L’Antico Casale de La Trinità: stagioni e generazioni

Grande prato verde con casale sullo sfondo e albero secolare, nel paesaggio de La Trinità.

Restano cesellati nella memoria personale e collettiva, certi luoghi. È come se diventassero un chiodo, capace di reggere l’intero quadro del paesaggio che ci sta intorno.

Per noi quel punto focale è l’Antico Casale de La Trinità: cuore di un grande giardino di campagna, che è stato teatro di generazioni e stagioni, di voci di ogni età. Ancora oggi riecheggiano e, spesso, le torniamo a sentire.

È da lì – dunque – che si muovono molti dei nostri ricordi. E lì torniamo, ogni volta che vogliamo riconciliarci con la vita e col lavoro che la vita ha creato: per riscoprire il senso di comunità, oltreché di famiglia.

Perciò, anche nella narrazione, è bello che ci siano più voci. Oggi, per esempio, a raccontarci l’Antico Casale de La Trinità è Giovanni Lariccia, il più grande tra i quattordici cugini delle nostre generazioni boomers e X (1945-1966). Lui, come tutti noi, ne conserva immagini nitide e – nonostante il tempo che passa – ancora giovani e fresche. Dentro giornate davvero piene di molte avventure.

📌 Box biografico – Giovanni Lariccia

Giovanni Lariccia (Roma, 1945) è matematico, ricercatore e divulgatore. Laureato con lode a La Sapienza, ha iniziato la sua carriera al CNR occupandosi di didattica della matematica, intelligenza artificiale e scienze cognitive, con esperienze di ricerca anche all’Università del Michigan.

Autore di libri e saggi come Le radici dell’informatica e Imparare a imparare, ha diretto riviste e collane editoriali e progettato software didattico e linguaggi di programmazione (tra cui Superlogo e Iperlogo), adottati in molte scuole italiane.

Ha insegnato per oltre un decennio all’Università Cattolica, alla Lumsa e in altre università, guidando centinaia di tesi e corsi di formazione per docenti. Negli anni ha realizzato progetti europei di educazione e multimedialità (tra cui Imago Urbis, Le parole dell’ambiente, Gypsies on the web).

Oggi continua a collaborare a progetti didattici e di divulgazione, unendo ricerca, tecnologia e creatività.

La vita quotidiana del Casale

“A La Trinità vivevano i due zii, Alberto e Azeglio. Con loro c’era Anna, una popolana di Barbarano molto schietta, che faceva un sacco di lavori di casa e anche nel cortile. La casa aveva due piani: sotto, al piano terra, i magazzini e l’officina di zio Azeglio; sopra, le stanze”. Così Giovanni (o, meglio, Gianni) comincia il suo racconto.

“C’erano anche un pollaio e delle gabbie per i maiali. Ogni giorno Anna andava a nutrirli, non trascurando certo le galline. E poi c’erano i cani: Dora e il figlio Togo, inseparabili da noi bambini. Ci conoscevano, ci proteggevano. Una volta, mentre ero in bici lungo la strada che costeggia il Casale, dei cani mi aggredirono: fu Togo a difendermi”.

Già. L’Antico Casale de La Trinità era proprio così come lo descrive Gianni: un mondo fatto di animali domestici, lavoro e sperimentazioni in officina, l’aia piena di giochi, le voci dei fattori e di parenti e amici. Una piccola comunità con i cancelli spesso aperti: dalla famiglia alle famiglie tutt’attorno.

La natura e i giochi

Vialetto verde con siepi ordinate e vaso decorativo in primo piano, nel giardino de La Trinità.

Oltre al piccolo allevamento c’era, naturalmente, l’attività agricola. “La principale – lo si può ben immaginare – era quella rappresentata dalla raccolta delle nocciole; ma c’era anche una vigna con un’uva buona, da cui si faceva il vino conservato nella grande cantina sotto al Casale. E c’era perfino una stalla con tre o quattro cavalli, che servivano a portare le cose da un appezzamento all’altro”.

Gianni si emoziona e gli brillano gli occhi mentre parla e registra sulla sua nuova app di trascrizione testi con tatto di AI.

“Dietro la stalla si alzava una pila spaventosa di ‘dogarelle’. E dal Casale scendevano già quelle scale indimenticabili, che portano tutt’ora a un violetto meraviglioso, concluso da un semicerchio. Dietro, due boschetti in forma di sfera. E poi ancora un grande Cedro: il nostro paradiso! Lì costruivamo altalene e piattaforme…”.

“Ma c’era anche un Castagno – prosegue nostro cugino – con un’altalena gigantesca. Mi ricordo ancora quando imparammo a spingerci da soli: a ripensarci facevamo degli azzardi e delle birichinate piuttosto grandi, anche in piedi sull’altalena”.

Eccola, la casa e il suo giardino così stretto al paesaggio naturale che ci sta intorno. Ogni giorno, terreno di gioco e scoperta senza confini.

La banda degli otto cugini

“Alla fine eravamo otto cugini (gli altri, che pure diranno la loro su questa vita attorno all’Antico Casale, verrano più tardi). Sì, otto cugini… Tanto che mia sorella, quando ha scritto una storia di quei tempi, l’ha intitolata proprio ‘Gli otto  cugini gemelli’. Io ero il capo indiscusso della banda. Portavo gli altri su un carretto trainato da me, oppure su una vecchia macchina: l’Augusta, che io stesso tiravo con un cavo, come fosse un cavallo”.

Piccola pausa, e poi Gianni prosegue: “Un’altra nostra impresa fu la casa sotterranea. L’idea ci venne leggendo le avventure di ‘Lollo Rompicollo’. Partimmo da una buca scavata dagli operai dell’azienda Nicolini per piantarci un albero: da lì aprimmo un cunicolo di un paio di metri, che diventò la nostra tana”.

Ecco, vedi?! Così l’Antico Casale de La Trinità si trasformava, ogni volta, in scenario di avventure semplici ma anche straordinarie. Quelle che sa vivere ogni ragazzino, con l’energia di chi è capace di inventare mondi partendo da una stalla, da un carro, da un cortile.

Le stagioni del Casale

“Ogni stagione aveva il suo ritmo: l’estate delle nocciole e dei giochi infiniti, l’autunno del vino e delle castagne, l’inverno che raccoglieva la famiglia dentro le mura, la primavera che apriva di nuovo il paesaggio con i fiori e la vigna”.

Il Casale era sempre lì, a segnare il tempo della vita e quello della memoria. E ancora c’è per i nostri figli e nipoti. Per te e per noi che restiamo qui intorno.

Illustrazione acquerello con bambini che salgono su una casa sull’albero nel giardino de La Trinità.

Conclusione

Ti è piaciuto il racconto di Giovanni/Gianni? Ce ne saranno altri: resta perciò ‘sintonizzata/o’.

Forse anche tu sei riuscita/o a sentire un po’ quelle voci. Quelle che, oggi, s’intrecciano in una storia che appartiene a tutti: a chi ha vissuto esattamente le giornate dell’infanzia dei primi otto cugini, a chi ne custodisce le tracce, a chi ne ha ereditato qualche gesto o abitudine. Per questo noi pensiamo che l’Antico Casale de La Trinità è più di un edificio: è la radice che tiene insieme tante cose importanti. Assenze e presenze, passato e futuro.

Come ti dicevamo, questo è solo l’inizio: altri ricordi arriveranno, altre pagine si aggiungeranno nel mosaico. Perché La Trinità è un luogo che non smette di raccontare, e noi non smetteremo di ascoltarlo.

Di stagione in stagione.

Illustrazione in stile acquerello con bambini che giocano in giardino, cane al loro fianco e altalena sull’albero.
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di Linea Verde Nicolini

Line Verde Nicolini
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