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Iniezioni di vitalità con una miscela tutta nostra

Molto spesso le condizioni del terreno degradate possono essere per gli alberi causa di problemi fitosanitari e di stress, soprattutto dopo l’impianto. Il suolo è sovente soggetto ad azioni che ne favoriscono il compattamento, come quelle prodotte dalla massa della vegetazione che lo sovrasta, dall’acqua e dal passaggio e sosta di mezzi e/o persone. Ci sono inoltre anche gli effetti collaterali di tutte le operazioni di rimozione del materiale vegetale (come, ad esempio, lo sfalcio dell’erba e lo spostamento di foglie e rami caduti), che impediscono l’apporto di nutrienti utili all’albero e agli organismi benefici (funghi e batteri etc). Ecco, in queste e in molte altre circostanze i biostimolanti possono entrare in gioco.

I biostimolanti infatti agiscono sul metabolismo e l’attività delle piante, migliorando per esempio la capacità delle piante stesse di utilizzare l’acqua e i nutrienti del suolo. E inoltre aumentano la tolleranza agli stress abiotici e biotici.

I trattamenti di bioattivazione radicale avvengono attraverso la somministrazione di biostimolanti di origine biologica, a livello radicale. Questi si trovano in soluzione-sospensione in una cisterna collegata a un palo iniettore, che è lo strumento che permette di raggiungere direttamente l’apparato radicale della pianta e di rilasciare i prodotti nel terreno. Le dosi sono in funzione del tipo di pianta e delle sue dimensioni.

Noi tecnici arboricoltori di Linea Verde Nicolini srl – nel corso degli anni – abbiamo messo a punto una miscela specifica di prodotti biostimolanti, particolarmente adatta alla biotattivazione radicale degli alberi. Essa consiste in:

  • concime organico NPK, ricco di amminoacidi naturali e fosforo biologico in forma liquida, che viene assorbito immediatamente e completamente dall’albero;
  • acidi umici e acidi fulvici, che migliorano la struttura del terreno, ottimizzano l’assorbimento dei nutrienti da parte delle radici e incrementano l’attività microbica del terreno;
  • micorrize del genere Glomus (mossae e intraradicies), che sono funghi che stabiliscono un rapporto di simbiosi con la pianta nella rizosfera;
  • Trichoderma, genere di funghi che agiscono come agente di disturbo degli altri funghi, come produttore di antibiotici e come agente di controllo biologico;
  • batteri della rizosfera PGPR (Plant Growth Promoting), appartenenti ai generi Bacillus e Pseudomonas, che hanno la capacità di aumentare la crescita delle piante e di inibire lo sviluppo di alcuni fitopatogeni.

Dunque, con la bioattivazione il suolo reagisce positivamente migliorando la componente minerale e la disponibilità degli elementi nutritivi, aumentando l’attività microbica.

La pianta – di conseguenza – acquista un buono stato vegetativo, che si evidenzia in termini di risposta fisiologica attraverso un maggiore rigoglio vegetativo, l’emissione di nuovi germogli, una migliore colorazione del fogliame e – in definitiva – una generale stimolazione all’accrescimento. La bioattivazione, inoltre, ha un effetto positivo anche nella traslocazione dei prodotti fotosanitari in seguito a interventi endoterapici.

 Articolo di Leone Davide Mancini |agr. dott. |PhD arboricoltore

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