spartito musicale manoscritto di viva capranica

Non fraintenderci: non stiamo parlando del Natale con l’albero addobbato sulla via Cassia, le luminarie nel centro storico del paese, la Befana sui tetti e giù per i camini, i bellissimi presepi preparati in particolare nella chiesa di San Giovanni (ma non solo!). Di quello – perché no?! – ci sarà modo di parlarne, poi.

Intanto, grazie a questo articolo di oggi, vogliamo farti scoprire un’altra data spartiacque: per niente invernale e certamente non ancora ‘internazionale’, ma molto importante per noi che abitiamo questi luoghi della Tuscia e questa storia locale. E si tratta, appunto, del dies natalis di Capranica. La ‘piccola verde patria’ di Papà/Nonno Pier Luigi.

Pronta/o? Lo facciamo nelle prossime righe, se ci vuoi seguire nel percorso. Sarà – come vedrai presto – una strada fatta di punti di vista e qualche saliscendi: invenzioni, interruzioni ed eredità.

Una via lungo la quale ci farà da cicerone Fabio Ceccarini. Lo abbiamo incontrato di recente e, tra una bibita fresca e qualche incontro sulla via, lo abbiamo intervistato sull’argomento.

1971: l’invenzione di una tradizione civica

Il punto di partenza del Natale di Capranica non è il 1975, come Fabio ci ricorda all’inizio della nostra conversazione estiva, ma il 7 luglio 1971. Fu allora – infatti – che, su intuizione del sindaco Pier Luigi Nicolini, si svolse il primo Consiglio Comunale Straordinario dedicato alla nascita simbolica del paese.

Perché quel giorno? La data scelta a riferimento – il 7 luglio 772 – non pretendeva di offrire una cronologia dimostrabile a livello storico: era più una sorta di ‘mitizzazione fondante’, costruita collegando la distruzione longobarda di Blera e Vico Matrino alla nascita dell’insediamento capranichese. In altre parole: non la certificazione notarile di una nascita, ma il giorno nel quale una comunità decide di riconoscersi. E questo, in effetti, è diventato il cuore di tutto quel che è successo poi.

Fabio Ceccarini: una voce dentro la storia di Capranica

Fabio Ceccarini è studioso e divulgatore della storia locale, autore di numerose ricerche dedicate alla memoria, al paesaggio e al patrimonio storico e artistico di Capranica. La sua formazione iniziale è tecnica: prima di entrare nell’amministrazione comunale, dove oggi è responsabile del Settore economico-finanziario e personale, ha lavorato anche nella nostra azienda accanto a Pier Luigi Nicolini. Di quegli anni conserva un ricordo vivo e affettuoso: occasioni di lavoro, conversazioni e percorsi attraverso il territorio che hanno contribuito ad alimentare una passione per la ricerca e la scrittura già presente in lui.

Nel tempo, Fabio ha affiancato all’attività professionale gli studi universitari e un lavoro sempre più sistematico su archivi, documenti, testimonianze e memorie orali. Ha curato pubblicazioni, incontri e itinerari culturali. Anima Capranica Storica, spazio di ricerca e divulgazione attraverso il quale restituisce al paese persone, luoghi e vicende che rischierebbero altrimenti di rimanere dispersi.

Lo abbiamo incontrato perché il Natale di Capranica appartiene anche alla sua storia personale e di studioso. Fu proprio Pier Luigi Nicolini, nel 1971, a dare forma alla celebrazione civica del VII luglio; e Fabio è oggi una delle persone che meglio possono aiutarci a ricostruirne l’origine, le interruzioni e l’eredità.

La forma originaria dell’evento

collage storico e contemporaneo delle celebrazioni del natale di capranica

Siamo dunque al bar, dentro il tramonto di una giornata di fine luglio molto calda, ma vivace nel va’ e vieni della gente ‘for di porta’, quando Fabio Ceccarini ci aiuta a ripercorrere con più precisione le varie fasi di questa ricorrenza condivisa.

“Fin dal 1971 il Natale di Capranica non era concepito come una semplice festa di piazza” ci rammenta Fabio. Ed è vero, perché noi tutti ricordiamo molto bene come era stato concepito l’evento. “Comprendeva anzitutto il Consiglio Comunale Straordinario, sulla scia di iniziative importanti come l’inaugurazione della Biblioteca Civica, seguito sempre da un ricordo delle persone significative per la comunità”.

Già… Come dimenticare le prime medaglie del VII luglio!? E i riconoscimenti – commossi festosi sinceri – alle presenze civiche più vivaci e operative? Presenze davvero capaci di diventare esempi

È molto bello ripercorrere queste fasi iniziali con Fabio, perché chiarisce che con il Natale di Capranica il paese non ha mai voluto celebrare soltanto la propria nascita. Si trattava piuttosto (come si tratta ancora) di una chiara scelta di valori ai quali le persone volevano e vogliono fare riferimento. Anche nel consegnare la loro memoria collettiva.

Una tradizione può interrompersi e tornare: il 1975 e gli anni di discontinuità

pier luigi nicolini porge una rosa a ugo morera al finestrino di un treno per berlino

“In realtà – spiega Fabio – il rito civile della celebrazione del Natale di Capranica ha avuto delle discontinuità in questi decenni. In particolare proprio all’inizio. Infatti, preso come riferimento ideale il 7 luglio 772 dallo storico Trento Morera, che aveva un po’ fatto due conti sul tempo che poteva essere intercorso tra la distruzione di Blera ad opera di Desiderio (5 luglio) e la relativa discesa da Vicomatrino… Molti, lì per lì, non hanno saputo cogliere l’aspetto simbolico della scelta, dando invece la stura a diverse critiche. Talvolta, critiche anche molto aspre…”.

“Comunque si continuavano a organizzare piccole cose, sempre sulla scia – per esempio – della ‘rivoluzione toponomastica’ operata già nel ‘71. Ci sono bellissime foto che testimoniano quegli anni, sicuramente anche nell’archivio di Linea Verde Nicolini”. 

Sì, confermiamo. Papà/Nonno Pier Luigi ha conservato tante foto di quegli anni, in cui la vita del paese lo prendeva non certo meno di quella aziendale. Ne sono ancora testimonianza alcune pubblicazioni, tra le quali spicca una prima edizione del 1965 di Viva Capranica: un piccolo giornale patinato, stampato in un discreto numero di copie, integrato in una successiva tiratura con il bilancio preventivo del 1975 e appunto la condivisione del neo istituito Natale di Capranica. Numero unico dell’azienda, con tanto di lettera accompagnatoria in cui si spiegava il senso della pubblicazione e di quell’esperienza. 

Del resto, aggiunge Fabio, “bisogna dire che fu proprio quello del 1975 il vero e più importante anno in cui il 7 luglio fu festeggiato. Già dal ’76 e per un lungo periodo, infatti, le amministrazioni comunali successive non l’hanno più fatto. Solo qualche manifesto, ma niente di che”.

Occorre quindi arrivare al 2003, durante la consigliatura di Paolo Oroni, per vedere tornare in auge la celebrazione del Natale di Capranica. Allora – non certo a caso nella bella piazza 7 luglio – si convoca nuovamente il Consiglio Comunale Straordinario, consolidando finalmente l’usanza.

Il 2026: Capranica incontra la storia italiana

“L’edizione di quest’anno ha dunque conservato la matrice istituzionale – spiega ancora Fabio – però l’ha anche fatta dialogare con due grandi memorie nazionali: gli ottant’anni della Repubblica e del voto alle donne”. Così, ad accompagnare il Consiglio Comunale Straordinario sono stati ben due momenti musicali molto belli e partecipati: prima quello della Banda Comunale F. Paglia, con la consueta esecuzione dell’Inno Nazionale; poi una pièce tra teatro e musica dal titolo “We all love Ennio Morricone.

Particolarmente suggestivo è stato pure il reading “Ci invitavano a uscire!”, con Anita Caprioli e Claudia Zanella, per la regia di Raffaello Fusaro. 

“Direi che la festa di quest’anno ha saputo legare molto bene almeno tre scale della memoria. C’era ovviamente il paese (e c’erano anche tante persone di passaggio, devo dire). C’era il ricordo e la partecipazione ai valori della Repubblica. C’era un bel clima intorno a un patrimonio culturale che si sente (per fortuna nostra!) ancora forte e condiviso”.

Consegnare i frutti a chi viene dopo

Condividiamo del tutto il pensiero di Fabio, che abbiamo voluto perciò riportare quanto più possibile virgolettato nelle righe precedenti. Ma il tema del Natale di Capranica restituisce anche altre sfumature per nulla secondarie, che davanti alla nostra Coca-Cola ghiacciata sono pure tornate a galla in modo vivace e frizzante. 

“Nel 1971-72 l’amministrazione non si limitò a ricostruire il passato di Capranica. La cosa intelligente è che allora si capì che una comunità ha bisogno di poter tornare, ogni anno, a guardarsi e a rendere conto di sé. Con prospettive forse non da subito capite da tutti (anzi, sicuramente no!), ma poi rivelatesi necessarie col trascorrere del tempo. Sia osservando quello che c’è stato ieri, sia guardando le responsabilità presenti e future”. 

Nell’intervista è poi comparso un secondo passaggio molto forte, e cioè che un’amministrazione deve essere disponibile a preparare anche qualcosa i cui frutti migliori verranno raccolti solo dopo, da chi verrà poi. Magari dopo un paio di generazioni, perché no?!

Il Natale di Capranica si trasforma così in una riflessione sui ‘trapassi’ da un’amministrazione all’altra, sulla continuità delle istituzioni e sull’obbligo morale di rispettare ciò che la comunità ha infine riconosciuto come proprio.

Insomma, scegliere la propria visione del futuro significa inevitabilmente costruire qualcosa che prima o poi non ci apparterrà più, ma apparterrà a chi verrà dopo.

Tre date decisive

Ricapitolando, la storia del Natale di Capranica ha avuto almeno tre ‘curve’. Te le ricordiamo qui:

Data Passaggio

7 luglio 1971

Nascono le celebrazioni civiche del VII luglio e viene istituito il Natale di Capranica.

7 luglio 1975 L’intuizione prende ulteriore forma pubblica: Consiglio Comunale solenne, targhe e concretizzazione della nuova toponomastica.

7 luglio 2003

Dopo anni di celebrazioni discontinue, il rito civico viene ripreso e progressivamente consolidato.

Una data per tornare a scegliersi

Ogni 7 luglio Capranica non celebra soltanto il giorno simbolico della propria nascita. Torna a domandarsi che cosa desidera ricordare, quali presenze riconoscere e quale parte di sé consegnare al futuro.

È questo il filo più lungo che abbiamo cercato di seguire insieme a Fabio Ceccarini. Un filo rimasto talvolta sospeso, ma mai spezzato: dal 1971 arriva fino a noi, attraversando le interruzioni, i cambiamenti e i diversi modi in cui ciascuna generazione ha abitato il paese.

Perché una comunità, proprio come un albero, non può crescere limitandosi a custodire le proprie radici. Deve lasciare spazio ai rami più giovani, accettare nuove direzioni e preparare un’ombra sotto la quale forse riposeranno altri. Anche una festa può servire a questo: ricordarci che il futuro comincia quando qualcosa viene costruito non soltanto per noi, ma per chi verrà dopo.

👉 Le storie continuano

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Line Verde Nicolini
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