fiori di pesco su rami in primavera

Sei già di fronte al tuo manto erboso? Bene, perché oggi vogliamo aiutarti a comprendere le esigenze nutrizionali del prato in autunno e a orientarti nella scelta del concime, del momento e delle modalità per la sua distribuzione.

Vedremo quali valutazioni richiede un intervento appropriato, distinguendo le esigenze dei prati domestici da quelle dei tappeti erbosi sportivi o sottoposti a uso intensivo. Qualche bella differenza c’è.

Ad accompagnarci sarà il nostro greenkeeper Andrea Cappuccini, con cui collegheremo i criteri generali alle condizioni concrete del manto erboso.

Entriamo insieme, allora, nel prato.

Perché l’autunno è decisivo per la concimazione del prato

foglie di pesco deformate con bolla del pesco

Anzitutto dobbiamo precisare che la concimazione autunnale va valutata in funzione del tipo di erba, delle sue condizioni, della gestione precedente e del contesto pedoclimatico. Insomma, non tutti i prati sono uguali: anzi!

Per esempio: per i prati di microterme, l’autunno può essere una stagione di recupero dopo il caldo estivo. Con il progressivo raffreddamento, però, cambiano la crescita e la capacità di utilizzare i nutrienti. Ecco perché scegliere il momento conta quanto scegliere il concime.

Cosa succede alle radici e ai fusti con il calo delle temperature

Come cambia la crescita del prato con l’avanzare del freddo? Domandona!

Il primo punto da tenere a mente è che crescita visibile e crescita sotterranea non procedono per forza allo stesso ritmo. Dopodiché, per capire che cosa succede in autunno, dobbiamo distinguere il fresco favorevole alla crescita dal freddo che limita l’attività della pianta. In aggiunta, ovvio, alla conoscenza del tipo d’erba con cui abbiamo a che fare.

Dopo il caldo estivo, le microterme – come Festuca, loietto e Poa – possono riprendere a crescere. Per loro l’inizio dell’autunno, infatti, non coincide necessariamente con un rallentamento. Anzi, autunno (e primavera!) sono in genere le loro stagioni favorevoli.

Con l’ulteriore calo delle temperature – però – la crescita di foglie e germogli rallenta, mentre le radici possono restare attive più a lungo, se le condizioni del terreno lo consentono.

N.B. Ciò non indica che le radici continuino a svilupparsi senza limiti per tutto l’inverno: anche le loro funzioni comunque diminuiscono con il freddo. Non può bastare dire ‘sopra rallenta, sotto lavora’.

Sai cosa conta davvero? Conta il bilancio delle riserve, e la nutrizione va inserita in questo equilibrio.

  • La fotosintesi produce i carboidrati che sostengono la crescita, il mantenimento e la risposta agli stress del tuo manto erboso.
  • Il concime fornisce elementi nutritivi, non potendo certo sostituire in toto l’energia prodotta dalla pianta.

Ma parliamo anche di macroterme. Il percorso, in questo caso, cambia un po’. Specie come Cynodon e Zoysia si avviano verso la dormienza con il raffreddamento. In questo tipo di prati, apporti azotati tardivi ed eccessivi possono stimolare nuovi germogli, proprio mentre il metabolismo rallenta, consumando carboidrati e aumentando la vulnerabilità al freddo. Meglio di no!

Il nostro Andrea Cappuccini conferma: “Le indicazioni sul programma autunnale che abbiamo fin qui principalmente descritto riguardano i prati di microterme. Per le macroterme che seguiamo, con l’avvicinarsi della dormienza, noi sospendiamo le concimazioni”.

Ecco perché riconoscere il tipo di prato è il primo passo per scegliere come gestirlo in autunno (e nella tua zona!).

I rischi di un prato non concimato prima dell’inverno

Eccoci ad alcuni dei nodi fondamentali della concimazione dei tappeti erbosi in autunno.

Esistono senz’altro dei rischi dovuti a una nutrizione insufficiente, ma ciò non dimostra che saltare una singola concimazione autunnale provochi obbligatoriamente dei danni. Dunque…

Andrea, uno dei greenkeeper di maggiore esperienza in LVN, ancora sottolinea: “Nella nostra gestione attribuiamo importanza alla nutrizione autunnale delle microterme come parte della preparazione alla stagione fredda. Nel programma consideriamo anche l’azoto a lenta cessione e l’apporto di potassio”

Ciò che conta davvero è verificare se il prato riceve i nutrienti necessari nel suo programma di gestione.

Una carenza protratta nel tempo – e un conseguente malnutrizione – può:

  • favorire il diradamento del tappeto erboso;
  • ridurre la capacità di recupero dall’usura;
  • esporre maggiormente l’area a malattie oppure attacchi degli insetti;
  • portare a un ingiallimento precoce;
  • lasciare maggior spazio, dove la copertura diminuisce, ad altre specie vegetali invasive e indesiderate.

Concimare, quindi, serve quando risponde a un bisogno. Lasciare irrisolta una carenza può compromettere densità e recupero; per decidere se intervenire in autunno bisogna allora considerare le condizioni del prato e gli apporti già effettuati.

Le due fasi della concimazione autunnale (e perché non sono uguali)

potatura del pesco in inverno con forbici da giardinaggio

Proseguiamo a camminare nel tuo giardino. Tra inizio e fine autunno, le sue condizioni possono cambiare: nelle microterme, perciò sostenere il recupero dopo l’estate richiede valutazioni diverse rispetto a un eventuale intervento quando il freddo si avvicina.

“Nei prati di microterme che gestiamo” dice sempre Andrea “il programma autunnale prevede di norma due momenti: un intervento a inizio autunno per favorire il recupero del tappeto e uno prima dell’inverno, per il quale in genere preferiamo azoto a lenta cessione”.

N.B. Distinguere queste due fasi aiuta a orientarsi, ma non significa programmare per forza due concimazioni. Non esiste una sequenza obbligatoria: momento e formulazione dipendono comunque dalle esigenze effettive del prato.

Inizio autunno (metà settembre-ottobre): azoto a cessione controllata

Vero. Per le microterme, il ritorno di temperature più miti dopo il caldo estivo può favorire la ripresa. E, in questa fase, un apporto appropriato di azoto può aiutare la crescita e migliorare la densità del tappeto erboso.

L’obiettivo è accompagnare il recupero delle microterme quando il prato è attivo, tenendo conto degli apporti già effettuati e delle condizioni locali. Il calendario, da solo, non basta a individuare il momento giusto.

La scelta tra azoto prontamente disponibile e rilascio graduale dipende dalla risposta desiderata e dalla durata dell’attività vegetativa prevista. La cessione controllata è una seria possibilità da valutare, non un requisito universale della concimazione autunnale.

Ecco cosa specifica Andrea Cappuccini, riferendosi qui al primo intervento di recupero dopo l’estate: “Tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, nelle nostre condizioni indicativamente verso settembre, per i prati che richiedono recupero di solito all’inizio utilizziamo un concime a pronto effetto, con una componente predominante di azoto nitrico o ammoniacale. L’obiettivo è stimolare crescita e accestimento delle microterme, favorendo anche il recupero delle zone diradate oppure lasciate scoperte dalle erbe estive”. Nella gestione successiva si valuta il rilascio graduale dell’azoto, scegliendo la formulazione in funzione dell’attività del prato e delle condizioni previste.

Fine autunno (novembre-dicembre): il concime ‘antistress’ ricco di potassio

Con l’avvicinarsi dell’inverno, prima di concimare occorre valutare se il prato sia ancora in condizione di utilizzare i nutrienti. Vanno così considerate con molta attenzione la sua attività vegetativa, la temperatura del terreno e (per quanto possibile) le previsioni meteorologiche. Su terreno gelato o prato in dormienza, infatti, l’intervento va evitato.

Ricorda: novembre e dicembre non sono scadenze da rispettare a tutti i costi.

Anche la scelta di un concime ricco di potassio richiede una necessità effettiva: aggiungerne quando il terreno ne dispone già a sufficienza è superfluo. Il suo ruolo nella pianta non significa che aumentarne l’apporto garantisca maggiore protezione dal freddo o dalle malattie.

N.B. La dicitura commerciale antistress va quindi letta insieme alla composizione e alle caratteristiche del prodotto. Per scegliere contano le esigenze del prato e la disponibilità di nutrienti nel terreno, compresa la possibilità di non concimare.

“Per la fase finale dell’autunno, nei prati di microterme che seguiamo, ci orientiamo verso formulazioni con un titolo importante di potassio e una componente azotata a lenta cessione. È una scelta che inseriamo nel programma di preparazione del prato all’inverno”. Questa è la sintesi del nostro Andrea, pensando alle zone dove più spesso operiamo (centro Italia) e all’apporto da dare al tuo tappeto erboso prima dell’inverno.

NPK: cosa fanno azoto, fosforo e potassio e perché il rapporto cambia

Per orientarti tra i concimi, cominciamo dalla sigla NPK. Essa indica azoto, fosforo e potassio, tre elementi nutritivi con funzioni diverse.

  1. Azoto – N. Sostiene crescita, colore e densità del tappeto erboso. L’apporto deve essere proporzionato alle esigenze di sviluppo e recupero: un verde più intenso, da solo, non dimostra che il prato sia gestito meglio.
  2. Fosforo – P. Partecipa ai processi energetici e allo sviluppo della pianta, comprese le radici. È importante nell’insediamento del prato, ma anche alla semina la necessità di aggiungerlo dipende dalla disponibilità nel terreno.
  3. Potassio – K. Contribuisce al funzionamento degli enzimi e alla regolazione degli scambi idrici. Il suo ruolo non giustifica automaticamente apporti elevati: occorre verificare quanto ne è già disponibile.

Dopo le sigle della tavola periodica delle sostanze chimiche, vengono però i numeri sulla confezione. Come si leggono?

Queste cifre indicano percentuali in peso, con azoto espresso come N, fosforo come P₂O₅ e potassio come K₂O.
Un concime 20-5-10, per esempio, contiene in ogni chilogrammo di prodotto:

  • 200 g di N;
  • 50 g di P₂O₅;
  • 100 g di K₂O.

N.B. Il precedente è un esempio di lettura dell’etichetta, non una formulazione consigliata. Inoltre, 20-5-10 e 10-2,5-5 hanno le stesse proporzioni, ma concentrazioni diverse: a parità di peso distribuito, il primo apporta il doppio dei nutrienti dichiarati.

“Non scegliamo il concime sulla base di un’unica formulazione autunnale”, dice Cappuccini “Per l’azoto valutiamo anche le forme presenti nel prodotto. Prima dell’inverno ci orientiamo verso titoli potassici importanti; per il fosforo, nei terreni cui mi riferisco, la disponibilità è spesso già elevata e dunque non ricorriamo ad apporti altrettanto importanti”.

Il rapporto adatto al prato dipende dalla specie, dalla fase di sviluppo, dall’uso e dalla gestione precedente. Inoltre, per fosforo e potassio l’analisi del terreno aiuta a stabilire se occorrono integrazioni. L’arrivo dell’autunno, da solo, non impone un rapporto NPK uguale per tutti.

Cessione rapida, lenta o controllata: quale scegliere in autunno

Il titolo NPK indica quanti nutrienti contiene il concime, ma non quanto rapidamente saranno disponibili. Per l’azoto, tempi di rilascio e capacità del prato di re-impiegarlo devono essere coerenti.

  • Cessione rapida o azoto prontamente disponibile. Le fonti solubili rendono disponibile l’azoto in tempi brevi. Consentono una risposta tempestiva, ma apporti eccessivi possono favorire picchi di crescita e perdite di nutrienti.
  • Cessione lenta. L’azoto diventa disponibile in modo graduale, attraverso processi come la degradazione microbica o la lenta solubilizzazione. Le fonti che dipendono dai microrganismi possono rallentare il rilascio quando il terreno si raffredda.
  • Cessione controllata. Tecnologie spesso basate sul rivestimento del granulo regolano il rilascio dell’azoto. La durata dipende dalle caratteristiche del prodotto e dalle condizioni ambientali: va quindi interpretata attraverso la scheda tecnica.

Queste denominazioni non identificano sempre categorie nettamente separate: la cessione controllata può rientrare tra le forme lentamente disponibili. Inoltre, molti concimi combinano frazioni rapide e graduali.

Quale scegliere, allora? Una formulazione graduale può contenere i picchi di crescita, ma non è automaticamente la più adatta quando il terreno si raffredda. Insieme all’attività del prato e alle condizioni previste, occorre valutare:

  1. fonte azotata;
  2. quota prontamente disponibile;
  3. e dose.

Perché un rilascio troppo rapido può essere controproducente prima del freddo

Un apporto abbondante di azoto prontamente disponibile può stimolare una crescita non desiderata mentre il prato si prepara al freddo. Nelle macroterme questo può consumare riserve e aumentare la vulnerabilità alle basse temperature. Se invece il prato non riesce più a utilizzare in maniera efficace i nutrienti, aumenta il rischio di disperdere l’apporto.

Il pronto effetto, però, non è sempre inadatto: sulle microterme ancora attive, alcune indicazioni tecniche contemplano azoto solubile anche nel tardo autunno, con dosi e condizioni attentamente valutate.

La rapidità di rilascio, quindi, va considerata insieme alla quantità distribuita e al momento dell’intervento.

“Nei programmi che adottiamo per questi prati, prima dell’inverno preferiamo di solito evitare una spinta di crescita da azoto a pronto effetto. La preoccupazione è favorire tessuti molto teneri e acquosi, più esposti alle malattie. Anche in prossimità dell’estate prestiamo attenzione a questo aspetto e alle maggiori esigenze idriche legate alla crescita”. Questa è – in linea generale – la scelta professionale di LVN, come ben sintetizza Andrea.

Quanto concime distribuire e come

Andiamo molto sul concreto. Prima si individua la dose adatta al prodotto e al prato, poi si calcola quanto concime occorre per la superficie effettiva. Difatti non esiste un dosaggio universale per ogni concime autunnale.

Le dosi indicative per 100 mq di prato

Per preparare la quantità da distribuire servono almeno tre passaggi::

  1. misurare la superficie da trattare, escludendo aiuole, vialetti e altre aree;
  2. individuare la dose appropriata, verificando etichetta, scheda tecnica e indicazione del tecnico;
  3. moltiplicare la dose per la superficie, ottenendo la quantità totale da pesare. Perché concimi diversi, ovviamente, possono richiedere quantità diverse.

Una piccola tabella di conversione può aiutare anche te a capire meglio come fare. I valori illustrano il calcolo, non sono dosi consigliate.

Se la dose prevista per quel prodotto è… La quantità per 100 m² è…
20 g/m² 2 kg
25 g/m² 2,5 kg
30 g/m² 3 kg

Attenzione: queste quantità indicano il peso del concime, non quello dell’azoto o degli altri nutrienti. Per conoscere l’apporto nutritivo bisogna considerare anche il titolo NPK.

Come distribuire il concime in modo uniforme

Ne abbiamo già parlato anche in altri articoli del nostro blog. Per distribuire il concime granulare puoi utilizzare il metodo delle passate incrociate: due coperture dell’area in direzioni perpendicolari, ciascuna a metà della dose prevista.

Ecco come procediamo:

  • si pesa la quantità totale necessaria per l’area da trattare;
  • si tara lo spandiconcime per quello specifico prodotto (granulometria, velocità di avanzamento e larghezza effettiva di lavoro incidono sulla distribuzione);
  • si eseguono le due coperture incrociate e perpendicolari, rispettando la larghezza di lavoro dell’attrezzo e le dosi;
  • si chiude l’erogazione durante soste o inversioni la direzione, per evitare accumuli.

Attenzione: non basta dimezzare il numero sulla regolazione dello spandiconcime, occorre verificarne l’erogazione effettiva.

“Uno degli errori che incontro più spesso” racconta Andrea Cappuccini “è lasciare aperta l’erogazione del carrellino quando ci si ferma. Il concime continua a cadere nello stesso punto, si accumula e può provocare bruciature: per questo la chiusura dell’erogazione durante le soste è un’accortezza essenziale”.

Raccogli i granuli caduti sulle pavimentazioni, senza lavarli verso gli scarichi. Sulle grandi superfici, come i campi sportivi, anche piccoli errori per metro quadrato si traducono in differenze rilevanti nella quantità totale distribuita.

Concime minerale o organico: cosa conviene in autunno

La scelta dipende dalle esigenze del prato e dalle condizioni del terreno. L’origine del concime, da sola, non indica quanto rapidamente saranno disponibili i nutrienti.

  • Il concime minerale può fornire azoto subito disponibile oppure a rilascio graduale, secondo la formulazione. La scelta va collegata all’attività del prato e alla durata dell’apporto desiderata.
  • Il concime organico contiene azoto, che deve essere trasformato dai microrganismi in forme assimilabili. Questo processo dipende anche da temperatura, umidità e aerazione: con il raffreddamento del terreno, la disponibilità può diventare troppo lenta rispetto a un’esigenza immediata.

Il confronto va fatto anche sull’etichetta. Prodotti con concentrazioni diverse richiedono quantità differenti per fornire lo stesso apporto nutritivo. Inoltre, dosare alcuni materiali organici per soddisfare il fabbisogno di azoto può introdurre più fosforo del necessario: anche questo va conteggiato nel programma.

L’organico può quindi trovare spazio nella gestione autunnale quando le condizioni ne consentono una trasformazione utile al prato. Se serve una risposta più tempestiva, occorre scegliere una formulazione adeguata.

Quando il prato non riesce più a utilizzare i nutrienti, però, cambiare tipo di concime non risolve il problema del momento sbagliato.

Ecco cosa aggiunge il nostro greenkeeper: “In autunno utilizziamo anche concimi organici, affiancandoli ai minerali nel programma di gestione. Li preferisco soprattutto quando il tappeto erboso è già in buone condizioni e l’obiettivo è mantenerle il più a lungo possibile: considero anche l’apporto di sostanza organica. A metà autunno trovano poi spazio gli organo minerali; e prima dell’inverno ci orientiamo spesso verso azoto a lenta cessione oppure verso un prodotto organico”.

Gli errori più comuni da evitare

Prima di prendere lo spandiconcime, un ultimo controllo. Ecco tre errori che possono rendere l’intervento di concimazione sul tuo prato autunnale poco efficace o dannoso.

Concimare troppo tardi, con il terreno già freddo

Il terreno non è più attivo e non riesce a utilizzare i nutrienti in modo efficace, ma noi – invece – insistiamo… Questo è il primo grande errore.

Dunque, non recuperare una concimazione dimenticata soltanto per rispettare il calendario. Su terreno gelato o prato in dormienza l’intervento va evitato. Del resto, per valutare un apporto tardivo contano l’attività del prato, le condizioni del suolo e l’andamento meteorologico previsto. Dire ‘freddo’ non basta.

Eccesso di azoto a ridosso dell’inverno

Aumentare la dose per ‘proteggere di più’ il prato o compensare interventi saltati può essere controproducente. Lo abbiamo già detto.

  • Nelle microterme, gli eventuali apporti tardivi richiedono una valutazione attenta della dose. Inoltre va segnalato il rischio di crescita ridondante nella primavera successiva.
  • Nelle macroterme, troppo azoto mentre si avvicina la dormienza può stimolare germogli in un momento delicato, consumare riserve e aumentare la vulnerabilità al freddo.

Rispetta la dose individuata per il prodotto e per le condizioni del tuo prato. Tutto andrà meglio.

L’errore è l’eccesso rispetto alle esigenze e alla capacità di utilizzo del prato, non la semplice presenza di azoto nel concime.

Distribuire il concime su prato bagnato o prima di piogge intense

Non tutto il bagnato è uguale. Perciò si profilano tre situazioni diverse nell’erogazione del granulare. Vediamole insieme.

  • Foglie bagnate. Soprattutto con fonti molto solubili, il contatto con il prodotto può provocare lesioni fogliari. Si possono verificare infatti delle ustioni, in particolare applicando azoto altamente solubile (come l’urea).
  • Terreno saturo d’acqua. Rimanda l’intervento. Un terreno semplicemente umido è una situazione diversa da un suolo impregnato.
  • Piogge intense previste. Possono disperdere parte del concime prima che venga utilizzato. Una pioggia leggera successiva può invece favorire il passaggio nel terreno.
“Per la distribuzione del granulare lavoriamo su un tappeto erboso con foglie asciutte e prevediamo l’irrigazione successiva. Con i prodotti a pronto effetto prestiamo particolare attenzione anche al calpestio: un’irrigazione che ha sciolto solo in parte il concime può lasciare residui sulle foglie e, nella mia esperienza, camminare in quella fase può favorire bruciature”. Questo dice il know-how della nostra azienda e di Andrea Cappuccini.

Segui le indicazioni del prodotto sull’irrigazione successiva alla distribuzione, evitando quantità d’acqua tali da provocare ruscellamento.

FAQ – Domande frequenti

Eccoci alle risposte brevi che – in modo coerente alle distinzioni che abbiamo appena fornito – diamo di solito agli utenti che ci chiedono della concimazione del prato in autunno 👇🏻

Qual è il periodo migliore per concimare il prato in autunno?

Dipende dal tipo di erba e dal clima locale. Per le microterme, il recupero dopo il caldo estivo è una fase favorevole; gli eventuali apporti successivi vanno valutati finché il prato è attivo. Evita di concimare su terreno gelato o prato in dormienza.

Si può concimare il prato appena seminato in autunno?

Sì, ma serve un programma adatto all’insediamento del nuovo prato. La scelta del prodotto e della dose deve considerare la specie seminata, la disponibilità di nutrienti nel terreno e gli apporti già effettuati alla semina. Il fosforo non va aggiunto automaticamente.

Cosa succede se non si concima il prato prima dell’inverno?

Saltare un intervento non comporta necessariamente danni. Se però il prato presenta carenze nutrizionali, lasciarle irrisolte può favorire diradamento e minore capacità di recupero. La necessità della concimazione dipende dal programma di gestione complessivo.

Meglio concimare prima o dopo il taglio dell’erba?

Per un concime granulare è generalmente pratico tagliare prima e distribuire poi il prodotto su foglie asciutte. Per i concimi liquidi, l’intervallo rispetto al taglio dipende da modalità di assorbimento e indicazioni del produttore. Sai, poi, cosa dice il nostro Andrea? “Anche l’altezza di taglio fa parte del recupero: nel periodo di maggiore crescita autunnale adottiamo un taglio più basso rispetto a quello mantenuto prima e durante l’inverno”.

Il concime autunnale va bagnato dopo la distribuzione?

Molti concimi granulari richiedono un’irrigazione successiva per allontanare i residui dalle foglie e favorire il passaggio dei nutrienti nel terreno. Segui le indicazioni del prodotto: una pioggia leggera può essere utile, mentre precipitazioni intense possono disperdere il concime. Vedi, a questo proposito, cosa ci ha detto il nostro greenkeeper proprio in questo articolo.

Concime liquido o granulare: quale funziona meglio in autunno?

Nessuno dei due è sempre migliore. Contano la formulazione, la dose e la capacità del prato di utilizzare i nutrienti. La forma liquida o granulare, da sola, non indica la velocità di rilascio: anche un granulare può contenere azoto prontamente disponibile.

Conclusioni

Siamo stati abbastanza pratici? Quel che volevamo indicarti in merito alla concimazione del prato autunnale era soprattutto un criterio di scelta capace di accompagnarti nel confronto con i nostri tecnici. Perché non si tratta tanto di rispondere alla legittima domanda ‘quale concime compro?’; quanto, piuttosto, si tratta di capire di cosa ha bisogno il tuo prato.

Molte guide tecniche autorevoli supportano la ricerca sperimentale, per fortuna. E a tutto questo si aggiunge anche un know-how lungo decine e decine di anni. Sul campo, prima bisogna leggere insieme ogni indicazione utile.

Infine, al termine della scrittura e lettura, ci viene in mente una bella continuità con l’articolo pubblicato proprio questa settimana nella categoria GENERAZIONI. Se quello racconta la responsabilità di custodire il verde nel tempo, questo di oggi mostra come la stessa responsabilità vada tradotta in conoscenza e pratica professionale. Dopodiché, ci può essere solo un bel giardino.

Ogni prato richiede una scelta ragionata

Il concime è uno degli strumenti: la competenza sta nel capire se serve, quale scegliere e quando distribuirlo.

Hai un giardino, gestisci un impianto sportivo o sei responsabile di un’area verde?

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👉 Il nostro lavoro comincia dall’osservazione del tuo prato.

Fonti principali

La guida affianca l’esperienza sul campo di Linea Verde Nicolini, con il contributo del greenkeeper Andrea Cappuccini, alla consultazione di fonti tecniche universitarie:

Come abbiamo utilizzato le fonti: le indicazioni provenienti da altri Paesi sono state considerate nel loro contesto climatico e agronomico. Calendari, dosaggi e programmi non sono trasferiti automaticamente ai prati italiani: le scelte operative richiedono una valutazione delle condizioni locali.

Line Verde Nicolini
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