Vico e Bolsena: l’estate scritta nell’acqua
In questa fase sempre meno sfumata di avvicinamento all’autunno, capita di sentire ancora il caldo torrido sulla pelle. Non è solo perché le temperature sono ancora molto alte. Ci sono poi dettagli che, di tanto in tanto, esaltano le tracce di un’estate che ancora fatica a dileguarsi. Una fascia di ciottoli e limo asciugata dal sole, per esempio, che sentenzia il ritirarsi dell’acqua, in una porzione d’argine che poco prima era sommersa.
E così quei centimetri, capaci di far trasalire qualsiasi occhio attento, possono aiutarci a riflettere un po’ più a fondo. Sono segnali chiari e misurabili di ciò che sta accadendo al nostro territorio (e, purtroppo, non solo).
In questo articolo, quindi, ti restituiremo la significativa situazione dei laghi di Vico e Bolsena, patrimoni indiscutibili della Tuscia, diventati di recente – e loro malgrado – i protagonisti dei numeri riportati nei bollettini sulle risorse idriche. Sono dati locali da leggere nel quadro più ampio del clima che cambia.
Agosto: cinque centimetri in una settimana
Ma quali sono, insomma, i numeri di questi bollettini? Un mese fa, il 6 agosto 2026, l’Osservatorio ANBI ha parlato chiaro: nell’arco di una sola settimana, il Lago di Vico è sceso di 4 centimetri, mentre quello di Bolsena di 5.
Nel suo piccolo, infatti, la Tuscia riflette un fenomeno ben più ampio: i dati di Copernicus testimoniano ondate di calore estreme nell’Europa occidentale nel corso dell’ultima estate, con il periodo giugno-luglio più caldo mai registrato in questa porzione del continente.
Così – tra temperature sempre molto alte e piogge quasi inesistenti o, all’opposto, torrenziali – fiumi, laghi e riserve idriche hanno risentito di questa dinamica atmosferica.
Settembre: l’estate presenta il conto
Com’era presumibile, inoltre, il bollettino ANBI ha registrato ulteriori revisioni All’inizio di settembre, un nuovo aggiornamento indicava per il Lago di Vico un abbassamento di -10 centimetri nell’arco di 25 giorni; per Bolsena veniva segnalata una riduzione di -4 centimetri.
Di fronte a questi dati, comunque, non ha alcuna utilità stabilire una classifica tra i vari specchi d’acqua. Piuttosto, la domanda che dovrebbe sorgere spontanea è: che cosa ci racconta il fatto che entrambi abbiano registrato un abbassamento durante l’estate?
Vico e Bolsena: vicini, ma non gemelli
Innanzitutto, per comprendere i risvolti dei dati finora riportati, è bene fare una precisazione: Vico e Bolsena appartengono sì allo stesso paesaggio vulcanico dell’Alto Lazio, ma non sono affatto due bicchieri d’acqua gemelli esposti al sole. Già, perché sono due organismi viventi complessi.
- Da una parte, Bolsena è il lago vulcanico più grande d’Europa: la sua superficie è di oltre 110 chilometri quadrati, mentre la sua profondità massima arriva a 151 metri. Le grandi dimensioni e il lento ricambio delle acque fanno sì che risponda con tempi propri alle variazioni climatiche e idrologiche.
- Al contrario, Vico è incastonato nella conca dei Monti Cimini a oltre 510 metri di quota, e quindi è senz’altro più piccolo: è grande circa 12 chilometri quadrati, profondo 49,5 metri e dotato di un bacino imbrifero stretto e peculiare.
Insomma, non si può certo pretendere che due specchi d’acqua così diversi rispondano con la stessa velocità alle precipitazioni, oppure che subiscano allo stesso modo la pressione degli usi agricoli e civili che insistono sui due territori. Sarà anche identico l’andamento climatico, ma diversissimi sono i tempi di reazione dei due bacini idrici.
Bolsena: dalla primavera piena all’estate in discesa
Ma non fermiamoci soltanto agli ultimi dati dell’estate, seppur rivelatori. L’anno solare, del resto, è un susseguirsi continuo di stagioni. Per comprendere meglio l‘andamento complessivo, perciò, può essere utile tenere a mente anche l’influenza delle abbondanti piogge sui bacini idrici.
Infatti, a marzo di quest’anno il livello del Lago di Bolsena era salito addirittura di 55 centimetri rispetto alla stagione precedente. Questo fenomeno aveva senz’altro rappresentato una boccata d’aria fresca per l’ecosistema lacustre e la fauna ittica, ma al contempo la riduzione delle spiagge aveva, a ragione, preoccupato gli operatori turistici e balneari.
L’aspetto più paradossale di questa situazione, quindi, è il famoso drastico calo del livello, avvenuto con la stagione calda. Il vero problema, così, non è soltanto l’assenza d’acqua, bensì l‘irregolarità estrema dei regimi idrici. L’oscillazione rapida tra i due estremi – la siccità e l’abbondanza – rende evidente che la stessa risorsa che in primavera sembra sovrabbondante può diventare scarsa prima della fine dell’estate.
Eppure, lo sappiamo bene, la natura è equilibrio ed armonia: nulla a che vedere con un simile contrasto tanto dirompente. Insomma, come direbbe qualcuno con parole semplici ma spesso molto più eloquenti di lunghi discorsi: il troppo stroppia.
Non basta aspettare che torni a piovere
Quindi, qual è la soluzione? Può essere proficuo continuare a chiedersi quando pioverà, affidandosi al meteo? Non proprio. Certo, l’arrivo dell’acqua rimane essenziale: su questo non ci piove.
Eppure, di fronte alla pioggia non si può rimanere passivi, perché il punto vero della questione è questo: cosa siamo capaci di fare quando finalmente l’acqua arriva? In altri termini, qual è la capacità del territorio di trattenere l’acqua, rallentarne il deflusso e favorirne l’infiltrazione nelle falde?
Non a caso, sembrano proprio avere a mente questa domanda le proposte del settore. Il piano invasi e bacini promosso dall’ANBI, per esempio, apre una discussione fertile: su accumulo, manutenzione idraulica e governo della risorsa, superando qualsiasi retorica emergenziale
Questa logica trova un riscontro molto recente nel Lago di Vico. Il 7 settembre è stato presentato un piano da 3,5 milioni di euro che prevede, tra gli altri interventi, lo studio del bilancio idrico, la prevenzione dell’interramento, la realizzazione di vasche di sedimentazione e fitodepurazione e il monitoraggio delle portate. Il piano affronta l’intero sistema del bacino, mettendo in relazione gestione dell’acqua, difesa del suolo, agricoltura e rinaturalizzazione.
Per approfondire
- Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud – Emergenza clima: è stato l’agosto più caldo di sempre, 3 settembre 2026
- Riserva Naturale Lago di Vico – Il Lago
- ParchiLazio – Altri tre milioni e mezzo di euro per salvare il Lago di Vico, 7 settembre 2026
- ANBI – L’Europa dell’acqua necessita di scelte condivise per territori resilienti, 6 agosto 2026
- Aggiornamento del sistema ANBI del 3 settembre 2026 sui livelli dei laghi del Lazio
- Dati AUBAC richiamati nell’aggiornamento di settembre
- TGR Lazio — Lago di Bolsena, il livello sale di 55 cm, 16 marzo 2026
- Copernicus Climate Change Service per il quadro cliamtico europeo
Prendersi cura dell’acqua significa prendersi cura del territorio
Per chi, come Linea Verde Nicolini, lavora ogni giorno con la terra, le piante e il paesaggio, questa responsabilità si traduce anzitutto in scelte progettuali e operative più consapevoli.
L’acqua, infatti, non è un elemento separato dal contesto, anzi: è il tessuto connettivo che tiene insieme agricoltura, boschi, giardini, stabilità del suolo e sicurezza delle comunità locali.
Aziende come la nostra non possono dunque non assumersi una simile responsabilità, soprattutto a livello pratico. Prima di tutto, quindi, occorre monitorare con rigore i dati, comprendendo la specificità ecologica dei luoghi. Sempre: non solo quando il livello scende sotto il livello di guardia.
In questo modo, non si rischierà di sottovalutare l’integrazione della tutela idrica con la pianificazione urbanistica, la manutenzione delle aree rurali, la scelta di specie vegetali adatte e la salvaguardia dei suoli permeabili. Ma tutto questo deve avvenire in un’ottica di risparmio trasversale.
Sì, perché la vera efficienza non si costruisce solo incentivando il risparmio domestico individuale, ma si ottiene anche progettando impianti di irrigazione mirati, riducendo le perdite e orientando le scelte agricole e paesaggistiche verso pratiche sostenibili e resilienti.
Conclusione: l’eredità non è soltanto ciò che riceviamo
Tutte le stagioni passano, seminando alle loro spalle delle tracce. O meglio, un‘eredità. Sì, perché non lasciano semplicemente un ricordo, bensì la consapevolezza di dover decidere che cosa fare di ciò che abbiamo tra le mani.
Così, di fronte ai laghi di Vico e Bolsena – affacciati all’autunno con non pochi centimetri d’acqua in meno nei loro invasi e sulle rive – sta a chi vive, lavora e amministra la Tuscia non lasciar evaporare, come acqua riscaldata dal sole, le opportunità ancora esistenti nella gestione dei fenomeni idrologici. E sta alla comunità tutta (compresi te e noi) dare una mano nella salvaguardia e nella cura di questo paesaggio.
👉 Il luogo continua
Nel blog di Linea Verde Nicolini raccontiamo i luoghi della Tuscia e i cambiamenti che attraversano il paesaggio, perché imparare a riconoscerli è il primo passo per averne cura.