Gabriele Galileo Nicolini in ufficio

Corrado Francesco, Giulia Ambrogina, Teresa, Gabriele Galileo, Giovanni Eugenio… Finiti? No, in realtà, all’elenco dei soci di Linea Verde Nicolini srl manca ancora un tassello: Rosa Benedetta (detta Benedicta, a causa di un singolare qui pro quo all’anagrafe, di cui magari ti racconteremo alla fine di quest’articolo). 

Lei, Rosa Benedicta, rappresenta l’impalcatura della comunicazione in azienda, per lo meno dal 2017. Ed è quindi la persona più adatta a raccontarti LVN così com’è oggi: in senso generazionale, affettivo ma – giustamente – anche lucido e operativo. Sempre work in progress, come io stessa ho avuto modo di vedere durante il mio stage universitario.

“Sai, Agnese, io cerco di portare tra di noi una maggiore consapevolezza sul fatto che la funzione della comunicazione – adesso gestita in prima persona da me, domani di certo da altri, ma sempre e necessariamente in sinergia trasversale – non è decorativa, ma un asse strategico. Così mi è stato insegnato dai miei professori e così ci orienta l’esperienza del mondo. Da molto tempo, in verità”.

Eh, cara mia: vero aggiungerei subito anch’io, forte della mia recente formazione in gestione delle risorse umane. Tuttavia, per ora, annuisco soltanto. 

Sto a sentirla in silenzio e mi prendo giusto qualche appunto: il discorso non è la prima volta che viene affrontato e, almeno in parte, lo conosco. Ma il tema è comunque sempre pieno di sollecitazioni, spesso per molti tra noi ancora inedite. E non è un terreno interessante solo nel recinto specifico di Linea Verde Nicolini. Senza sembrare autoreferenziali o altro, si tratta infatti di argomenti che hanno buone possibilità di stimolare riflessioni utili anche per i nostri lettori. Perché? Perché è un’area interdisciplinare e quanto mai attuale: tanto per la crescita interna e lo sviluppo di nuovi format, quanto per la fortificazione dei rapporti con la comunità, i clienti, i portatori d’interesse che interagiscono con l’azienda.

In buona sostanza: non trovi anche tu che, con una comunicazione migliore, si possano moltiplicare opportunità e attività fatte in vera sinergia?”.

Sì, rispondo stavolta immediata e decisa alla mia interlocutrice. 

L’idea è quindi quella – nelle prossime righe – di scendere subito nel concreto, per quanto possibile. Poi, chi vorrà potrà continuare a seguire le riflessioni di Rosa in merito alla comunicazione anche sul suo blog personale. Qui ed ora quello che ci preme di più è soprattutto lasciare un piccolo segno su cui ragionare, per collegarsi in modo più forte e coraggioso gli uni agli altri. Non è affatto un gioco, ma – se accompagnato da entusiasmo e passione – può essere persino divertente.

Comunicazione, visione e racconto d’impresa in un tempo che cambia

Posa del prato nel cimitero americano

“Perché ogni PMI come la nostra dovrebbe dotarsi (addirittura!) di un ufficio comunicazione interno?”. 

È la stessa Rosa Benedicta Nicolini a ‘rigirare’ la domanda. Io le sorrido, senza parlare, sperando che la riflessione comune cominci proprio per bocca sua. Poi, senz’altro, ci aggiungerò – o ci aggiungeranno altri – ulteriori elementi. Perché, penso, così si scandisce una buona ‘tempesta d’idee’.

Non è una questione di dimensione, ma di complessità: così mi comincia a far ragionare Rosa. Del resto sono una esponente della generazione Z, dovrei essere già più pronta a percepire l’importanza di questo approccio, a prescindere dal numero dei dipendenti. Quindi proseguiamo, lasciando spazio a uno stuzzicante botta e risposta.

Le PMI non sono più ‘botteghe’ né entità familiari un po’ chiuse, sorrette solo dall’antico passaparola locale… Possono senz’altro mantenere ‘il sapore’ di quel bel mondo antico e riproporlo, come segno distintivo e anche di merito sostanziale… Ma le loro relazioni commerciali e istituzionali oggi non possono funzionare (solo) così… In qualche modo, ogni realtà – ancor più se piccola – deve trovare il suo spazio di manovra individuale e individuabile nello scenario che vincola digitale e analogico. Ed è ovvio che è meglio se riesce a farlo in modo professionale e informato, non tentando il caso e sprecando energie”.

Poi Rosa Benedicta si ferma, pensa e subito aggiunge un’altra valutazione che mi pare interessante. 

“Attenzione: per l’area test ci siamo passati tutti, s’intende; ma poi occorre affidarsi a qualcuno tra di noi che sia capace di portarci ai traguardi e di farci navigare meglio possibile in questo percorso, che – diciamocelo – è un po’ ad ostacoli e sempre in forte movimento. Perciò queste scelte politiche dell’azienda non possono avvenire se non si è tutti ben convinti che il gruppo – in particolare nella diffusione della propria immagine e del proprio operato – deve essere coeso e partecipe”. 

Sì, siamo d’accordo: io, noi, probabilmente anche tu che ci leggi. Pure ad un piccolo negozio al dettaglio – di questi tempi così stimolanti, e tuttavia incerti e turbolenti – urge la necessità di diventare un nodo di reti: clienti, enti, territorio, comunità. Come raggiungere lo scopo, poi, è una questione di ben ragionate scelte di campo: non è detto che tutti dobbiamo stare sulle stesse piattaforme e non siamo qui per fare marketing spiccio. Piuttosto, governance. Anzi…

“I social non sono il problema: lo è pensare che bastino” (cit. RBN).

Dunque, in definitiva: perché per noi avere un ufficio comunicazione interno (o, se vuoi, una piccola piccola house agency) è un’opportunità da sfruttare al massimo, anche in termini di collaborazione con altri imprenditori vicini e complementari?

Perché la comunicazione non serve a ‘farsi belli’ (né, tanto meno, a spiattellare in modo maldestro prodotti e prezzi, magari addirittura random da uno o più account personali). Bensì essa deve provvedere a:

  • rendere leggibile ciò che l’azienda fa davvero;
  • evitare fraintendimenti;
  • organizzare i flussi tra messaggi interni ed esterni;
  • governare la propria narrazione invece di subirla.

Proseguo ancora un po’ a parlarne con Rosa, fissando qualche altro punto sul mio taccuino. Per esempio, che senza un presidio comunicativo saranno gli altri a parlare per noi (algoritmi, commenti, passaparola un tantino ‘storto’, voci anche interne ma non coordinate e non del tutto consapevoli…). In quel modo – è evidente – il valore dell’azienda si disperderebbe: il serio lavoro di tutti i giorni potrebbe passare per improvvisazione.

“Perciò – sottolinea ancora lei – oggi non comunicare in modo strutturato non è segno di una neutralità o di indipendenza di pensiero, ma di una grave rinuncia”. 

Un lavoro che tiene insieme metodo e ascolto

Se tutto ciò ha un senso teorico, allora vale la pena guardare da vicino cosa accade davvero, giornata dopo giornata.

Risulta chiaro anche a te? Questo tipo di attività hanno bisogno della somma di solidità professionale più rete collaborativa: si devono costruire organizzazione, strategia, visione di lungo periodo. Ma anche ascolto del territorio e della cosiddetta community. Perché la comunicazione – per noi e per Rosa – è cura, non solo vetrina. 

“Sai, un anno – in LVN – non si misura solo in mesi, ma in azioni e parole che accompagnano quelle azioni. O forse, a pensarci bene, vengono prima proprio le parole? Già… Riunioni, progetti, strategie. Poi un po’ di silenzio, certo, e tanto tanto lavoro concreto. Dopo arriva di nuovo la trascrizione dell’esperienza accumulata, della competenza raggiunta, delle soluzioni possibili. In azienda ci piace aggiungerci anche un po’ di immagini e descrizioni del luogo: La Trinità, ché è unica. E, magari, qualche contenuto sugli stili di vita che ci convincono di più: persone, collaborazioni, progetti collaterali che danno ‘frizzicore’ al nucleo principale del nostro lavoro…”.

È vero: ogni giorno noi in un certo senso ti diamo la nostra parola. Un bell’impegno, in effetti. Ma, come si potrebbe fare senza? Resta molto bello continuare a metterci la presenza dal vivo di ciascuno, sulla soglia degli uffici o sull’uscio del centro di giardinaggio. Ma non è più sufficiente neanche questo: le strade si moltiplicano e richiedono scelte, verifiche tecniche e numeriche.

“La qualità per noi è importante e l’asticella resta sempre alta: quando per diversi motivi non si riesce a raggiungere un certo traguardo, personalmente mi arrovello e corro a confrontarmi con colleghi estremamente specializzati ed altri esperti (SEO, social, comunication strategist). E penso. Penso molto agli errori commessi e alle idee che invece è giusto promuovere. E più questo pensiero, questo brainstorming, è condiviso con i miei… Meglio è”.

Rosa parla con convinzione, osservando una pagina del blog; poi alza gli occhi. Mi guarda. Ci guarda tutti, in qualche modo anche te che leggi. Condividiamo? Condividiamo.

Scrivere per un’impresa familiare: tenere insieme le voci

Rosa Benedicta Nicolini ordina fotografie d’archivio durante il lavoro di costruzione di un racconto generazionale

Ed eccoci qui, al punto cruciale. Lo sai già: io sono Agnese, conosco l’azienda Linea Verde Nicolini per motivi familiari e anche perché vi ho svolto il mio stage universitario, alla fine della laurea triennale di Filosofia. Quindi, in questo giorno d’inverno, mi sono messa a disposizione per riportare il pensiero di Rosa e fare questo ritratto. Ma il mio è pure uno sguardo di un’altra generazione: non solo sulla persona, ma anche sulle funzioni che esercita. Mi pare una bella occasione di confronto. 

“Quando mi sono diplomata in Business writing and copywriting presso il noto Centrostudi Comunicazione Enrico Cogno&Associati, più di trent’anni fa, pensavo già di poter essere utile alla nostra famiglia e alla nostra azienda. Poi, invece, la vita mi ha portata altrove. Tuttavia del mio trasferimento ringrazio il destino, poiché solo così – a volte – ci si apre a una percezione più completa e profonda della realtà: quella che ci ha generati e quella che ci ha poi accolti. Quindi, dopo diverse esperienze, è successo che sono anche tornata. Come prevedibile e naturale, continuo comunque a tenere dentro il mio bagaglio tutto: i ricordi più o meno remoti della vita imprenditoriale dei miei e il costante aggiornamento mantenuto rispetto alle attività di Capranica, messi assieme in modo saldo con conoscenze e insegnamenti di vita fatti lontano da qui. Questa io la giudico una grande fortuna personale. Un plus che può far lievitare le possibilità e che ha aggiunto prospettive alle mie competenze. Del resto, i temi della comunicazione che già tanti anni fa ho potuto affrontare con ottimi insegnanti di sociologia, professionisti di PR/PT/MKTG/HR, responsabili di grandi agenzie ed aziende… Quelli restano una base di partenza solida, nonostante (e dentro) le continue rivoluzioni tecnologiche”.

Rosa Benedicta ama dunque entrare nel cuore delle generazioni che l’hanno preceduta e immaginare quelle che stanno maturando: si sente, se la leggi. Quindi vive ogni sua attività per l’azienda di famiglia come una scommessa (bellissima) tra tempi, ruoli e sensibilità diverse. Lei ci scommette, mettendoci la faccia più che può. E auspica che anche il resto del gruppo senta questa esigenza, per il bene comune. Per noi più giovani, un’esposizione forse non scontata.

Personalmente – glielo ho detto anche mentre ne parlavamo – da giovane e da HR-in-formazione, avvicinarmi un po’ più con la lente d’ingrandimento a questo tipo di testimonianza  e di lavoro invisibile mi rende forse meno critica, in particolare nei confronti della narrazione attraverso i canali social. Vedo più chiaramente il loro ruolo nell’ambito di un flusso dall’alto, che sgorga dall’impegno più generale dell’azienda. 

Il racconto è d’altronde destinato a diventare sempre più corale: è la voce dei soci, dei tecnici, dei luoghi vissuti e della comunità. Perché la comunicazione è per sua stessa natura una mediazione, attenta e rispettosa, tra età e approcci diversi

Ci si allena, quindi, tutti insieme ad aiutare Rosa nel suo lavoro invisibile di coordinamento editoriale e strategico. Affinché lo storytelling dell’impresa e la comunicazione aziendale&generazionale facciano sempre più passi avanti. Con l’obiettivo non solo dei profitti, ma – prima di tutto – col proposito della soddisfazione di ciascuno: sia all’interno del core business che dei progetti collaterali della proprietà.

Se la comunicazione vuole diventare prospettiva comune

Rosa Benedicta Nicolini è molto chiara: se la comunicazione vuole davvero portare valore istituzionale e non essere una ‘funzione accessoria’, deve alzare lo sguardo e non solo raccontare ciò che accade. Il suo compito, infatti, è anche dare forma a ciò che verrà. E noi tutti, dopo i test e i confronti di questi ultimi anni, siamo infine d’accordo su questo punto.

Blog, social, eventi, progetti editoriali… Tutto – anche in una piccola o media impresa come la nostra – deve essere specchio di un disegno coerente. In un dialogo continuo tra passato e futuro. 

“Sono tante le linee che stiamo intraprendendo o che ci piacerà portare a buon fine nel breve e medio periodo: elencarle tutte in queste righe non ha molto senso. Ma ti basterà continuare a seguire le pubblicazioni su www.lineaverdenicolini.it per vederle emergere, via via. È un proposito di crescita – dentro e fuori la ditta – che io seguo con grande speranza e passione, anche nel nome di Papà/Nonno Pier Luigi. Una meta che noi soci e nipoti, unitamente, sono certa vogliamo portare a successivi trampolini di lancio”.

Per arrivare a questi obiettivi LVN – in tutte le aree del suo organigramma e non solo nello specifico ufficio comunicazione – ha ormai ben chiaro che le sinergie non nascono soltanto per simpatia, ma piuttosto per chiarezza di posizionamento. Per questo motivo bisogna raccontarsi bene: per essere riconoscibili, affidabili e desiderabili da eventuali partner commerciali. 

Ecco che la  comunicazione strutturata – esattamente come la immagina e la pratica la nostra responsabile di area  – crea un terreno comune, rende visibili affinità, facilita in modo abbastanza naturale occasioni e non forza nulla. Insomma, fa risparmiare tempo e denaro (anche se all’inizio poteva sembrare il contrario).

“In questo 2026 che è appena cominciato” rivendica Rosa Benedicta con un sorriso “so già che ci impegneremo molto per non farci passare accanto le opportunità senza vederle; e per rendere la nostra rete meno sommaria, più di sistema. Come? Obiettivi chiari, linguaggio coerente, scelte personalizzate sull’identità aziendale, continuità nel tempo… Non si tratta di fare di più, ma di fare sempre meglio”. 

Scrivere oggi, nell’epoca della AI

Materiali d’archivio e fotografie storiche durante il lavoro editoriale di ricerca e documentazione

Questa questione non può essere elusa, neanche per noi.

“Essere nella contemporaneità – spiega Rosa –  significa anche saper utilizzare (bene!) l’AI. Ma si tratta sempre di uno strumento, non certo di un sostituto della nostra intelligenza e della nostra percezione delle cose. Il valore umano resta, ci mancherebbe. Resta nelle scelte, nel tono, nella responsabilità e nell’aderenza al contesto in cui ci muoviamo”. 

Infatti, Rosa Benedicta: anche qui siamo in linea. Si tratta della differenza tra generare testi, anche in modo automatizzato, e costruire senso. E questa differenza affonda le sue radici anche nella scheda autore che presentiamo di seguito. Un paragrafo che dialoga con le scelte SEO e le nuove necessità dei motori di ricerca. Ma che, ancora, racconta qualcosa di lei e della sua vitale collaborazione con tutto il team.

Chi è Rosa Benedicta Nicolini?

Socia di Linea Verde Nicolini e responsabile della comunicazione e dello sviluppo narrativo dell’azienda.  Autrice principale del blog istituzionale, cura i progetti editoriali e il racconto generazionale del territorio.

👉 Scopri il suo profilo editoriale completo

La giusta chiosa è sempre un seme per un ulteriore inizio

In perfetta coerenza con il format generazioni, questo articolo è nato come ‘nodo narrativo’: un punto d’incontro tra identità, lavoro e visione. Un modo per raccontare come, anche in una piccola e media impresa, la comunicazione non sia un’aggiunta recente, ma una necessità antica quanto la sua storia. E sempre più urgente. 

Era quindi giusto farti capire – almeno nelle grandi linee – come stiamo via via mettendo a fuoco strumenti e obiettivi specifici di quest’area aziendale. Intrecciati insieme, ogni giorno. 

Scrivere – e farlo con metodo, ascolto e responsabilità – è per noi un gesto quotidiano di cura. Un gesto che tiene insieme le persone, i luoghi, le competenze. E che non si esaurisce con la fine di un anno solare, ma continua nel tempo, racconto dopo racconto, esperienza dopo esperienza. Non un lusso per grandi aziende, ma una necessità strutturale per chi vive nella complessità: come te e come noi.

In un luogo come La Trinità, e attraverso le strade sempre più veloci del web, questo passaggio di testimone avviene spesso in modo silenzioso: tra una riunione e una pagina scritta, tra un contatto dal vivo e una parola affidata alla rete. Con pazienza, concretezza, ascolto, autocritica e – quando serve – un pizzico di poesia.

Questo contributo vuole focalizzare meglio le attività del settore comunicazione e sviluppo di Linea Verde Nicolini. Presentandoti ruolo, pratiche, persona responsabile, visione collettiva chiude il cerchio! Un cerchio dove tutti gli stakeholder interni devono avere più chiaro dove si sta andando, cosa si sta facendo, cosa si sta delegando. Due piccioni con una fava? Direi, forse, un’intera voliera 🕊️

Di stagione in stagione.

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di Linea Verde Nicolini

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