bicicletta davanti alla parete rupestre di sutri elaborazione ai

Hai visto quanto verde c’è (ancora) da noi? Hai provato a immaginare (presto) un viaggio dentro questa natura? E la sosta? Quale sosta ti piacerebbe di più?

Lento, vale la pena di fare questo passaggio nel paesaggio. Un nuovo viaggio all’interno di un territorio che, bisogna dirlo, sa davvero essere capace di accogliere. Ancora e ancora e ancora.

Come? Uno dei mezzi per attraversarlo è senz’altro la bici. Una delle strade – anzi, LA strada forse migliore – è naturalmente la Via Francigena.

Scopriamo come e con chi, vuoi?

‘Bici in Francigena’: che cosa sta nascendo nella Tuscia?

bicicletta in uno scorcio del borgo di bassano romano, elaborazione ai

Se la tua e la nostra prospettiva di oggi è quella di trascorrere del tempo nella Tuscia utilizzando la bicicletta, allora è fin da subito utile conoscere qualche novità che – proprio in questo periodo – sta maturando nella provincia di Viterbo.

Scheda di contesto | Il progetto “Bici in Francigena”

Il Comune di Viterbo – insieme a Vetralla, Sutri e Bassano Romano – ha avviato il progetto Bici in Francigena, nato nell’ambito di un bando nazionale promosso da Sport e Salute e ANCI. L’obiettivo è costruire una rete territoriale dedicata alla mobilità ciclabile e al turismo lento lungo la Via Francigena, collegando infrastrutture, servizi, tecnologia, sicurezza e valorizzazione dei luoghi.

Il progetto prevede in particolare:

  1. mappatura e digitalizzazione dei percorsi ciclabili collegati ai luoghi storici della Francigena;
  2. un’applicazione per il tracciamento degli itinerari;
  3. ciclostazioni automatizzate, bike box e sistemi di videosorveglianza;
  4. nei comuni coinvolti, ciclo-rastrelliere con punti di ricarica;
  5. sistemi fissi e mobili per il monitoraggio della qualità dell’aria, anche attraverso sonde installate sulle biciclette;
  6. attività di educazione alla sicurezza stradale, rivolte anche alle scuole;
  7. iniziative locali capaci di collegare il percorso ciclabile con patrimonio storico, paesaggio ed eccellenze del territorio.

Ecco dunque presentata, all’inizio di luglio u.s, la bella novità del progetto Bici in Francigena. Progetto che a noi pare molto interessante, soprattutto perché non presenta il capoluogo di provincia, Viterbo, come un’isola. Pone piuttosto la Città dei Papi come un capofila virtuoso di una rete lungimirante. Una rete che, speriamo, si allargherà presto anche ad altri paesi e a numerose collettività.

Così, Vetralla, Sutri e Bassano Romano diventano i primi snodi attivi di uno stesso percorso, nel quale i confini amministrativi dovrebbero alla fine contare meno dell’esperienza di chi attraversa questi panorami. Sei d’accordo?

È proprio questa dimensione di rete a rendere il progetto stimolante oltreché per il cicloturismo in sé pure per le realtà produttive come la nostra, che in queste comunità hanno alimentato non solo radici profondissime, ma altrettante diramazioni sempre nuove. Il più possibile proiettate verso vitalità e rispetto della bellezza intrinseca dei luoghi.

Come dici? Un percorso diventa davvero accogliente quando il paesaggio, gli spazi pubblici, i servizi e le infrastrutture riescono a dialogare tra loro. Hai perfettamente ragione anche tu. Sottoscriviamo!

Che cos’è una ciclostazione e perché è importante?

Una buona ciclostazione è una piccola infrastruttura che rende possibile il viaggio migliore. Ti spieghiamo un po’…

Lungo la Via Francigena adesso ci aspettiamo non solo i ricoveri più adeguati per le bici, ma anche servizi e possibilità di ricarica e-bike. Né devono mancare informazioni, acqua e servizi igienici…

Questa prospettiva allettante ci fa guardare con interesse al lavoro di chi si sta impegnando per realizzarla. E ci porta subito a un’altra riflessione: perché funzioni davvero, il percorso non dovrebbe rimanere frammentario.

Il circuito, pian piano, dovrebbe completarsi senza cesure. Nel sogno condiviso pensiamo che ci sia spazio per tanti altri paesi, stazioni di sosta pubbliche e private.

Risulta quindi evidente che – come sempre – non basteranno soltanto le risorse, ma anche le diverse capacità di pensare e progettare. Un’attesa molto forte e molto speranzosa, che in qualche modo si ricollega ad altre proposte e progetti già conosciuti.

Ci piace pensare, quindi, che verso un migliore utilizzo della Via Francigena per i cicloturisti ci si stia davvero muovendo.

Cosa nota davvero un cicloturista quando si ferma?

Concretamente, allora, cosa ti aspetteresti tu se fossi un cicloturista cui sta arrivando la news di questa nuova fruibilità della Francigena?

Non guarderai di sicuro solo dove appoggiare la bici. Ma anche…

  • se trovi ombra;
  • se il prato è curato;
  • se gli alberi sono sani;
  • se c’è una fontanella o un dispenser di acqua potabile;
  • se ti senti al sicuro;
  • se il luogo è pulito;
  • se c’è qualche punto dove socializzare o riposare comodi, avendo voglia di fermarti cinque minuti o mezz’ora… Oppure anche di più (!).

Ci sembra importante questa prospettiva, immaginando dunque non solo la necessaria infrastruttura, ma anche l’esperienza.

Quando la qualità dello spazio pubblico (o aperto al pubblico) fa la differenza

ciclisti lungo il viale alberato de la trinità, elaborazione ai da foto d'archivio
Un’immagine che è un piccolo sogno ad occhi aperti: tante bici nei nostri viali…

La qualità dello spazio pubblico (o messo a disposizione del pubblico) fa, infatti, la differenza. Una differenza che è costituita da tante attenzioni diverse: manutenzione e arboricoltura, pavimentazioni e arredi sostenibili, illuminazione e segnaletica, accessibilità ed eco-sostenibilità ambientale… Questo è il cuore non di un problema, ma della soluzione proposta.

In buona sostanza, noi crediamo – anche in virtù della nostra esperienza nella creazione di percorsi naturali e sportivi – che una ciclostazione esprima pienamente la propria funzione quando è inserita dentro uno spazio ben progettato.

Interpretiamo dunque in questo modo anche la nuova prospettiva della provincia. Dove il verde, tra l’altro, non resta solo come decorazione, ma rinfresca e rende piacevole ogni pedalata ed ogni fermata. Tanto che, probabilmente, ai turisti risulterà difficile andar via 😉

La Via Francigena nella Tuscia: un percorso che attraversa paesaggi, borghi e comunità

Ora ci viene subito sulla punta della lingua, sai, la parola progettazione. Perché – per esempio – pensare anzitutto a percorsi più sicuri (sia per i camminanti che per i ciclisti) è progettare. E senza sicurezza stradale, certo, non si può parlare di nessun progetto davvero sostenibile: è in modo esplicito una componente del processo iniziato da Bici in Francigena. Insomma, si tratta per forza del primo tema da seguire e perseguire.

Ma la cronaca della nascita di questa rete ci porta davanti agli occhi anche altri elementi che hanno a che fare con la progettazione: infrastrutture, servizi e paesaggio. Parole concrete da cui, ogni giorno, comincia anche il nostro lavoro e che dunque comprendiamo molto nel profondo.

Perciò ci piace, in questo Ferragosto rovente e necessariamente rivolto a una sana resilienza, partire dalla notizia che investe il Viterbese. Non certo per riscriverla, tale e quale, all’interno del nostro blog verde. Forse più per allargare il cerchio e coinvolgere i nostri lettori come te a interrogarsi su quale territorio vogliamo mantenere e costruire insieme. Per chi lo abita e per chi lo attraversa.

Della bellezza e del fascino della Via Francigena, d’altronde, non è la prima volta che parliamo. E in assoluto ti possiamo promettere che non sarà l’ultima: mai ce lo perdoneremo, dato che questa antica via attraversa, tra l’altro, anche il grande giardino di campagna de La Trinità.

A noi, la Francigena, sembra come una vena che mantiene in vita ogni passaggio della storia di questo luogo. Aggiornarsi e partecipare alle esperienze che lungo il suo cammino prendono forma non è quindi un semplice ‘atto dovuto’, ma un passaggio affettivo e di responsabilità.

Buon arrivo (non senza una buona partenza)

Prendi la bici, allora? O la stai già appoggiando a una rastrelliera? Chi percorre la Via Francigena in bicicletta – infatti – cerca certamente un itinerario, ma cerca anche luoghi in cui fermarsi.

Così abbiamo condiviso già attraverso queste righe che una sosta non può essere soltanto una pausa: è il momento in cui un territorio dimostra quanto sa prendersi cura di chi lo attraversa. Insomma, la sosta vale quanto il cammino: anche per te.

Ecco perché ci piace il progetto Bici in Francigena. Perché lo percepiamo fatto di servizi piccoli dentro un’esperienza grande. Al suo interno, una fontanella o una panchina o una rastrelliera o una presa elettrica e un cestino saranno dettagli in grado di trasformare le infrastrutture del luogo.

Ma ci piace un’idea così pure perché si basa sulla mobilità lenta, che – inevitabile – significa economia locale. Prova a pensare: bar, agriturismi, B&B, aziende agricole e florovivaistiche, piccoli negozi, produttori locali… Lungo la strada, in tanti siamo già affacciati e disponibili.

Insomma, che il paesaggio possa produrre – accanto alla necessaria qualità della vita – germogli economici non è uno slogan buttato là. È un fatto, lo sai.

Le ciclostazioni, dunque, non raccontano soltanto la mobilità slow: raccontano il modo in cui un territorio sceglie di prendersi cura delle persone e del proprio paesaggio. Come accoglie, mantiene, cura, accompagna nel viaggio e tra i simboli della sua storia.

👉 Il luogo continua

Noi di Linea Verde Nicolini vogliamo continuare a dare eco a iniziative come Bici in Francigena: di respiro territoriale ed europeo. Iniziative che hanno l’obiettivo manifesto di mettere in primo piano il paesaggio, i comuni, il turismo lento e l’identità della Tuscia. Questo significa proprio parlare de IL LUOGO. Anzi, fare per il luogo!

👉  Hai un progetto per questo territorio? Raccontacelo!

Line Verde Nicolini
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