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Non basta piantarli. Bisogna rispettarli

Ieri abbiamo letto un post di Giovanni Morelli su FB che ci è piaciuto parecchio. Ci siamo riconosciuti nel suo pensiero e – come auspicato dallo stesso noto arboricoltore – abbiamo meditato. E ora vogliamo continuare a farlo un po’, anche insieme a te.

Sì, forse non ci si spiega sempre bene: anche tra tecnici, anche tra agronomi e forestali, non si discute abbastanza di etica e morale quando si parla alla gente di necessità di verde. Nella fretta delle richieste professionali, nella quotidianità che vuole risposte veloci… Si va al sodo. Ma sicuri che ‘il sodo’ sia solo piantare tanto, per esempio?

Così, pur prendendosi a cuore le sorti del Pianeta, si resta troppo in superficie. Magari si esagera coi numeri un po’ freddi (o anzi troppo caldi…) e con le conseguenti paure che ci toccano, talvolta dimenticando – però – cosa c’è realmente dietro a ciascun albero della Terra.

No, ha ragione Morelli: non sono gli alberi che si devono moltiplicare a puro servizio dell’umanità, come sudditi silenziosi che – a nostro piacimento più o meno oculato – nascono e muoiono e via così. No, l’albero non è un servo muto che – quando ti pare – puoi tagliare, potare, piantare o trapiantare altrove. Non è affatto un ‘oggetto’, che – forse talvolta anche molto colpevolmente – puoi far seccare senza un sussulto diffuso, tutt’attorno.

Certo che dagli alberi, conoscendoli bene come li può conoscere bene un arboricoltore, possiamo trarne tanti (anzi, tantissimi!) vantaggi. Però non sono loro che si devono piegare ai nostri bisogni, talvolta anche un po’ sciagurati. Siamo noi, al contrario, che dobbiamo accostarci in punta di piedi alla loro capacità di generare e rigenerare la vita. Anche, certo, la nostra vita (!).

Del resto, pensaci! L’albero – ogni albero… – è una casa vivente, sulla quale prendono posto una quantità incredibile d’altre specie vegetali e animali. Sì, l’albero è una comunità. E più è vecchio, più si mostra ricco di storie intrecciate.

Ecco, negli ultimi anni – vero paradosso! – si è un po’ persa questa dimensione e questa consapevolezza. Magari abbiamo finalmente ricominciato a piantarne di più, senz’altro, alberi piccoli e grandi. E anche gli enti locali (sempre per fortuna, ci mancherebbe) hanno spinto la piantagione di molte centinaia di migliaia di esemplari arborei. Benissimo (!). Ma queste piante non sono da considerare solo come una sorta di ‘macchinette per abbassare CO2’. Il pericolo di trasformarle in qualcosa del genere nell’immaginario collettivo (e consumistico) è grande. E, del resto, non è che intanto facciamo poi così tanto per limitarci nel produrne di più, di anidridecarbonica…

Ecco, l’approccio dunque deve davvero diventare quello della VERA cura: del rispetto profondo per le grandi ‘case naturali’ che sono radicate da anni o magari da secoli nei nostri giardini, così come delle piccole comunità-albero che abbiamo appena piantato. In città e in campagna. Sulle montagne e vicino al mare.

Insomma, l’albero di servizi all’eco-sistema ne fa tanti: ovunque. Lo dobbiamo contianuare a ripetere. Mitiga. Controlla l’aria e l’acqua. Difende il terreno dall’erosione. Produce certamente ossigeno, ma abbatte anche le polveri. Non è solo un abilissimo sequestratore di carbonio (che certo è già davvero un miracolo concreto). L’albero vive pienamente. E se lo fa anche a nostro vantaggio gli dobbiamo un rispetto forse maggiore che a noi stessi: da quando è piccolo seme a quando diventa monumento di chioma e radici.

Accostarsi a questa complessità senza un buon approfondimento e rispetto è delittuoso quasi quanto ignorarla. Dunque un albero non si pianta e non si accudisce mai per scherzo, ma in religioso e operoso silenzio.

Di stagione in stagione.

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di Linea Verde Nicolini

Line Verde Nicolini
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