fiori di pesco su rami in primavera

Ti piacerebbe prepararti, insieme a noi, a una passeggiata serale tra i campi? Manca poco – infatti – a un appuntamento che in tutta la Tuscia (e non solo!) ha un che di mistico, oggi forse anche un po’ new-age, ma che per noi è soprattutto fatto di poesia e radici nel territorio.

Perché anche quest’anno si avvicina, sì, la Notte di San Giovanni (23-24 giugno).

Nel Viterbese è una nottata davvero magica, sospesa tra riti pagani e tradizioni cristiane. Un momento che fa davvero venir voglia di partecipare e – prima e dopo – di raccontare.

Raccontiamo, dunque, chi da sempre celebra la Notte di San Giovanni raccogliendo l’Iperico o l’Artemisia. Raccontiamo, poi, chi si avvicina – magari per la prima volta – alla preparazione della nota ‘Acqua di San Giovanni’: un infuso che soprattutto i più anziani credono doni salute, bellezza e protezione. Se lasciato all’aperto a raccogliere la rugiada.

Così il nostro blog oggi si trasforma in una voce che osserva e narra, senza giudicare le credenze popolari: senza esaltarle né demonizzarle. Soltanto camminandoci dentro, con te, per coglierne il profumo antico e la dolce suggestione.

Una notte sospesa tra natura, tradizione e solstizio

Una notte è comunque sempre un passaggio: un ponte tra ciò che si conosce già e ciò che si apre, di cui possiamo più o meno ignorare le possibilità positive o negative. Una notte è sempre – in qualche modo – un’attesa: sognando oppure temendo, pregando o semplicemente sperando per il futuro. Con un necessario atto di abbandono, nel sonno e nell’attesa, a ciò che magari non è del tutto ponderabile.

Così anche il passaggio tra il 23 e il 24 giugno si colora per tradizione di un senso di sospensione ancora più forte. Ma stavolta l’attesa si fa anche corale e condivisa, perché il solstizio d’estate è nel cielo di tutti. E il fuoco e la rugiada e le erbe della terra sanno di promessa per ciascuno.

La Tuscia è, da tempo immemorabile, una terra molto ‘porosa’ rispetto a questo tipo di celebrazioni e memorie. Perciò continua ad accogliere in se stessa con naturalezza il rito millenario della Notte di San Giovanni, fondendo insieme – come spesso accade – le tradizioni pagane legate alla stagione con la ricorrenza cristiana collegata al Battista.

Fertilità. Purificazione. Salute. Sono questi i fili che legano insieme – metaforicamente, ma forse anche nella sostanza materiale del lavoro di tante mani – la scelta della Lavanda o della Menta e di tutte le altre erbe.

Così il culmine dell’estate, quando il sole è al massimo vigore, diventa ancora oggi possibilità di rinascita, che – dalla natura – arriva anche a noi. Noi che siamo spesso gente moderna e stressata da ritmi altrettanto poco naturali, ma forse proprio per questo ci ritroviamo curiosi e bisognosi di fare un passo indietro. Perché ci scopriamo affamati di un’occasione che ci restituisca uno spazio di connessione autentico e fiducioso.

Le erbe di San Giovanni: raccolta, usi e significati popolari

foglie di pesco deformate con bolla del pesco

C’è dunque – come ti è già chiaro – un cuore verde in questa passaggio buio e magico, che da secoli si ripete.

In particolare per questo, certo, ne vogliamo parlare qui. Perché uno dei protagonisti, come ti dicevamo, è l’Iperico: non a caso, chiamato appunto ‘Erba di San Giovanni’. E poi fanno la loro comparsa gioiosa la Salvia, il Rosmarino, la Ruta, la Mentuccia e il Finocchietto Selvatico. Senza certo dimenticare quelle altre erbe di cui già di abbiamo fatto assaggiare il profumo, qualche riga sopra.

Tutte si mescolano, e cantano e incantano intrecciandosi insieme, dal momento della preparazione della Notte di San Giovanni ai giorni a seguire. Unendo non solo gli usi tradizionali e simbolici dell’acqua, ma anche il più vasto rapporto dell’uomo col paesaggio.

È proprio questo che in particolare affascina noi che di giardini e di panorami ci occupiamo tutti i giorni: il nesso robusto con le conoscenze popolari, che non vanno mai dimenticate e sempre possono tornare utili a una revisione dei nostro approccio ecologico e sostenibile; e poi la potenza della narrazione collettiva di stagioni, risorse, rispetto reciproco. All’interno dell’ambiente che tutti ci ospita.

L’Acqua di San Giovanni e la rugiada della notte

Ma non ci sono solo le erbe e le piante: c’è anche la rugiada a fare la sua parte nel rito dell’acqua lasciata all’aperto durante la Notte di San Giovanni. E anche questo per noi giardinieri, che nel quotidiano ci occupiamo dei preziosi equilibri tra acqua e terra, è molto importante. Non solo una suggestione evocativa.

Il rito, d’altronde, prevede d’immergere i fiori raccolti in precedenza dentro una bacinella. Ed è lì che l’acqua profumata incontrerà la brina, ai primi raggi del sole d’estate. Beneficio indiscusso, che parla in modo evidente di purezza e risveglio autentico.

Il gesto di sciacquarsi il viso al mattino con quel liquido odoroso, tramandato nelle famiglie della Tuscia, è potente e semplice. L’anima della Notte di San Giovanni è tutta in questa congiunzione, più che astrale: poetica e concreta.

Tradizioni popolari nella Tuscia: tra racconti, fuochi e convivialità

potatura del pesco in inverno con forbici da giardinaggio

Tuttavia non è solo il rito dell’Acqua di San Giovanni a contraddistinguere la Notte. L’attesa è piena di tante tappe ed azioni.

  • C’è il liquore nocino, che nella Tuscia è pure tradizione preparare con le noci acerbe, ancora intrise di rugiada, sempre la mattina del 24.
  • Ci sono i riti del fuoco: falò – per altro molto comuni nell’antichità – accesi per purificare e propiziare il raccolto, simbolici dell’unione tra acqua e calore, luna e sole.
  • E poi i cosiddetti ‘presagi d’amore’, per cui le giovani donne raccoglievano erbe specifiche da mettere sotto il cuscino. Una sorta d’invito al sub-conscio, affinché le portasse a sognare il futuro sposo.

Tutti questi stadi diversi della lunga Notte di San Giovanni s’iintegrano in tempismo perfetto, d’altronde, con altre veglie e racconti tipici della zona in cui ci troviamo. Si tratta di una sorta di dimensione collettiva del paesaggio rurale, dove non solo le erbe sono appese alle porte oppure i falò vengono lasciati scoppiettare. Tutto qui dialoga, quasi come mille anni fa.

Nella nostra zona numerosissime pratiche antiche sopravvivono in forma non solo simbolica, quanto piuttosto per sottolineare in concreto il rapporto ancora profondo tra le persone e la terra.

Insomma, ci sono tradizioni che continuano a sopravvivere, perché sono il mezzo più trasparente e tangibile di una realtà ancora viva.

Custodire il paesaggio significa custodire anche la memoria

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👉 Il luogo continua

Ogni stagione lascia un segno.
Ogni passaggio costruisce qualcosa che resta.

La Trinità è anche questo: un intreccio di storie, lavoro e paesaggio che cambia nel tempo, senza mai perdere il suo senso.

Se ti è capitato di attraversare questi spazi — anche solo per un momento — allora, in qualche modo, ne fai già parte.

Line Verde Nicolini
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