C’è stata quest’anno la prima edizione del Pampapato d’Oro, svoltasi nel pomeriggio di sabato 6 dicembre nella nostra Capranica. Un’avventura nuova, dunque, ma che ‘affonda le mani in pasta’: nella notte dei tempi delle migliori bontà gastronomiche della Tuscia.

Mah… Tanto per cominciare: perché Pampapato e non Pampepato? Lo chiederemo subito – nelle prossime righe – all’amico Maurizio Colognola: uno dei più attivi organizzatori della manifestazione. Forse, già dal titolo in realtà si tratta di una scelta più smaccatamente capranichese? Chissà…

Di sicuro, in questo simpatico premio c’è quanto basta di orgoglio campanilistico e quanto serve di promozione turistica ed enogastronomica. Però noi ci vediamo anche qualcosa di più: ne chiediamo conferma, tra poco, a Maurizio.

Del resto, il Pampapato d’Oro non è un’iniziativa isolata; bensì si tratta di un evento che – come giusto – s’inscrive anche in una rete (o meglio in un gustoso movimento) di valorizzazione del cosiddetto Pampepato. Insomma, energia pura a favore delle tradizioni a tavola e dell’identità territoriale.

N.B. Il bello dei dolci tradizionali italiani è che cambiano nome, accento e profumo da paese a paese… L’appuntamento non va perciò confuso con Sweet Pampepato, che si tiene invece a Terni in novembre. Però, semplicemente, secondo noi va gustato in tandem con quello. Alla giusta distanza digestiva e chilometrica.

Ti abbiamo fatto venire l’acquolina in bocca? Allora non smettere di leggere e – prima di Natale – vieni dalle nostre parti a scoprire più da vicino il Pampapato. Ma anche – perché no?! – tutte le altre goloserie&vini di Capranica e de La Trinità.

Un premio alla tradizione (col giusto spazio per le novità)

Sei pronta/o ad assaggiare il più buon Pampapato del mondo? Ascolta – intanto – cos’ha da raccontarti Maurizio Colognola circa questa iniziativa e i risultati a cui è già arrivata nel suo primo anno. Sembra infatti che il Pampapato d’Oro si sia già trasformato da un trafiletto nella cronaca locale in una buona&bella storia da ri-raccontare.

Come è nata l’idea del Pampapato d’Oro? Insomma, com’è nato il premio? Lo spirito, l’ambizione, la voglia di valorizzare il territorio e i produttori locali che gioco hanno avuto nel progetto?

“Dovremmo dire che l’idea è nata dalla bellezza di una tradizione diffusa, quella di preparare un cibo particolare da donare o condividere con gli altri per celebrare un momento speciale come la festa del Natale. Come estimatori di vecchia data (😉) del Pampapato, ci siamo resi conto che, nonostante la variabilità delle ricette di famiglia, questo ‘pane speziato’ di Capranica ha una propria identità, ben distinta dalle versioni presenti altrove.  Però, come è normale che sia per un prodotto elaborato in modo spontaneo e in ambiente domestico, infinite sono le discussioni su quale sia la ricetta migliore. Per questo ‘serpeggiava’ l’idea di far emergere e mettere a confronto le varie interpretazioni, pensando ad un concorso come strumento più divertente per coinvolgere il maggior numero di persone. Poi, è arrivato l’impulso di Antonio Barella ed è bastata una cena fra amici per far partire l’iniziativa, nella convinzione che non si dovesse trattare di un ennesimo evento ludico, ma dell’occasione per tentare la valorizzazione di uno splendido prodotto tipico di cui Capranica potrebbe fregiarsi. Un prodotto che – in virtù del suo ingrediente principale, la nocciola prodotta localmente – rappresenta in modo perfetto il territorio. Nella specificità della ricetta elaborata da generazioni di famiglie capranichesi”.

Che riscontro ha avuto questa prima edizione (atmosfera, dettagli, emozioni, feedback, sorprese dietro le quinte…)?

“I partecipanti e il pubblico ci hanno dato dei feedback molto positivi, confermandoci che un evento dedicato al più iconico dolce locale era molto desiderato dai capranichesi. Evidentemente, ci si rende conto che si tratta di un’eccellenza molto rappresentativa del nostro territorio e della nostra comunità che, sulla carta, ancora non ha alcun prodotto tipico. Anche l’Amministrazione Comunale, infatti, ha accolto e supportato con convinzione l’iniziativa, sostenendoci e incoraggiandoci fin dal primo momento. Molto belle sono state le testimonianze di alcuni partecipanti, che hanno colto l’occasione per rispolverare le ricette di famiglia e riunirsi coi propri cari o tra amiche/i per condividere la ritualità della preparazione del Pampapato. Come in qualsiasi concorso, è stato molto bello anche il gioco di aspettative dei concorrenti e la sorpresa dei vincitori, consapevoli che la competizione era difficile trattandosi di un prodotto di per sé molto buono. Proprio loro, i concorrenti, hanno il merito maggiore della riuscita dell’iniziativa, essendosi messi in gioco ed avendo condiviso per primi i loro saperi. Hanno accettato regole e risultati, e ci hanno fornito i loro Pampapati che abbiamo potuto offrire in assaggio anche al pubblico, raccogliendo così proventi che si sono tradotti in beneficenza (abbiamo potuto fare un’offerta al Banco Alimentare pensando che così, idealmente, avremmo potuto allietare il Natale di qualcuno che il Pampapato non può permetterselo). Una bella sorpresa, acquisita in ‘dirittura di arrivo’, è stata poi la partecipazione all’evento di Luigi Pagliaro, Presidente di Slow Food Viterbo e Tuscia (e già presidente di Slow Food Lazio), il quale ha assistito ai lavori delle giurie ed è intervenuto all’evento di premiazione dandoci sostegno, spunti, argomenti e motivazioni per la valorizzazione del nostro prodotto tipico e del suo legame col territorio, confermandoci che l’idea di fondo dell’iniziativa è pienamente coerente con la filosofia dello Slow Food. Ma la più grande sorpresa ce l’hanno fatta i bravissimi presentatori, Alessandra Salvitti e Tommaso Giuntella. Certo, conoscendoli, nutrivamo più di qualche aspettativa sulla loro capacità di condurre un evento con brio e simpatia, ma – considerando anche che non si conoscevano tra loro – non ci saremmo aspettati un affiatamento così brillante. Da una parte una ricercatrice nel campo della fisica nucleare con esperienze amatoriali di teatro, dall’altra un giornalista RAI attivo soprattutto nel campo dell’attualità politica… Fuochi d’artificio: sul palco hanno condotto la manifestazione con ritmo, umorismo, prontezza ed entusiasmo per nulla scontati. Grazie a loro, noi e il pubblico ci siamo divertiti e abbiamo passato un bel pomeriggio insieme”.

E, allora, qualche numero Maurizio?

“Beh… Intanto, 26 gruppi concorrenti (33 persone, dal momento che qualcuno ha partecipato insieme). Poi, per la pre-selezione ci sono voluti il lavoro e la passione di 30 volontari. Alla fine, abbiamo avuto 5 splendidi finalisti, selezionati a loro volta da 5 esperti della giuria tecnica e 5 ‘custodi della tradizione’. Che altro? Sono state ben 88 le schede di valutazione compilate, che non sono certo venute meno ai 18 criteri di giudizio della scheda tecnica e ai 5 parametri di valutazione per la scheda tradizionale. Tutto ciò si è tradotto anche in premi scintillanti: 150 € in buoni spesa assegnati dalla giuria tecnica, 100 € in buoni spesa assegnati dalla giuria tradizionale e 3 premi di 20 € ciascuno in buoni spesa per i finalisti non vincitori. Ma non va dimenticadto anche il premio di 25 € in buoni spesa per il Pampapato più votato dal pubblico durante la serata e un orologio da donna estratto a sorte tra i pubblico che ha partecipato alle votazioni. Un ringraziamento va anche a voi di Linea Verde Nicolini, che avete confezionato per i nostri 10 giudici altrettanti splendidi omaggi. Poi, come accennavo prima, la parte forse più significativa: 200 € ricavati dalla vendita degli assaggi e versati in beneficenza al Banco Alimentare. Di questo siamo in particolare orgogliosi”.

Domanda delle domande: cos’è il Pampapato o Pampepato?

Maurizio è bravo a rispondere con puntualità ad ogni quesito. E non si tratta solo di numeri. Quel che ci racconta è, soprattutto, la passione: la sua, quella degli altri organizzatori e di tutta Capranica. Infine regala dunque anche a te un breve excursus sulla storia del dolce. Senza queste ‘basi’ ci si fermerebbe solo a un gustosissimo assaggio. Mentre il Pampapato d’oro vuole narrare qualcosa di più.

“Siamo nel vasto alveo dei ‘pani speziati’, in cui rientrano il Pangiallo romano, i Pampepati o Panpepati marchigiani, umbri e toscani, i Mostaccioli, i Certosini bolognesi e altri dolci analoghi. Sono dolci che vengono da una tradizione lunghissima, che si può far risalire fino all’antica Roma. Per questo, nell’evento di premiazione del Pampapato d’oro abbiamo inserito una breve nota storica con accenni ai motivi di tanta variabilità da zona a zona. Nello specifico, il Pampapato capranichese è un dolce natalizio preparato con nocciole, miele, farina, noci, mandorle, uvetta, canditi, cioccolato, aromi e… Tanto amore, la cui conseguenza inevitabili sono anche molte varianti personali (ad esempio pinoli, decorazioni, etc). Il dolce viene quindi formato come una cupola di 400-800 grammi e cotto al forno. Rispetto ad altre preparazioni da pasticcieria si tratta di una preparazione più semplice, ma il risultato dipende molto dalla cura dei dettagli e dall’equilibrio fra gli ingredienti (la loro qualità, l’accuratezza nella miscelazione e il compattamento dell’impasto…). Quando è ben riuscito, un Pampapato è un dolce in grado di offrire al palato grandi soddisfazioni”.

Giusto: lo sappiamo bene. Tuttavia… Ancora un dubbio riguardo al nome. Insomma, in definitiva, Pampapato o Pampepato?

“Sappiamo benissimo che le lingue si evolvono nella spontaneità, per cui non si può imporre una versione e non è nostra intenzione provarci. Per l’iniziativa, però, abbiamo dovuto fare una scelta e abbiamo preferito Pampapato per almeno tre motivi…”

  1. Nel dialetto capranichese era comunque così, analogamente a come si diceva ‘tavala’ e non ‘tavola’.
  2. Nel dolce capranichese, il pepe non è un ingrediente fondamentale e anzi in molti casi non è presente, mentre è caratterizzante invece di altre versioni (umbre e campane, ad esempio).
  3. Pampapato è un nome più distintivo, che sottolinea la diversità della versione capranichese rispetto alla moltitudine degli altri pani speziati.

“Inoltre, come evidenziato nella nota storica presentata durante l’evento, i due nomi potrebbero avere un’etimologia diversa: abbastanza evidente per il Pampepato (anche se il riferimento al pepe starebbe ad indicare genericamente varie spezie), mentre il Pampapato potrebbe fare riferimento al Papa come destinatario di un pane così prezioso. Non per niente, questo nome si ritrova in territori che storicamente hanno avuto legami diretti con lo Stato pontificio... Riguardo agli ingredienti e per chiudere la parentesi storica, ci piace anche aggiungere che l’ingrediente principale del Pampapato capranichese, la nocciola, è presente sul nostro territorio almeno dal 1734, come dimostra un prezioso documento presente nell’Archivio Storico Comunale, il catasto del Marchese Fabrizio Naro da cui risultano vari ‘nocchieti’ presenti sul nostro territorio (cfr. Capranica patria del nocciolo)”.

Conclusioni e attese per la seconda edizione

Ancora una volta abbiamo riflettuto, ascoltando Maurizio, sul vero valore di iniziative come questa: folklore, sostenibilità, comunità, bellezza. E racconti che continuano a tenere insieme generazioni.

E poi c’è questo gioco bellissimo che tiene insieme la dimensione domestica con quella dei produttori locali, degli appassionati di cucina e dei semplici lettori&assaggiatori. Tutto ciò ci piace molto, e non lo nascondiamo. Perciò, per cominciare, ne abbiamo voluto scrivere qui sul blog: per sostenere, contribuire in modo semplice e sincero, applaudire a una buona idea.

D’altronde, a quel che si crea dal basso nel Comune dove viviamo e lavoriamo ci fa piacere – quando si tratta di cose apprezzabili e di qualità – dare il nostro supporto non solo come imprenditori e/o consumatori, ma anche come attori di reti solidali.

Dal nostro punto di vista, il Pampapato d’Oro ci sembra allineato in modo perfetto ad alcuni punti in cui fermamente crediamo:

  • un approccio di valorizzazione alle tradizioni alimentari e territoriali italiane;
  • un desiderio di promuovere la cultura del ‘buon gusto’ legata alla nostra zona, all’artigianalità, alla migliore eno-gastronomia;
  • la volontà di creare networking, mettendo le premesse di appuntamenti simpatici, che vogliono crescere e allargarsi non solo in nome del profitto, ma anche per rendere possibile libere collaborazioni e sinergie.

Insomma, lo ‘stile di vita’ riproposto dal Pampapato d’Oro è tessuto su un racconto che unisce cultura, società, storytellingProprio come piace a noi.

In conclusione, il prossimo anno al premio capranichese dedicato al Pampapato noi non mancheremo. Pur tra una festa e l’altra del nostro angolo più goloso, in attesa del prossimo Natale speriamo davvero di poter portare in prima persona i nostri ricordi più dolci, magari recuperando la ricetta originale annotata a mano nel quaderno di Nonna GiuliaPer far crescere insieme un seme di passione che vale la pena di vedere ancora lievitare.

Di stagione in stagione.

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di Linea Verde Nicolini

Line Verde Nicolini
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