fiori di pesco su rami in primavera

Sai quanto il punto di vista, nella vita, possa cambiare tutto. E, oggi forse più di ieri, la gente in giro può essere tentata di guardare solo alla propria parte di lavoro: sul campo o di qua o di là. È una tentazione in cui è facile cadere, e lo sappiamo tutti.

La bellezza di vivere nel profondo l’azienda – con partecipazione, dedizione e collaborazione – sta al contrario nella consapevolezza diffusa che nessuno forse è insostituibile, ma tutti – finché ci sono – sono importanti. Perciò nessuno, qui, sarà mai dimenticato.

Così forse tu avrai già apprezzato quel si vede del nostro lavoro: i giardini, i cantieri, gli alberi e i fiori. Ma – se sei attenta/o alle cose del mondo – avrai probabilmente cominciato a immaginare anche il resto: quello che si vede meno, ma eccome se c’è.

Oggi, allora, ti proponiamo di ribaltare la prospettiva: sempre e solo per conoscerci meglio. Vieni pochi minuti dietro le quinte dei viali e dei Pini. Vieni a conoscere un’altra spina dorsale di Linea Verde Nicolini srl. Entriamo negli uffici dove, molto spesso in silenzio, si svolgono i pesanti compiti dell’area amministrativa.

L’area amministrativa: cuore organizzativo dell’azienda

Se siamo qui a leggere insieme, siamo quindi d’accordo sul principio per cui ogni progetto importante che prende forma nel verde deve avere radici anche altrove: tra le scrivanie, i numeri, le telefonate e le relazioni che – in diversi modi e misure – tengono insieme il lavoro quotidiano.

Magari anche tu, altrove, ti occupi di amministrazione. Quindi è senz’altro superfluo che ora noi ti portiamo dentro ai dettagli della contabilità, della gestione dei fornitori e dei clienti, dell’organizzazione interna e del supporto operativo ai cantieri. Può essere che tu abbia già tutti gli strumenti per soppesare bene il valore di queste attività.

D’altronde, il collegamento dell’amministrazione con l’organizzazione aziendale e il suo ruolo cruciale nel garantire la continuità del lavoro all’azienda sono abbastanza evidenti. Sembra quasi lapalissiano dirlo.

Epperò di queste persone al cliente distratto o al dipendente superficiale, a volte, può sfuggire la presenza. Quindi: eccole qua – in punta di piedi, ma sempre dritte e operative – adesso te le facciamo conoscere ancora un pizzico di più. Con grande riconoscenza.

Persone, non solo ruoli

foglie di pesco deformate con bolla del pesco

Come dici? Ah, sì: ti diamo ragione. Ci sono poche parole nell’area amministrativa: più che altrove. Perché con niente ci si può perdere in chiacchiere. Ma soprattutto con i numeri.

Tuttavia, l’effetto – senza retorica – è quello di un coro. Le voci di Giulia Ambrogina, Alberto, Carla, Cristina e Anna Claudia s’innestano infatti nel pentagramma con una certa sapienza. Non hanno generalmente la necessità di farsi sentire in un assolo. Preferiscono puntare a un risultato duraturo e sicuro.

Anche all’interno di quest’area, d’altronde, ci sono funzioni specifiche. Ed ogni funzione si porta dietro una o più persone particolari. Perciò, anche se siamo una semplice PMI, non c’è un solo volto da ricordare. Ci sono diverse abitudini, tanti gesti che ogni giorno – strutturandosi nel tempo – sono diventati parte della storia stessa dell’azienda.

Insomma, tra le scartoffie dell’amministrazione e della contabilità ci vuole una certa propensione all’ordine e alla regolarità. Nessuno dei nostri amici, qui, ne è carente. Ma… Ognuno giustamente la declina pure a seconda del proprio carattere e della propria umanità. Piccole ‘irregolarità vive’ cui dobbiamo, forse, quel quid in più di funzionalità e bravura che ci ha portato fin qui. Nei giorni di mare calmo e nei giorni inevitabili delle tempeste.

Eravamo quattro donne e un uomo alla macchinetta del caffè

potatura del pesco in inverno con forbici da giardinaggio

Te la presentiamo subito, allora, quest’area che negli anni ha custodito molto più di documenti contabili: ha preservato passaggi, trasformazioni, equilibri sottili. Soprattutto, ha tenuto insieme persone.

“Ho visto trascorre davanti a me diverse persone, diversi periodi e diverse situazioni. Con costanza e impegno, ho affrontato con gli altri quello che gli anni ci hanno mandato” racconta per prima Carla Mandolesi. “Ora sono quasi al raggiungimento della cosiddetta età pensionabile e ringrazio questa grande famiglia per avermi dato la possibilità di poter lavorare per tutti questi anni”. Un emoticon con un cuore chiude il messaggio, breve ma intenso.

E noi sappiamo che anche per Cristina Fioretti è successo qualcosa di simile. Ce lo racconta oggi con parole semplici, ma molto chiare: “Lavorare in un’azienda che è Casa – accoglienza, condivisione, attenzione, collaborazione – penso sia un bene prezioso, soprattutto perché il Tempo, inteso come vita a nostra disposizione, ha un valore immenso. Sentirsi bene vale più di ogni altra cosa. Questa è l’azienda dove lavoro da 25 anni.”

Forse è proprio qui il punto. Perché anche lei – col suo carattere diretto e senza troppi giri di parole – non si tira mai indietro dal ribadire ciò che pensa: che questa azienda è come se fosse la sua famiglia. Che le cose bisogna farle insieme, possibilmente subito, e benvenuto sia sempre chi porta aria nuova dentro una realtà così ricca di passato e di valori.

Del resto, da pochi anni è arrivata anche la collega più giovane del gruppo: Anna Claudia Morera. Forte di molta dedizione per lo studio e il lavoro, rappresenta già un ponte solido e per l’ufficio contabilità e amministrazione e per tutta l’azienda. La ritroveremo, del resto, anche in supporto alle HR. E la ritrovi già tu, se vuoi, in qualche contenuto specifico di questo blog. Leggila.

“Eccomi!” esordisce dalla sua scrivania. “Mi piacciono i numeri, belli e chiari. Mi piacciono i conti che tornano, che in qualche modo tornano sempre e ti danno quel senso di soddisfazione, di pace. E mi piace il ‘dare’ che deve sempre corrispondere all’avere in contabilità. In modo perfetto. Al centesimo… E poi mi piace che ci sia sempre un modo per fare meglio quello che si fa già, mi piace cercarlo. Ma ho centrato il tema? Sono andata molto sul filosofico”. Ride, ma noi la rassicuriamo. Tranquilla! Se non c’è un pizzico di filosofia non tornano neppure i numeri. E tu lo sai.

Però non finisce qui. Silenzioso, sì, ma anche sempre presente dagli anni Ottanta alla sua scrivania c’è pure Alberto De Angelis. Non vuole essere fotografato (nessuno di loro ha questa velleità, a dire il vero). Di solito non vuole neanche parlare troppo. Però noi conosciamo la sua dedizione per LVN, e – prima di lui – quella di suo nonno e del papà, Terenzio, figure storiche nell’azienda. Ora, pensa, c’è anche suo figlio che lavora qui con noi… Così il filo continua, inanellando ricordi e riconoscenze reciproche. Mentre la maturità regala sorrisi e la capacità di capirsi al volo, senza aggiungerci troppo.

“Senti, Rosa… Che ti devo dire?” dice a quattr’occhi. “Io sono tre generazioni che sto in azienda e per me ha significato da sempre tutto. La conoscenza a livello familiare, prima di tutto. Mi sento uno di famiglia, perché a momenti io c’ero quando tu dovevi ancora nascere praticamente… Quindi che ti dico… Per me è stata una vita che si passa insieme, senza mai andare via neanche per un minuto. Sempre qui, una vita dedicata all’azienda da mio nonno a mio padre e a me. Adesso ci sarà anche Teo, se continuerà. Solo il tempo poi ci potrà dire il resto”. Che bella sorpresa, queste parole. Grazie, Alberto. Tra un po’ andrai in pensione… Festeggeremo con un po’ di cose buone e senza perderci di vista. Questo lo cominciamo ad aggiungere noi, di sicuro, fin da adesso.

Eccoli tutti. Sono persone che hanno attraversato e continuano ad attraversare le fasi dell’azienda con discrezione e precisione, costruendo – stagione dopo stagione – quella struttura senza la quale (siamo sinceri…) nulla potrebbe davvero reggere.

Memoria e continuità: una storia che passa di mano in mano

Ti è piaciuta questa ‘passeggiata’ tra le nostre scrivanie? Non ti sarà sfuggito, a questo punto, che alcuni sono più giovani ed altri sono già in fase di passaggio alla pensione. Caspita, sembra ieri che eravamo ancora tutti dei bambini o degli adolescenti (!). Eppure, quasi quasi si va via verso altre spiagge.

Abbiamo costruito insieme a dipendenti come Carla o come il nostro ‘buon vecchio’ Alberto non solo quest’area dell’organigramma, ma il metodo e l’attenzione e il modo stesso di vivere il lavoro. Questo riempie di riconoscenza, più che di nostalgia, no?! Sì, perché ogni cosa che si costruisce bene e con passione di-giorno-in-giorno non si esaurisce in modo facile nella parola fine: se si fa col cuore, si sa che è un seme. Continuerà e, se nel frattempo cambieranno anche faccia e dettagli operativi, sarà solo nel rispetto del passato; e – allo stesso tempo – in un sempre più forte orientamento verso il futuro.

Sta nel ‘gioco’: ogni esperienza che si chiude non è una strada giunta a un termine senza uscita, ma una traccia che resta e guida oltre chi arriva poi. Noi speriamo sempre che i nostri collaboratori siano tranquillizzati da questa idea ed anzi ne siano davvero contenti. Protagonisti e seminatori.

Il valore invisibile che rende possibile tutto il resto

Il senso di questo articolo, infine, pensiamo ti sia ancor più chiaro. Quello che volevamo dirti oggi, come già successo attraverso altri contenuti del nostro format generazioni, è che talvolta diventa doveroso presentare agli amici e ai clienti della propria impresa non solo il visibile, ma anche l’invisibile.

Prova a pensare ancora. Senza amministrazione non ci sarebbero progetti. Senza organizzazione non si potrebbe mai garantire continuità al lavoro delle maestranze. Insomma, senza persone non c’è azienda.

Quindi, c’è un particolare che noi qui non possiamo tacere. Carla, Alberto, Cristina, Anna Claudia… Ognuno di loro – sotto lo sguardo materno e vigile della nostra Giulia Ambrogina – è parte di una comunità che non è solo aziendale.

Spesso ci sono stati padri, madri e zii nella loro storia che hanno già partecipato alle radici de La Trinità e della nostra famiglia. Relazioni belle (verrebbe da dire anche poetiche), che hanno costruito la nostra vita e quella del paese dove siamo tutti nati.

Così, qui stona quasi parlare in inglese e usare parole come stakeholder. Tuttavia, se vogliamo allargare un po’ l’orizzonte dei nostri lettori, quello è: una rete forte, via via diffusa, che tiene insieme tante generazioni: il nostro modo di essere azienda.

Rosa Benedicta Nicolini

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