Da una foglia al paesaggio: cosa ci insegna il MAXXI
Una frase letta in una recente intervista ci riporta dentro l’esperienza che stiamo vivendo in prima persona: il progetto del MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo di Roma. Dal paesaggio urbano ai cantieri, dalle persone alle idee, proviamo allora a raccontarti cosa sta lasciando anche a noi questo percorso.
L’intervista è quella che Bas Smets – architetto paesaggista belga – ha rilasciato a Vanity Fair, e che ci ha appunto dato l’occasione di sentirci ancora più coinvolti in un progetto cui, insieme all’architetto Federico Bordin, Linea Verde Nicolini sta partecipando in modo diretto.
Le parole di Smets ci riportano, infatti, verso un tema che sentiamo molto vicino al nostro cuore: il verde non come semplice decorazione, ma come parte attiva dei luoghi, della vita quotidiana e del modo in cui le persone abitano gli spazi.
“Ogni foglia conta”: tra le diverse riflessioni presenti nel discorso del noto paesaggista è dunque soprattutto questa che ci ha colpiti. Una frase breve, semplice solo in apparenza.
Quando il paesaggio diventa racconto, città e progetto
Cosa significa davvero dire che “ogni foglia conta”? Per noi significa parlare di cura.
Una cura che non si misura soltanto nei numeri, pur importanti. Al MAXXI si stanno piantando oltre 1200 alberi e arbusti: un intervento che di sicuro non appartiene alla quotidianità.
Perché il valore di un progetto non sta soltanto nella sua dimensione.
Sta nel fatto che ogni elemento – un albero, una radice, una foglia, un angolo ombroso, un percorso… – entra in relazione con altre parti e così contribuisce a costruire un equilibrio.
Insomma, la natura ci insegna questo: non esistono dettagli irrilevanti. Ed è forse qui che la cosiddetta ‘nuova ecologia urbana’ incontra qualcosa di molto antico.
Perciò noi che ci portiamo sulle spalle 161 anni di generazioni di giardinieri sentiamo questa idea particolarmente vicina: osservare, rispettare e costruire relazioni tra luoghi, persone e paesaggio.
Dal MAXXI a Linea Verde Nicolini: il verde che cambia i luoghi
Gli interventi ai quali stiamo prendendo parte presso il Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo ci stanno mettendo davanti a domande che probabilmente porteremo con noi anche in altri progetti futuri. Per questo ci piace trasformare subito questo articolo in un piccolo racconto corale.
Più che descrivere soltanto il risultato finale, infatti, vorremmo entrare dentro il percorso: nelle persone, nelle osservazioni e nei dettagli che spesso restano dietro le quinte.
Federico Bordin comincia a raccontare qui un piccolo frammento dell’esperienza condivis. E poi non mancherà il modo, pensiamo, di riparlarne anche col nostro Giulio Morera e altri professionisti coinvolti. Ognuno potrà in successione raccontare la propria esperienza: sulla scia di un progetto importante, di scadenze pressanti e di obiettivi cui si è partecipato.
Federico Bordin: servizio, interpretazione e condivisione
“Il lavoro sul MAXXI è stata una delle rare occasioni in cui mi sono trovato – insieme a Giulio Morera e a tutto il team di LVN – ad assumere la direzione tecnica di cantiere di un progetto non ideato direttamente da me. E questo cambia molte cose. Perché l’impegno non consiste soltanto nel portare a termine il cantiere nel migliore dei modi, ma anche nel mettersi al servizio delle idee del progettista: idee che arrivano sulla carta e che poi devono prendere vita, essere interpretate e tradotte nello spazio reale.
Naturalmente non è stato un lavoro individuale. Anzi, uno degli aspetti più interessanti è stato proprio il confronto continuo con la grande équipe coinvolta nel progetto: dagli architetti del MAXXI, che si sono dimostrati committenti molto attenti e partner di riflessione davvero stimolanti, fino a tutte le figure tecniche e operative presenti in cantiere.
Mi piace qui ricordare anche Pierfrancesco Malandrino, agronomo forestale che ha seguito gli esecutivi del progetto insieme al progettista belga e che ha rappresentato un importante riferimento operativo sul territorio.
Ma ho avuto inoltre la fortuna di operare proprio accanto a Bas Smets durante una fase cruciale del progetto. Per circa una settimana o dieci giorni – infatti – lui è stato a Roma per seguire il cantiere, in particolare la modellazione del terreno e la posa delle alberature principali.
In quei giorni tutto il team Nicolini – a partire da Andrea, che ha svolto un lavoro eccezionale con l’escavatore – ha partecipato alla costruzione di questa nuova topografia urbana: colline leggere, quasi modellate dal vento, secondo la visione di Smets.
Ed è stato molto interessante vedere come un’idea progettuale così forte si concretizzi poi davvero sul campo. A tratti persino in modo molto fisico e collettivo: ricordo così interi pomeriggi passati insieme agli architetti del MAXXI con i rastrelli in mano, a dare forma al terreno.
Credo che uno degli aspetti più affascinanti del lavoro di Bas Smets sia proprio questo suo approccio ecologico al paesaggio. Non si tratta semplicemente di inserire del verde ornamentale nello spazio urbano, ma di osservare i processi naturali, interpretarli e cercare in qualche modo di tradurli dentro la città.
Nella scelta delle piante, nella disposizione delle alberature e persino nella forma del terreno c’è la volontà di codificare e reinterpretare quei meccanismi che avvengono spontaneamente in natura, trasformandoli in un’isola di verde nel cuore della città.
Per questo, da progettista, considero la direzione di cantiere non soltanto come un’attività tecnica finalizzata alla corretta esecuzione del lavoro, ma anche come un’occasione per osservare, imparare e lasciarsi ispirare…. In qualche modo, anche ‘rubare con gli occhi’.
Confrontarsi con un approccio così visionario, contemporaneo e orientato ai temi dell’ecologia urbana è stato senza dubbio uno degli aspetti più stimolanti di questa esperienza.
Del resto, intanto, il progetto continua a prendere forma anche nella vita quotidiana della città: il prossimo 18 giugno – per esempio – è prevista infatti l’inaugurazione ufficiale di piazza Alighiero Boetti, appunto davanti al MAXXI. Una cerimonia pensata pure come momento pubblico e condiviso per tutto il quartiere. Il progetto, d’altronde, prevede oltre alla ristrutturazione di questi spazi esterni anche l’ampliamento del museo”.
Federico Bordin | architetto paesaggista e direttore tecnico per LVN del progetto
Conclusioni
Raccontare i cantieri significa forse proprio questo: non mostrare soltanto un prima e un dopo, ma provare a capire quali persone, relazioni e idee si muovono dietro un luogo, un paesaggio che rinasce.
Ogni skyline, in fondo, non è mai soltanto qualcosa che osserviamo: non è un dato di fatto che ci viene consegnato già compiuto. È qualcosa che, ogni giorno, continuiamo a costruire insieme.
Per noi questo progetto rappresenta ovviamente un’occasione di crescita e confronto: un modo per continuare a osservare da vicino approcci differenti, visioni contemporanee e nuove forme di relazione tra paesaggio, città ed ecologia urbana.