Architettura medievale in peperino nel centro storico di Viterbo con archi e palazzi in pietra

La conosci già, la Tuscia? Beh, se la conosci non puoi non amarla ‘in modo solido’, pensiamo. Sì, perché è un posto dove le pietre danno consistenza a tutto: a volte sembra persino al vento e al cielo.

E se invece ancora non sei passata/o di qui… Beh, allora forse è proprio questa l’occasione per cominciare a immaginare una terra completamente costruita nella roccia. Meglio, nel tufo e col peperino. Dunque sfumature non solo di grigio, ma anche di giallo e rosso, bruno e bianco.

Questa solidità intrinseca si fonde in modo inscindibile col paesaggio: le città, i paesi, i piccolissimi borghi dispersi come qualche chiesetta solitaria… Tutto, dall’epoca degli Etruschi ad oggi, è nella Tuscia Viterbese un rincorrersi di queste pietre. A volte sono possenti, a volte sbucano dal bosco o dal ciglio di una strada. Ma non latitano mai.

Una storia scolpita nella roccia

Tagliata etrusca scavata nel tufo lungo antica via nella Tuscia

Hai ragione tu: ci sono civiltà costruite sopra la terra; e ce ne sono altre che, invece, sono nate e continuano a svilupparsi dalle viscere: dentro la terra stessa. Basti pensare, tra tutte, alla Basilicata. Ma anche la Tuscia appartiene alla seconda categoria.

Infatti qui l’architettura storicamente non è mai stata un elemento sovrapposto al paesaggio: si è stata piuttosto la sua naturale prosecuzione. Quando, in maniera maldestra – soprattutto negli ultimi decenni – ci si è troppo distaccati da questo principio, lo strappo è risultato lacerante. Una ferita che urla per essere rimarginata, per esempio tornando subito a camminare e a guardare più da vicino le forre, le pareti antiche e il colore dei terreni fertili di origine vulcanica.

I laghi (Bolsena e Vico, grande e piccolo) e le colline aprono senz’altro lo sguardo a pensieri dolci e rilassanti. Ma dentro i boschi non c’è solo bellezza poetica: c’è tufo poroso e permeabile al tempo, che tuttavia è pur sempre roccia e sostanza.

Così i tanti borghi arroccati (preparati ad andare a vedere come in una sorta di pellegrinaggio i centri storici di Civita di Bagnoregio e di Sutri e di Vitorchiano…) hanno la loro fragilità tufacea, ma anche il loro messaggio forte e chiaro: resistiamo nel tempo. Eccome se non resistiamo!

I vulcani, del resto, hanno pure lasciato la scia grigia e rilucente del peperino. Di lei si sono nutrite le magnifiche architetture medievali di Viterbo, con i profferli che si affacciano sulle vie. E di lì echeggiano, via via, fino ai castri meno conosciuti.

Nulla – in tutto questo – disconosce questi due materiali fondativi: il tufo e il peperino, il peperino e il tufo. Dalle fagete e dai castagneti dei Monti Cimini ai vigneti e agli uliveti della bassa Tuscia. Passando per le onde ormai vastissime dei noccioleti.

Già, gli Etruschi non erano certo degli stupidi. Trovarono subito in questo paesaggio e nelle sue rupi il luogo ideale per costruire le loro necropoli e per scavare le cosiddette ‘tagliate’: passaggi mozzafiato incisi appunto nel tufo. Ancora oggi le scorgi, come fossero torrenti di montagna che corrono a ricongiungersi a un fiume, ai lati delle strade maggiori intorno a Viterbo.

In questo ambiente rurale incontaminato e ricco di tanta storia – tra aree naturali protette e gioielli artistici di grande valore – il tufo e il peperino non restano preponderanti solo per un fatto di abbondanza, utile a risolvere le necessità dei costruttori. Sono qualcosa di molto più profondo: materiali che hanno avuto origine nel magma del sottosuolo. E poi si sono inerpicati come edera sulle scale delle case medievali o nelle volte delle chiese.

Il tufo: leggerezza, porosità, memoria

Civita di Bagnoregio arroccata su rupe di tufo nella Tuscia

Bene, cominciamo proprio dal tufo, che – come abbiamo già detto – è una roccia di origine vulcanica. La sua caratteristica è di essersi formato da sedimentazione e compattazione di ceneri e lapilli. Perciò è poroso, relativamente leggero, facilmente lavorabile.

Chiaro. Queste caratteristiche gli hanno permesso d’imporsi nei secoli come soluzione ideale per costruire abitazioni e cantine, cunicoli e ambienti ipogei. Interi borghi – non solo come la famosa Civita di Bagnoregio, ma anche come la nostra Capranica – sembrano scolpiti nella rupe tufacea su cui poggiano.

Questa pietra non è ‘aggressiva’, come dicevamo un po’ anche prima. Ma respira e assorbe umidità, regola quindi in modo naturale la temperatura, dialogando con la luce in modo morbido. Il suo colore caldo – dal giallo al miele – accoglie il verde con naturalezza. Dunque, sì, è una pietra che accompagna bene ogni giardino.

Il peperino: l’anima di Viterbo

Profferlo medievale in peperino con scala esterna nel centro storico di Viterbo

Se il tufo è poroso e caldo, il peperino è compatto, grigio e deciso.

Sì, anche lui è di origine vulcanica: esattamente si tratta di una pietra piroclastica, molto diffusa soprattutto nell’area di Vitorchiano e Soriano del Cimino. Ma la sua fortuna e il suo nome sono legati prima di tutto alla città di Viterbo, dove è stato utilizzato per secoli in elementi strutturali e decorativi. Una bellezza unica e antica.

Portali, architravi, mensole, pavimentazioni, fontane… Sono questi gli elementi dove il peperino impera, a Viterbo e poi in tutta la Tuscia. In particolare a renderlo famoso nel mondo sono stati i profferli: quelle scale esterne che segnano in modo romantico e molto distintivo l’identità visiva della zona.

Il peperino è resistente, più compatto del tufo, meno fragile. È la pietra della soglia, della struttura, del dettaglio che deve durare. Anche nell’architettura del paesaggio e del giardino.

Architettura e paesaggio: un dialogo che continua

Pur con qualche inciampo nel corso del tempo, tufo e peperino non sono solo memoria. Entrano ancora – per fortuna – nella grammatica progettuale di oggi.

Così, nei giardini storici e contemporanei della Tuscia, queste pietre continuano a dialogare con:

  • muri di contenimento;
  • scale esterne;
  • corti interne;
  • lavatoi e piccole fontane;
  • pavimentazioni drenanti;
  • bordure che incorniciano siepi e piante da frutto.

Il contrasto tra il grigio del peperino e il verde intenso delle siepi è un equilibrio naturale.
Il tono caldo del tufo esalta l’ombra degli olivi, la luce primaverile, le foglie giovani.

Non è una questione soltanto estetica. Si tratta, diremmo noi, di coerenza. La coerenza che porta a progettare senza ignorare la storia, per non perdere un pezzo importante del linguaggio che questo territorio ha sempre parlato.

In conclusione: un materiale non è solo materia

Il tufo e il peperino raccontano una verità semplice: l’architettura della Tuscia è figlia della sua origine vulcanica. E forse è proprio questa la lezione più attuale: non si può costruire contro il paesaggio. Si deve costruire con esso. In sintonia. Quasi in simbiosi. Come avevano capito bene i nostri antenati.

Anche il verde, quando è progettato con consapevolezza, diventa parte di questa continuità: non decorazione, ma struttura viva. Ed è lì – tra pietra e radice – che il territorio continua a raccontarsi.

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di Linea Verde Nicolini

Line Verde Nicolini
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