quercia Alleluja…
- In tempi recenti è stata oggetto d’interesse e di censimento da parte dell’Associazione Patriarchi della Natura.
- Poi per lei abbiamo fatto una richiesta d’iscrizione al Registro degli Alberi Monumentali della Regione Lazio, perché ha tutti i requisiti di dimensioni per diventarlo.
Sempre con grande amore&passione, in vista di una maggiore valorizzazione e tutela.
Conclusione
Ecco, speriamo – alla fine – di averti restituito (sia come lettore che come amante degli alberi) un’emozione. Un’emozione che potrà poi esplodere in tutta la sua potenza, quando finalmente ci verrai a trovare a La Trinità, sotto la grande Quercia.
Perché lei, piantata lì, non fa che aspettarti. Per lodare insieme la bellezza del creato, in mezzo al respiro delle sue foglie.
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