L’ombra sarà una delle infrastrutture più preziose del futuro
Prova a immaginare una scena. Non ti preoccupare, non occorre sforzarsi troppo: in questi giorni è piuttosto ordinaria e normale… Tanto per cominciare, è un caldissimo pomeriggio d’agosto, e stai camminando sull’asfalto rovente. Ti accompagnano un tiepido filo d’aria e lo schermo dello smartphone che segna 38°C. A un certo punto, svolti l’angolo. Ecco, finalmente, una sorpresa: una via fiancheggiata da grandi alberi a chioma densa e un piccolo giardino di quartiere. All’improvviso, l’aria sembra più fresca, la pelle non brucia più e il respiro rallenta.
Una bella sensazione di sollievo, no? Tienila bene a mente: ti può aiutare a comprendere ancora meglio l’importanza di parlare dei rifugi climatici.
Già: di fronte a estati sempre più torride, l’ombra degli alberi non è solo un arredo estetico, ma pure un’essenziale infrastruttura di salute pubblica. E a dirla tutta, quella dei rifugi climatici non è soltanto una questione di stretta attualità estiva, bensì un tema di riflessione da tenere vivo per tutto il prossimo autunno e le future stagioni.
Del resto, se la domanda sul dove trovare un po’ di fresco è assillante per tutti noi in questi giorni, la missione di Linea Verde Nicolini è persino più lungimirante: non vogliamo limitarci a valorizzare le aree verdi in quanto fonti di refrigerio, vogliamo anche capire come rendano nel concreto vivibili le città, i paesi e i territori che abitiamo.
Allora eccoci pronti, in questo articolo, a sondare le varie sfumature di questa faccenda. Come fossero le sfumature dei quadri in una mostra d’arte, al fresco di un museo, sarà molto utile interfacciarsi con progetti di grande ispirazione: da Roma a Bologna, fino ad arrivare al lavoro sul campo della nostra stessa azienda.
Rifugi climatici: le città (e i paesi) di domani avranno bisogno di più fresco naturale
In un certo senso, una premessa è d’obbligo: i rifugi climatici non sono un’invenzione che parte da zero.
Sì, perché – in effetti – quando la temperatura sale oltre i livelli di guardia, l’istinto ci ha sempre guidati verso luoghi precisi: un portico profondo, una piazza alberata, una strada con i Platani, una fontana o un parco pubblico. Non è una suggestione psicologica: in quegli spazi si respira davvero meglio, in quanto costituiscono già, a tutti gli effetti, dei rifugi climatici naturali.
Ma, quindi, cosa significa davvero progettare un rifugio climatico?
Cos’è davvero un rifugio climatico?
La definizione più precisa di rifugio climatico è presto detta, nonostante la precedente introduzione sia già stata parecchio esemplificativa. Dunque: un rifugio climatico è uno spazio a uso pubblico, all’aperto o al chiuso, accessibile a tutti, capace di offrire protezione e comfort termico durante le ondate di calore estremo.
Non stiamo parlando, comunque, solo di grandi parchi urbani. Infatti, all’aperto un rifugio climatico può essere una piazza ombreggiata, un giardino o un cortile scolastico rigenerato, un boschetto urbano con sedute e punti di accesso all’acqua potabile. Al chiuso, può diventare una biblioteca, un museo, una casa di quartiere o un edificio pubblico climatizzato aperto alla sosta e all’accoglienza.
Il tema è talmente significativo da aver spinto molte amministrazioni a mappare in modo sistematico questi luoghi, al fine di renderli una rete di protezione fruibile dall’intera cittadinanza.
Del resto, come abbiamo già anticipato, non è affatto una questione d’élite, bensì di attualità e salute pubblica.
Perché ne sentiremo parlare sempre di più?
Ma siamo ancora più precisi: è sì una questione di salute pubblica, ma non solo di alcuni luoghi specifici. È salute pubblica a livello internazionale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, non a caso, ha affermato che l’Europa si sta riscaldando a un ritmo doppio rispetto alla media globale, rendendo il caldo estremo una vera emergenza sanitaria. I rifugi climatici, perciò, diventano un pilastro imprescindibile, soprattutto per la tutela della popolazione sempre più anziana e dei bambini.
La creazione e la cura di spazi freschi, dunque, può essere un ottimo modo per compensare l’effetto asfissiante di città sempre più impermeabilizzate dal cemento. Ben al di là della loro mera funzione estetica.
Gli alberi (e i prati e gli arbusti) non sono un dettaglio estetico
Già, noi di Linea Verde Nicolini teniamo in modo particolare a quest’ultimo aspetto: il verde non è un semplice elemento ornamentale, né un arredo urbano accessorio. Le piante, infatti, svolgono un ruolo ecologico e funzionale insostituibile nel microclima.
Innanzitutto, gli alberi contribuiscono ad abbassare la temperatura del suolo, intercettando la radiazione solare prima che colpisca l’asfalto. Nel frattempo, rilasciano vapore acqueo nell’aria circostante, come fossero dei climatizzatori ad alta efficienza, ma – è evidente – senza avere tutti gli effetti collaterali dell’aria condizionata artificiale. Un bel manto erboso coperto dall’ombra degli alberi, poi, trattiene l’umidità e non irradia calore residuo, a differenza delle pavimentazioni sigillate.
Insomma, le prove a favore dei rifugi climatici non fanno che aumentare: uno spazio del tutto grigio non sarà mai vivibile e fresco come un’area urbana che sia accompagnata da un po’ di verde.
Le città che resistono (soprattutto grandi, ma anche piccole) non si costruiscono solo con i condizionatori
Ora, però, è il momento di rompere la suspense parlando di casi più concreti, come ti avevamo promesso all’inizio. Anche perché la questione è molto curiosa e complessa: non sempre le buone pratiche sono ideate dai grandi comuni, a volte ci sono esperienze e soluzioni che provengono da realtà più piccole. Allo stesso modo, esistono start-up che hanno intuizioni intelligenti, che però devono essere monitorate e divulgate in modo sapiente, rischiando altrimenti di rimanere ignorate.
Una premessa, abbastanza ovvia ma da non dimenticare mai, è la seguente: le città esemplari limitano i condizionatori, che finiscono per riversare ulteriore calore all’esterno, surriscaldando le strade (1). Le città che vogliono resistere scelgono piuttosto di investire su foreste urbane, infrastrutture verdi e corridoi ecologici di adattamento climatico.
Ci sono diverse realtà urbane ed europee che stanno già tracciando la strada.
- Partiamo da Roma Capitale, la realtà più vicina al nostro territorio, che insieme all’Università La Sapienza sta sviluppando il prezioso progetto RESPIRO (Rifugi Ecosostenibili e Spazi Pubblici Inclusivi per la Resilienza alle Ondate di Calore Urbano): lo scopo è quello di mappare piazze, parchi e cortili scolastici dotati di alberature, suolo permeabile, ombra e fontanelle.
- Un po’ più al nord, Bologna si è impegnata per rendere operativa una rete di oltre 28 rifugi climatici, integrando pure parchi attrezzati, biblioteche e spazi pubblici ombreggiati all’interno di una mappa accessibile a tutti i cittadini.
- E, fuori dall’Italia, in grandi metropoli come Parigi e Barcellona, i cortili delle scuole sono stati riutilizzati come oasi di fresco aperte ai quartieri durante i periodi di canicola.
Insomma, gli esempi sono vari e di spessore. Ed è di particolare importanza tenerli a mente, qui nel nostro blog. Non solo perché qui ci occupiamo di verde.
(1) Il punto non è contrapporre climatizzazione e verde: durante le ondate di calore, per alcune persone e in alcuni luoghi, la climatizzazione può essere importantissima. Il concetto interessante è un altro: non possiamo pensare di adattare intere città al caldo affidandoci soltanto alla climatizzazione degli edifici.
Il futuro sarà progettare ombra
Non basta, in effetti, piantare alberi in modo casuale: serve una progettazione consapevole, capace di considerare la biologia vegetale e l’evoluzione dello spazio nel tempo. Così, il lavoro preliminare – di cui pure LVN si occupa – è sacrosanto.
Un tecnico arboricoltore, quindi, dovrà tenere a mente vari nodi critici:
- Dove collocare gli alberi?
- Quali specie scegliere, considerando il microclima locale?
- Come assicurare alle radici un terreno vivo, permeabile e non compatto?
- Come pianificare sistemi di irrigazione efficienti e interventi di cura che accompagnino la crescita della pianta?
Rispettare il benessere dell’albero, del resto, equivale a garantire nel tempo freschezza e benessere pure a chi attraversa la sua ombra capiente e sicura.
FAQ: le domande che la gente si fa
Gli scienziati ci dicono che le estati saranno – ahinoi! – sempre più calde e con episodi di perturbazioni violente. Non è certo un caso, in questo contesto così delicato, che anche i nostri lettori e clienti ci rivolgano tante domande.
Cosa sono le isole di calore?
Sono aree urbane in cui la densità di asfalto, cemento ed edifici intrappola la radiazione solare, facendo registrare temperature di diversi gradi superiori rispetto alle zone rurali o boscate limitrofe.
Quanto può abbassare la temperatura un albero?
Grazie all’intercettazione solare e all’evapo-traspirazione fogliare, una chioma matura può ridurre la temperatura dell’aria circostante di 2–5°C e abbattere di oltre 15–20°C la temperatura delle superfici pavimentate sottostanti. Poi, certo, i valori possono un po’ oscillare per specie, clima, ora, geometria urbana, etc.
Perché il suolo permeabile conta quanto gli alberi?
Il suolo naturale o inerbito assorbe le acque meteoriche, trattiene umidità e dissipa calore. L’asfalto impermeabile, al contrario, assorbe calore durante il giorno e lo rilascia lentamente per tutta la notte.
Che differenza c’è tra ombra artificiale e ombra vegetale?
Una tettoia o un telo parasole scherma la luce ma accumula calore, irradiandolo verso il basso. Le foglie degli alberi invece utilizzano l’energia solare per i processi vitali e rilasciano vapore acqueo fresco, producendo un raffrescamento attivo.
Un rifugio in città e un rifugio in campagna: il clima ci consegna dei nuovi obiettivi
Il nostro lavoro ci porta ogni giorno a progettare e realizzare spazi verdi: urbani, aziendali o residenziali. Sono, per noi di Linea Verde Nicolini, veri luoghi di sosta, sollievo e sicurezza per la comunità.
Allargando lo sguardo oltre i confini cittadini, poi, emerge il valore inestimabile del patrimonio naturale circostante: dalle fagete montane alle colline boscate, fino ai grandi parchi di campagna come La Trinità.
Perché, a questo punto, ci frulla in testa una bella idea: il rifugio climatico nasce come risposta urbana al caldo in città, ma ci costringe anche a rileggere il valore degli spazi verdi che già possediamo, soprattutto nei territori meno densamente urbanizzati come il nostro. Non possiamo chiamare automaticamente La Trinità un ‘rifugio climatico’ in senso tecnico; però questo nuovo lessico ci aiuta a comprenderne anche una funzione che forse prima davamo per scontata. Un luogo vicino alle città, più o meno grandi, dove puoi sempre venire a proteggerti quando il sole (e la stanchezza) picchia troppo forte.
Questi polmoni verdi accolgono il nostro bisogno di natura e ci ricordano che il verde non è un elemento accessorio, ma la più preziosa infrastruttura per abitare il presente e il futuro.
La domanda da portarci a casa
Fra dieci anni, quale sarà il luogo più prezioso della tua città?
Forse non sarà un nuovo edificio.
Sarà un posto dove poter stare bene anche ad agosto.
Prova a raccontarci la tua idea.