Il ‘parco più bello d’Italia’: quando l’acqua delinea il giardino
Siamo subito chiari: questo non vuole essere l’ennesimo articolo turistico su uno dei più bei giardini d’Italia, che – tra le altre cose – è a due passi da noi. Certo, l’invito ad andarlo a vedere o a rivedere – se già non l’hai fatto – è più che naturale.
Il punto che per noi e per te oggi può essere più interessante è piuttosto una riflessione che da Villa Lante si può allargare a tutta l’architettura del paesaggio. Il tema è cioè riflettere su come l’acqua si muove ed è governata in questo splendido giardino all’italiana. Un punto di vista moderno e attuale, se vogliamo dirla tutta.
Del resto, Villa Lante è costruita su terrazzamenti collegati proprio dall’acqua, che – non a caso – il Ministero della Cultura definisce la protagonista di questo grande spazio verde: fontane, canali, successione delle quote, architettura e vegetazione funzionano insieme. Eccome se funzionano!
Questo tema arriva dopo le riflessioni sull’acqua che abbiamo condiviso anche nel nostro articolo dedicato a Vico e Bolsena. Ora, quindi, spostiamo lo sguardo dai laghi a un giardino storico della Tuscia.
Adesso guardare – speriamo con un pizzico di calma in più! – a un antico progetto verde dove l’idraulica è compagna solidale del paesaggio… Ci sta davvero!
Villa Lante ci permette di cambiare prospettiva e di osservare come, nel Cinquecento, l’acqua fosse già materia di progetto. Il suo giardino ci invita a leggere insieme quote, percorsi, architettura e vegetazione: relazioni che continuano a interrogare anche chi progetta il paesaggio contemporaneo.
Seguire l’acqua: dentro il giardino di Villa Lante
Si ritrova molta storia, ma anche tantissimo territorio e paesaggio, dentro una visita a Villa Lante. E, sopra tutto questo, svettano delle soluzioni ingegneristiche che non lasciano solo a bocca aperta per la loro genialità, ma che possono pure risuonare dentro le necessità del verde di oggi.
Ottobre, poi, è anche una stagione visivamente splendida per un giardino storico come quello di Bagnaia. Il foliage comincia a danzare tra colori sempre e comunque sorprendenti. Dentro e fuori dalla Villa.
Quindi, come dicevamo, l’acqua: trasparenza e liquidità che qui non è certo solamente una decorazione. Si può dire, anzi, che l’acqua di Villa Lante sia un chiaro e inequivocabile segno di organizzazione.
Scende, attraversa, collega, mette in relazione architettura e vegetazione. Perciò un giardino cinquecentesco fatto così può raccontarci ancora qualcosa di molto contemporaneo: progettare il verde significa anche (se non prima di tutto) progettare il rapporto con l’acqua.
Questa relazione prende forma nei terrazzamenti e nelle fontane disposte lungo l’asse centrale. La catena d’acqua ne sottolinea il disegno; nel parterre, la Fontana dei Quattro Mori entra nella composizione insieme alle geometrie vegetali e alle due palazzine, Gambara e Montalto. Sono elementi da osservare insieme, per comprendere come il giardino costruisca le proprie prospettive.
Una storia che parla di come si costruisce un luogo
La meraviglia dell’acqua a Villa Lante colpiva i visitatori già nel Cinquecento. Michel de Montaigne, nel suo Journal de voyage, racconta la visita a Bagnaia del settembre 1581 e arriva a confrontarne le fontane con quelle di Pratolino e Tivoli: “non solamente pareggi, ma vinca e Pratolino, e Tivoli”.
È la testimonianza di uno sguardo affascinato dalle invenzioni idrauliche del giardino. E ci offre un punto di partenza per osservare ancora oggi come si costruisce un luogo attraverso l’acqua.
A Villa Lante i terrazzamenti e le costruzioni compongono un insieme in cui architettura e vegetazione s’incontrano. La catena d’acqua sottolinea questo ‘gioco’.
Seguire queste relazioni significa andare oltre la singola fontana e leggere il giardino nella sua interezza: un progetto in cui l’acqua contribuisce a dare forma allo spazio e all’esperienza di chi lo attraversa.
Villa Lante in breve
- Dove: Bagnaia, frazione di Viterbo, nella Tuscia.
- Indirizzo: via Jacopo Barozzi, 71.
- Epoca: XVI secolo, con trasformazioni successive.
- Progetto: attribuito a Jacopo Barozzi da Vignola.
- Committenza: il cardinale Giovanni Francesco Gambara ebbe un ruolo centrale nella realizzazione del complesso cinquecentesco.
- Carattere distintivo: un giardino all’italiana disposto su terrazzamenti, collegati dall’acqua e scanditi da fontane lungo l’asse centrale.
- Per organizzare la visita: consulta la scheda ufficiale del Ministero della Cultura con orari, biglietti e aggiornamenti.
Interpretare un esempio del passato per progettare il futuro
Siamo contenti, sai, di averti stuzzicato a fare questa passeggiata in effetti così piena di riflessi: sia visionari che concreti, sia strettamente legati all’originalità del progetto che uniti ad una comprensione più ampia del nostro paesaggio.
Proprio per questo abbiamo chiesto un punto di vista speciale ad uno dei progettisti che ci sono più cari e vicini: Federico Bordin, che negli ultimi anni ha scelto di vivere proprio nella Tuscia. La sua riflessione parte da lontano e ci accompagna fino al giardino contemporaneo, aiutandoci a collocare anche Villa Lante in una storia più ampia del rapporto tra acqua e paesaggio.
Lo sguardo dell’architetto F. Bordin: dalle origini alla meraviglia del giardino storico
“L’acqua, come elemento caratteristico e strumento progettuale, accompagna lo sviluppo del giardino fin dall’antichità, forse già da quando il giardino di piacere comincia a distinguersi progressivamente da quello produttivo. Le sue origini s’intrecciano, del resto, con i primi interventi di trasformazione del paesaggio da parte delle comunità sedentarie, finalizzati all’approvvigionamento idrico, all’irrigazione e alla gestione delle acque piovane e reflue.
Sotto forma di canali, fontane, vasche e bacini, l’acqua attraversa civiltà ed epoche storiche, dalla Persia al Giappone, dal mondo islamico a quello greco-romano. Nella tradizione occidentale la sua presenza accompagna l’evoluzione del giardino dall’età antica e medievale fino alla straordinaria stagione progettuale dei giardini rinascimentali, manieristi e barocchi, per poi assumere nuove forme nei giardini formali francesi e in quelli paesaggistici inglesi.
In ciascuno di questi contesti, l’acqua assolve funzioni tecniche e pratiche, acquisendo al contempo significati estetici, culturali e simbolici. Nel Rinascimento, il giardino diviene, nelle mani dei progettisti, un microcosmo in cui acqua, terra, vegetazione, architettura ed elementi mitologici concorrono a costruire una rappresentazione terrena dell’ordine cosmico. Nella cultura umanistica, influenzata anche dal pensiero neoplatonico, il giardino si fonda su rapporti armonici e proporzioni misurate: attraverso la geometria, l’uomo interpreta, organizza e governa razionalmente la natura, riconducendone la complessità a un ordine intelligibile. In questo processo, l’acqua – disciplinata entro fontane, vasche e canali – diviene espressione della capacità umana di trasformare gli elementi naturali in bellezza attraverso il rigore geometrico, la misura e la simmetria.
In modo progressivo, l’acqua si emancipa dal rigore compositivo rinascimentale per assumere, nel giardino manierista prima e in quello barocco poi, un ruolo sempre più scenografico e narrativo. Diviene elemento di sorpresa e intrattenimento, veicolo di allegorie e riferimenti mitologici. Fino a trasformarsi, talvolta, in vero e proprio strumento di rappresentazione politica, manifestazione di prestigio, potere e ricchezza”.
L’acqua nel progetto contemporaneo
“La centralità dell’acqua non si esaurisce tuttavia con il giardino storico, ma perdura nella progettazione contemporanea, dove sembra anzi ritrovare nuova forza attraverso la reinterpretazione di forme e funzioni del passato e l’introduzione di nuove sensibilità.
Da un lato permane la sua dimensione ricreativa ed esperienziale, espressa dalle piscine nei giardini privati e dalle fontane, dai giochi e dai getti d’acqua negli spazi pubblici. Dall’altro, l’acqua conserva la propria capacità di generare esperienze sensoriali e contemplative: attraverso il suono, il movimento e il riflesso del cielo e della vegetazione, amplifica la percezione dello spazio e invita alla calma, alla sosta e alla meditazione. Al tempo stesso, costituisce uno strumento compositivo di grande efficacia, capace, tanto alla scala del piccolo giardino quanto a quella del paesaggio, di caratterizzare un luogo, strutturare una sequenza spaziale o introdurre un punto focale”.
Piccoli habitat e biodiversità
“A queste funzioni si affianca oggi una rinnovata consapevolezza del valore ecologico dell’acqua. La realizzazione di piccoli habitat acquatici – dai semplici bacini ornamentali alle biopiscine e agli stagni naturalistici – permette di reinterpretare l’elemento acqueo non soltanto come risorsa estetica e compositiva, ma anche come fonte di vita e sostegno alla biodiversità. Questi piccoli ecotopi possono offrire acqua, rifugio e habitat a uccelli, insetti, anfibi e altri organismi, contribuendo alla costruzione di ecosistemi più articolati anche all’interno di giardini di dimensioni contenute.
L’acqua torna così a esprimere una delle sue qualità più profonde: la capacità di coniugare bellezza, funzionalità e vita, ricomponendo in un unico elemento le dimensioni estetiche, sensoriali ed ecologiche del progetto di paesaggio”.
Da Villa Lante ai giardini di oggi: immagini di luoghi ed epoche diverse, unite dal filo dell’acqua.
Conclusioni
Grazie alla prospettiva di Federico Bordin, la nostra passeggiata a Villa Lante si apre a una lettura più ampia: l’acqua partecipa alla struttura del giardino, ne accompagna la percezione e, nei progetti contemporanei, può contribuire anche alla creazione di habitat e al sostegno della biodiversità.
Il confronto con il passato ci invita così a riconoscere le relazioni tra acqua, vegetazione, architettura e vita. Da un giardino cinquecentesco possiamo ricavare domande preziose per la progettualità di oggi, tenendo conto delle diverse esigenze e condizioni di ogni luogo.
Ancora una volta ci è piaciuto pensare, scrivere e riflettere sul luogo insieme a te. E farlo con una voce competente e contemporanea, vicina al nostro territorio, rende questo incontro ancora più ricco.
👉 Ogni giardino ha una storia da leggere
A Villa Lante abbiamo seguito l’acqua. A La Trinità ti invitiamo a scoprire altri intrecci tra natura, storia e lavoro.
Il nostro giardino di campagna cambia con le stagioni e con le cure di chi lo abita: un luogo da attraversare, osservare e conoscere.
Sempre nella Tuscia.