L’Albero della Vita a Capranica: radici che restano, rami che continuano
Tutto parte sempre da un puntino sulla mappa, nella vita. E nella vita delle generazioni di bambini e ragazzi di Capranica l’Acquaforte è un puntino molto colorato: il palco perfetto per i pomeriggi di tante stagioni, in mezzo alla natura spettinata e verdissima ‘for di porta’. Giochi, battaglie, piccoli e grandi amori.
Tutto prende forma, dunque, da un teatro naturale, parco aperto a fare entrare in sé tanto le ultime case che i boschi sulle colline, a pochi passi dai giardini pubblici de La Quercia (quelli intitolati proprio a nostro nonno, Corrado Nicolini). E dove, se non lì, possono prendere forma nuove idee, nuove famiglie di uomini e di piante?
Per questo, ridisegnato con un tratto ancora più forte, il Parco della Fonte dell’Acquaforte quest’anno è stato prescelto per ospitare il progetto L’Albero della Vita, appoggiato con grande entusiasmo e determinazione dalla Amministrazione Comunale e portato avanti dalla Associazione Freedom.
Storie che riemergono dalla memoria
Perché all’Acquaforte? Perché qui c’è una sorgente (una delle tante della zona) di acqua ferruginosa: dal sapore deciso e particolare. Ed anche la presenza di quest’acqua ha determinato, nel tempo, la fortuna locale del luogo. Un angolo molto suggestivo e pieno di pace, parte del Monumento Naturale dei Valloni della via Francigena.
Da quest’acqua possono dunque continuare a ri-emergere frammenti di racconti e di memorie davvero incredibili, più piccoli e più grandi. In uno spazio aperto dove le nuove piante rappresentano la possibilità concreta di continuare a creare futuro condiviso e sostenibile. Perciò questo è sembrato il posto giusto per la nuova edizione de L’Albero della Vita di Capranica.
Il filo de L’Albero della Vita
Anche quest’anno le iniziative legate a L’Albero della Vita sono state diverse: un girotondo di segni e appuntamenti, organizzati tutto intorno alla piantumazione di nuovi alberi, necessari a valorizzare il territorio e l’ambiente.
Per questo il 18 aprile u.s. c’era anche la nostra azienda&famiglia, insieme a tante altre, a piantare la sua piccola Quercia. La storia continua.
C’è poi una voce diretta e appassionata che il progetto lo accompagna da vicino, e che accogliamo qui con grande piacere. Perché un albero così non si racconta da una sola prospettiva.
Si tratta della voce dell’assessora Stefania Andreoli. Per lei, per noi e per te restano allora alcune domande aperte, che attraversano questa proposta e chi la vive:
- può un gesto pubblico mettere insieme memorie e speranze dei singoli individui?
- quando un progetto diventa davvero comunità?
Secondo noi queste sono tutte esperienze possibili e auspicabili. Una riflessione profonda, densa di significati e di azioni ancora possibili.
Stefania Andreoli racconta il progetto e la sua evoluzione
Sì, a questo punto, abbiamo chiesto direttamente a Stefania – che il progetto lo segue da vicino – di aiutarci a guardarlo meglio nella sua interezza. Perché L’Albero della Vita, a Capranica, non nasce da un gesto isolato. È qualcosa che si è costruito in molti anni, attraversando persone, passaggi amministrativi, momenti difficili e nuove ripartenze.
“Il progetto L’Albero della vita– ci spiega – s’inserisce in un quadro più ampio, nazionale: nei comuni sopra i 15.000 abitanti esiste l’obbligo di piantare un albero per ogni nuovo nato; mentre nei centri più piccoli, come Capranica, si può scegliere una modalità più flessibile, spesso legata all’intera annata”.
Poi Stefania continua, sempre con la voce fresca ed entusiasta di una ragazzina: “A Capranica, questo percorso ha trovato una direzione precisa grazie all’impegno di Antonio Cocozza, detto Totò, che ne è stato il primo vero promotore. Prima del 2017, però, le piantumazioni avvenivano in modo discontinuo: senza una continuità reale. Dopo qualcosa cambia: il progetto viene ripreso con convinzione e, già dal 2018, si torna a piantare con regolarità. Quell’anno segna un passaggio importante: circa 300 bambini coinvolti, frutto di più annualità, e l’avvio delle piantumazioni nella zona di San Rocco”.
“Da allora – racconta ancora Stefania – L’Albero della Vita continua a crescere, anno dopo anno. Le aree vengono individuate insieme all’ufficio tecnico e con il supporto delle realtà locali – vivai e aziende del territorio – che contribuiscono con competenze, suggerimenti e spesso anche con donazioni”. Sorride soddisfatta ed anche con riconoscenza verso tutti.
“Il numero degli alberi varia in base alle nascite, e proprio questo dato – purtroppo – racconta anche un’altra realtà: il calo demografico. Quest’anno, ad esempio, i nuovi nati sono stati venti. Un numero piccolo piccolo, che invita davvero a riflettere”.
Sì, c’è davvero da pensare su questa povertà generale di nascite. Ma Stefania rimane positiva e aggiunge subito che ciò che resta forte è il valore del gesto. Durante la cerimonia, descrive come se ci trovassimo ancora tutti lì, nulla è lasciato al caso: le famiglie partecipano attivamente, i bambini prendono parte alla piantumazione, ciascuno riceve un ricordo simbolico. Una parola sola sintetizza tutto questo: bello.
“È un momento condiviso, semplice e concreto, che costruisce un legame destinato a durare. Non è raro, infatti, che le famiglie tornino nel tempo a prendersi cura ‘del proprio albero’, segnalando problemi o chiedendo che venga sostituito se danneggiato. Così… Anche nei momenti più difficili, come durante la pandemia, questo legame non si è interrotto. Quando non è stato possibile incontrarsi, davanti al Comune è stato allestito un grande ramo decorato con i nomi dei bambini nati: un gesto diverso, ma capace di mantenere vivo il significato dell’iniziativa”.
Un invito che è già un gesto
Ogni anno, tutto inizia con una lettera. Un invito semplice, rivolto alle famiglie, che contiene già il senso profondo dell’iniziativa:
“Metteremo a dimora un albero che crescerà insieme a vostro figlio…
È meraviglioso immaginare di unire virtualmente le radici degli alberi a quelle di noi esseri umani.”
Il giorno della piantumazione
Poi arriva il momento condiviso. Le famiglie si ritrovano, i bambini partecipano, uno ad uno vengono chiamati per ricevere un attestato e un piccolo dono.
Quest’anno, ad esempio, una matita con un seme incorporato: un oggetto semplice, che porta con sé la stessa idea del progetto: qualcosa che continua a crescere, anche dopo.
Intorno, una comunità intera: istituzioni, associazioni, volontari e realtà del territorio.
È in questo intreccio che il gesto individuale diventa qualcosa di più grande.
Ritorno al presente, apertura al futuro
Quello che resta non è mai fermo. Anche nel caso del progetto L’Albero della Vita. Così Capranica continua a prevedere piantumazioni, con iniziative pubbliche e private simili a quella avvenuta lo scorso aprile. Garanti di questo sviluppo verde sono realtà del territorio come la nostra, numerose e diverse. Dall’asilo comunale a molte aziende ed associazioni attive nella zona, che aderiscono a progetti di sostenibilità ambientale.
Un’iniziativa che cresce, stagione dopo stagione, intrecciando forza, memoria e legame con la natura. Mentre Capranica, intanto, continua a tifare per la vita. Pianta, accoglie, immagina.
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Ogni incontro, nel corso degli anni, ha contribuito a costruire quello che siamo oggi.
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