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Una questione che ci riguarda tutti: diamoci una mano

 

Perché diventare un’azienda carbon neutral? Anzi, perché diventare anche di più che carbon neutral? Non è la prima volta che ce lo domandiamo, guardando sia a noi stessi che ai nostri clienti, pubblici e privati.

I vantaggi sono diversi. I più importanti forse si contano sulle dita di una mano, ma – a cascata da una scelta di questo tipo – le cose buone di sicuro si possono moltiplicare. Se ci pensi, è quasi ovvio. Eppure… Eppure non per tutti è facile fare ‘il salto’. 

Proviamo anche noi, allora, a facilitare questo passaggio; e a tendere la mano, per esempio, alle Associazioni che appunto si prodigano per sensibilizzare l’opinione pubblica e le imprese. Per un piano comune verso l’impatto zero del carbonio, dove – tra l’altro – gli alberi e il verde faranno la loro buona parte di lavoro.

Ma torniamo alle motivazioni per impegnarsi come produttori e imprenditori alla salvaguardia del Pianeta, sottoscrivendo azioni concrete a favore della tutela dell’ambiente.

  1.  Intanto, al primo posto c’è una constatazione molto bella in termini etici nonché allettante in ambito di business: specialmente in questo caso – come ha avuto modo di sottolineare lo stesso Bill Gates in “Taskforce on scaling voluntary Carbon Markets” – chi ha la risolutezza di fare ora questo passo non solo aiuta altruisticamente a evitare la catastrofe climatica. Chi trova questo coraggio adesso e subito si attrezza – nel contempo – per essere vincente sul fronte economico. Immettendosi nella rete virtuosa di chi può produrre, acquistare e finanziare ormai richiestissime soluzioni sostenibili.
  2. D’altronde, l’impegno per la Terra e il futuro sta diventando anche sinonimo di attrattiva di talenti. Deloitte ha pubblicato un’interessante ricerca in questo senso, in cui l’80% dei giovani (Millenials + GenZ) dichiara di ritenere strettamente necessario l’intervento anche da parte delle imprese nella lotta al cambiamento climatico. Dare spazio a queste forze nuove è dunque un segno di lungimiranza industriale
  3. Dagli stessi punti precedenti deriva un vantaggio competitivo: sempre più velocemente, a parità di prodotto/servizio, le aziende sostenibili stanno diventando più concorrenziali. A supporto di ciò… Sai, per esempio, che nel Rapporto Coop 2020 il 55% degli intervistati italiani ha dichiarato che a dirigere le proprie scelte d’acquisto, subito dopo il rapporto qualità/prezzo, c’è proprio la sostenibilità ambientale? A noi fa particolarmente piacere, questo dato. E, nell’ambito dei nostri rapporti di lavoro e di partnership, vorremmo moltiplicarlo per mille.
  4. Continuando a elencare i vantaggi concorrenziali dovuti all’essere un’azienda carbon free, c’è il fatto che – se si aderisce a questo paradigma – ci si ritrova in vantaggio anche al livello normativo. E stiamo parlando non solo di Europa, ma di tutto il panorama internazionale. Con le conseguenti agevolazioni (o per contro restrizioni) legali.
  5. E poi c’è la reputazione, che certo non è acqua (!). L’assunzione di responsabilità e il vero impegno dell’azienda nel ridurre il proprio impatto creano una risonanza positiva non solo tra i propri clienti già fidelizzati, ma anche tra partners vecchi e nuovi, dipendenti e collaboratori. Migliora, come si dice, l’awareness e si crea una sorta di alone positivo attorno al marchio. Qualcosa che, tra l’altro, porta inevitabilmente a creare più iniziative e a coinvolgere maggiormente tutto l’entourage aziendale. Magnifico, non trovi?
  6.  Infine, ci sono i finanziamenti. Come già saprai, l’impatto ambientale sta diventando un criterio di riferimento nel valutare verso quale azienda rivolgere i propri finanziamenti e investimenti. Il presidente di BlackRock, la più grande società d’investimento al mondo, suggerisce che le aziende con una strategia a lungo termine e ben articolata per affrontare la transizione verso le zero emissioni nette si distingueranno proprio per la loro capacità di ispirare fiducia. Insomma, vincenti un po’ su tutta la linea.

Eccoci qua. Non è certo un caso che Netflix, LG Electronics, Amazon, ENI, IKEA, Apple, P&GNon è certo un caso che numerose multinazionali si sono date l’obiettivo di diventare a zero emissioni tra il 2022 e il 2040.

Questa notizia – se ci pensi – diventa una sorta d’implicito invito anche per chi è più piccolo, ma non per questo potenzialmente meno veloce e significativo nella rivoluzione verde (anzi…). E quindi per tutti noi che, messi assieme, possiamo davvero operare per azioni efficaci e compatibili con l’ambiente autoctono. 

Pensaci. Noi e i nostri Clienti, magari aggregandoci attorno all’azione dimostrativa e di comunicazione di opinion leader autorevoli, possiamo in effetti agire giorno per giorno sull’impatto in termini di emissioni di CO2. Del resto, non esiste attività al mondo che sia esonerata da questa responsabilità: tutte le aziende, di qualsiasi tipo, rilasciano nell’atmosfera anidride carbonica. E di fronte a questa verità non c’è che fare cordata, cercando le soluzioni più giuste (anche in termini di nuove piantumazioni di alberi!) con chi tra noi è più esperto.

La promessa di arrivare a produrre zero emissioni nette in un anno non può essere, allora, una promessa da marinaio. Ma deve diventare un piano irrinunciabile, in cui si fanno calcoli onesti e precisi, impostando una vera e propria strategia. Un piano che – come tutte le strategie aziendali – si prefigura un percorso e dei progetti certificati, appunto con lo scopo principale di imprigionare CO2.

Già, i progetti (!). Sapevi che anche la tua azienda può finanziare progetti certificati di tutela ambientale? Potrai ottenere in cambio crediti di carbonio (i cosiddetti Carbon Credits o, a livello internazionale, i Verified Carbon Standard). Tra questi tipi di progetti ci sono anche quelli che preservano aree forestali. 

I verbi del prossimo futuro nelle aziende sono ridurre, rendicontare e compensare. In mezzo a tutte queste cose da fare ce n’è un’altra estremamente naturale: piantare alberi. E in questo possiamo essere d’aiuto proprio noi. 

Per saperne di più:

1.«Taskforce on Scaling Voluntary Carbon Markets», Novembre 2020.

2.«Consultation: Nature and Net Zero», World Economic Forum in collaboration with McKinsey & Company, Gennaio 2021. 

3. «2021 Restart , il nuovo inizio per l’Italia e gli Italiani», Rapport Coop 2020. 

4.«Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile», Lifegate, Gennaio 2020. 

Di stagione in stagione.

 

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di Linea Verde Nicolini

Line Verde Nicolini
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